«Il nostro pane – dice don Tonino Bello – ha il sapore perché intriso non nel sogno, ma nel sudore dei sognatori». Una memoria di Carlo Maria Martini tra i lavoratori

Martini-ringrazia

In questi giorni la Diocesi ambrosiana ricorda l’ingresso di Carlo Maria Martini a Milano. Il 10 febbraio 1980 il nuovo arcivescovo, con un gesto profetico che stupì il popolo, fece il suo ingresso della città con la Bibbia in mano, arrivando in una piazza Duomo stracolma di attese e speranze. Dopo la morte di Martini sono stati pubblicati tantissimi libri che lo ricordano, ma sono rarissimi quelli che ricordano il profondo rapporto di Martini con il mondo del lavoro: dall’imprenditore all’operaio con la tuta blu. 

Una «nuova sensibilità sociale»
C. M. Martini entra in una Diocesi attraversata da una crisi occupazionale preoccupante ed estesa nel Paese. L’inserimento delle nuove tecnologie robotiche e digitali, di fatto congedavano il vecchio modello taylorista del mondo del lavoro. Si apriva una nuova frontiera nell’economia e nel mondo del lavoro. «Le comunità cristiane – ricorda don Angelo Sala incaricato dell’Ufficio della vista sociale del lavoro – davano l’impressione di essere “lontane, mute, impaurite o neutre” di fronte alle drammatiche situazioni di “nuove, complesse e persistenti” povertà generate sul territorio. Ma l’indefettibile sostegno di Martini ha autorevolmente irradiato nelle parrocchie una nuova sensibilità sociale e si è pure espresso con la disponibilità ad investire nuove figure sacerdotali e laicali per l’Ufficio Diocesano. Il gruppo sacerdotale così costituito (con 7 incaricati zonali quasi a tempo pieno e tanti delegati decanali) ha felicemente intuito la necessità di promuovere il sorgere di gruppi parrocchiali di Pastorale del Lavoro, con l’intento di animare dall’interno e dal basso i Consigli pastorali e le iniziative della pastorale ordinaria (catechesi, Giornata della Solidarietà, Veglia dei Lavoratori, diffusione de Il Foglio, cooperative locali). Il sogno era di far prendere coscienza ai pastori che l’assemblea domenicale è sempre composta da “uomini del lavoro”, del lavoro di oggi o di ieri, ai quali poter chiedere di entrare e vivere in fabbrica o in ufficio “con la veste battesimale” e in chiesa “con la tuta”. Una cura assidua è stata pure riservata alla promozione di gruppi di Ambiente per l’animazione cristiana dei luoghi di lavoro».

«Impariamo a uscire da noi stessi – dice papa Francesco – verso le periferie dell’esistenza». C. M. Martini, nella diocesi più grande del mondo, anticipò profeticamente le parole di papa Francesco che oggi esortano una Chiesa in uscita. «I problemi – dice papa Francesco – si vedono meglio in periferia non seduti dietro la scrivania». Con l’avvento di Martini questo desiderio di testimonianza sul lavoro si concretizza con la creazione di gruppi parrocchiali di Pastorale del Lavoro (PdL) e di Ambiente in queste realtà aziendali: Centrale termoelettrica di Turbigo, Vigili urbani di Milano, Plada Nord ex Plasmon, L’Aermacchi/Augusta e Siae/Marchetti di Venegono, GTE di Cassina de Pecchi, Metalli Preziosi, Polizia municipale, Edipower, ATM, Officina Grafica Scotti, IRE-Philips, Ebel Turbigo, Autogril Briana, Mecmor, INPS Varese, Landis Gyr. La novità pastorale dei gruppi aziendali era nel metodo induttivo, non deduttivo, della loro presenza. Partivano non dalla teoria calata dall’alto, ma dai problemi concreti dei lavoratori, dai loro bisogni e timori. Oggi diremmo dal sentire l’”odore delle pecore”. Non era raro che le riunioni fossero frequentante anche da non credenti. In seconda battuta tutto veniva poi discusso alla luce della Parola. L’atteggiamento non era di chiusura, ma di apertura costruttiva e propositiva nella realtà aziendale dei lavoratori. 

 

L’«odore delle pecore»

Oltre ai messaggi per la Giornata della Solidarietà, per la Veglia dei lavoratori, Martini volle incontrare pastoralmente i lavoratori di alcune aziende: ACNA (18 febbraio ’83); IRE-Philips (5 giugno ’84); Pastorale del Lavoro di Besozzo (30 giugno ’84); GTE (23 novembre ’84); Pirelli-Bicocca (27 marzo ’85); lavoratori decanato di Vimercate (1 gennaio ’85); incontro con i lavoratori di Arese (30 aprile ’89).

Il 23 novembre ’84 Martini  incontra i lavoratori della GTE di Cassina de Pecchi. Il salone parrocchiale è gremito di lavoratori provenienti anche da Milano e Cologno. L’intervento di Martini (vedi il testo integrale allegato ) stupisce per i contenuti. Martini sente l’odore delle pecore e focalizza il suo intervento su problemi concretissimi: il tema dell’umanità in fabbrica; il tema della donna; il tema dei giovani; il tema della speranza.

 

L’umanizzazione sul lavoro

«Penso – dice Martini – che tra i compiti dell’ umanizzazione ci sia proprio l’attenzione a tutti coloro che ci stanno vicino, che desiderano dialogare ma che magari sono inibiti da ferite personali, da situazioni del passato. Bisogna tentare in tutti i modi di introdurre spazi anche minimi di gratuità perché ciò che  chiamiamo l’umano è in gran parte collegato con il gratuito». Anche se in fabbrica è difficile trovare spazi di gratuità, perché tutto è calcolato, «tuttavia – continua Martini – questi spazi non possono non esistere perché non esiste persona, per quanto mangiata dal processo produttivo, che non abbia voglia di un sorriso gratuito, di una parola gratuita, di un’attenzione gratuita, di un momento nel quale si senta considerata per ciò che è e non per ciò che fa o non fa».

 

La donna

In un’azienda dove la maggioranza delle maestranze sono donne, le parole di Martini sorprendono e spiazzano. «Sono convinto che si richiede troppo alle donne quando si chiede la pienezza del tempo di lavoro e la pienezza per le faccende di casa. […] Andando in giro per la città e vedendo delle donne che aspettano l’autobus o che passano in piazza Duomo, mi accorgo che sono sottoposte a uno stress superiore alle loro forze. Bisogna muoversi contro questo stress eccesivo: è una liberazione che deve avvenire attraverso quelle forme che voi stessi avete proposto: da una parte, la piena valorizzazione del lavoro di casa come un lavoro reale, impegno gravoso, fatica fisica, morale , psicologica, non inferiore a quella della fabbrica e dell’impiego; dall’altra parte, attraverso quelle forme part-time che permettono di valorizzare il senso dell’impegno, della fatica fuori casa. […] Se dovessi dire qual è la sofferenza da curare per prima, direi che è proprio questa che riguarda la donna. Da qui derivano altre difficoltà o sofferenze o solitudini. Risolvere questo problema equivarrebbe mostrare un luogo di resurrezione sociale. A me colpisce sempre il fatto che Gesù risorto sia apparso a Maria Maddalena, perché salvando lei ha salvato l’umanità: dando cioè gioia e coraggio alle donne, questa gioia e questo coraggio si diffondono, diventano forze contagiose e ripropositive per l’umano»

 

I giovani

Martini apprezza i giovani che, in attesa del lavoro, non gridano la loro sofferenza. «C’è una massa – riprende Martini – di giovani che bussa alle porte del mondo del lavoro ed è una voce gravissima, che non riceve sempre dalla società il peso che ha, perché non osa gridare tanto, perché deve farsi accogliere, ingraziarsi, per così dire, la benevolenza di chi può aprire la porta». Il giovane nell’ambiente del lavoro può provare una delusione: «Occorre  – dice Martini – allora che i giovani siano particolarmente seguiti e aiutati in questi primi momenti difficili in cui magari certe idealità o si raddrizzano o diventano più realistiche o si perdono, con gravissimo danno per la società».

 

La speranza

«La speranza – conclude Martini – non è un calcolo fatto in anticipo, di certe cose che otterrò perché ho modo di costringere altri, di piegarli. […] La speranza ultima fondamentale dell’uomo si appoggia sulla Parola di Dio. Questa Parola però non è generica, non è un dire soltanto: fatti coraggio, c’è uno che pensa a te, che ti è vicino, che non ti abbandonerà! La Parola dà delle indicazioni segnaletiche, di discernimento. […] La mia speranza, invece, è che la forza di Dio mette in ogni uomo questo bisogno insopprimibile e che lo Spirito Santo soffia nelle persone, nei gruppi, nelle comunità e conduce l’umanità verso un’unità espressa e visibile della famiglia umana; e questa unità è irresistibile come forza di base, necessaria come punto di arrivo, se no l’umanità si autodistruggerà. […] Andando in giro nelle visite pastorali, io voglio essere un po’ questo pellegrino di speranza, voglio cercare i segni, i luoghi, le situazioni di speranza per farle emergere e maturare».

Dopo l’incontro la Pastorale del Lavoro GTE invia una lettera di ringraziamento a Martini che risponde con il seguente biglietto olografo: “Carissimi amici della pastorale del lavoro GTE. Grazie vivissime per quanto mi avete scritto. Sono molto contento che vogliate pubblicare il materiale dell’incontro. Non però per fissarci nel passato, ma per prendere stimolo per i nuovi problemi e i nuovi bisogni di solidarietà. In Gesù Signore, vostro + Carlo Maria, C.A.”