Nel libro OSCAR La Resistenza scout. Lo scautismo clandestino dopo il 1943 di Luca M. Pernice, l’autore documenta «una storia di resistenza, di antifascismo combattuta non con le armi ma con l’amore in Dio e nel rispetto della legge scout: «aiutare gli altri in ogni circostanza»

di Silvio MENGOTTO

La-Resistenza-scout

La data dell’8 settembre ’43 segna uno spartiacque nella storia degli italiani. Il Nord governato dalla Repubblica Sociale Italiana di Mussolini viene occupato dalle truppe tedesche e tallonato dalle forze partigiane. Il Sud vede la presenza delle truppe anglo-americane e di quanto rimane del Regno d’Italia con il governo Badoglio. Luca M. Pernice ha ricostruito «molte azione e individuato tante persone che collaborarono con OSCAR o che da esso ricevettero aiuto». Dietro la sigla OSCAR (Organizzazione Scout Collocamento Assistenza Ricercati) «si celava un gruppo di sacerdoti e di laici, molti dei quali facevano parte delle “Aquile Randagie”, gli scout cattolici lombardi che avevano proseguito clandestinamente le loro attività nonostante i divieti e lo scioglimento imposto nel 1927-28 dal regime fascista allo scautismo italiano».

Le attività clandestine degli scout italiani si svilupparono in molte località d’Italia dove le “squadriglie” cambiavano denominazione per evitare scontri con le autorità fasciste. «A Triste sorsero la Juventus Italica di Bortolotti e i Lupi di Carso»; a Bologna i seniori si riunirono nella “compagnia di Cyrano”; a Modena negli oratori, fino al 1930, si effettuarono diversi campeggi; a Venezia è documentata una attività scoutistica; «a Milano 3 di San Pietro in Sala si trasformò in “Associazione Studenti Charitas”; numerosi campi scout a Bassano del Grappa; a Genova «come in molte altre città italiane, gli scout cambiarono nome diventando aspiranti della GIAC, la sezione dell’Azione Cattolica, l’unica associazione ammessa dal fascismo, che si occupò dell’educazione dei ragazzi dai dieci ai quindici anni».

Una telefonata è l’atto di nascita di OSCAR. «La fece il pomeriggio del 12 settembre del 1943 don Andrea Ghetti a don Aurelio Giussani, entrambi sacerdoti del collegio San Carlo a Milano». L’organizzazione clandestina era composta da quattro distaccamenti: due basi operative a Varese, una terza nella provincia di Varese, la quarta a Milano guidata da don Ghetti dove operavano «don Enrico Bigatti il commissario di guerra, padre Pietro Filippetti, Giulio Cesare Uccellini, Peppino Candiani, l’ingegnere Carlo Bianchi, Teresa Bernacchino, Natalina Ferrario, Giovanni Morelli, Antonio Valli, Giovanni Meani, Delio Bernasconi, Irene Valli e Francesco Galeano erano i partigiani». Al gruppo si unirà la figura importante di don Giovanni Barbareschi.

OSCAR salvò italiani ed ebrei dalla persecuzione nazista ma, «dopo il 25 aprile del 1945, salvò anche fascisti e nazisti dalle vendette e dalle rappresaglie partigiane. Dal settembre del 1943 all’aprile del 1945 OSCAR fece espatriare 2166 clandestini di cui oltre 1000 prigionieri, 500 tra disertori ed ebrei, 100 ricercati politici e 500 ricercati dai nazifascisti». Tra le figure espatriate in Svizzera troviamo il giornalista Indro Montanelli, Amintore Fanfani e la figlia di Mussolini Edda Ciano. «Il 25 aprile del 1945 Giulio Cesare Uccellini e un altro collaboratore di OSCAR, Giorgio Kautchiswilli, si recarono alla stazione di Sesto San Giovanni dove erano in transito treni di ex fascisti e di tedeschi per evitare vendette sanguinarie». Lo stesso don Giovanni Barbareschi «il sacerdote-scout fedele alla sua promessa di “aiutare gli altri in ogni circostanza” aiutò Pietro Kock, il violento poliziotto italo tedesco agli ordini delle SS ma, soprattutto, durante l’insurrezione di Milano, salvò dal linciaggio un caporale delle SS, Franz Stalmayer». Don Barbareschi salvò la vita anche al colonnello Eugen Dollmann, uomo di fiducia in Italia di Himmler e interprete degli incontri tra Hitler e Mussolini. «Le “Aquile Randagie” – dice Mariapia Garavaglia presidente di ANPC – , hanno impedito stragi. Si erano frapposte tra i partigiani che volevano colpire, o i tedeschi in ritirata, i nostri fascisti che pervicacemente instillarono l’odio nella nostra comunità italiana. Lo scoutismo è un movimento adattissimo ai giovani perché recupera la cultura dell’ambiente, il rispetto delle regole, l’organizzazione della vita e il voler lasciare il mondo migliore di come lo si è trovato». La storia delle “Aquile Randagie” consegna un «messaggio, una eredità a tutti i giovani di oggi, e non solo a quelli che continuano a portare il fazzoletto colorato al collo. Loro hanno dimostrato che il mondo lo si può cambiare anche solo con il coraggio e l’amore».