No allo “strabismo politico”, cioè a “guardare altrove per non prendere di petto i veri problemi”. Intervista a don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro

Bignami

“Bisogna avere più coraggio e chiedere alla politica di stare sul pezzo, di non scivolare fuori tema” perché “è in gioco il bene del Paese e non la sopravvivenza di una classe politica”. Ne è convinto don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, che mette in guardia dal rischio di “guardare altrove per non prendere di petto i veri problemi”.

Incontrando la stampa estera, papa Francesco ha chiesto di non dimenticare che “questo Mediterraneo che si sta trasformando in cimitero”. Che ruolo può avere l’informazione in questo preciso momento storico?
L’informazione è il sangue del corpo sociale. Se scorre bene è garanzia di un corpo sano. Se è infettata da virus (fake news, notizie inventate e proposte ad arte per ingenerare paure, menzogne, calunnie…) causa malattie nella società. Fuor di metafora, il Mediterraneo è da sempre un territorio di confine, luogo di traffici, commerci e spostamenti. Niente di nuovo, sotto il sole. Nuova è invece l’ideologia che ne ha fatto un mare di morte, cimitero per centinaia di esseri umani… Quello che più rattrista è che oggi sembrano messe in discussioni le leggi fondamentali del vivere umano, come ad esempio i salvataggi in mare. È parte del vissuto marinaio, un’applicazione della legge morale naturale… eppure appare contestata. Ha ragione lo slogan: “Restiamo umani”!

La cronaca di queste ultime settimane ci ha restituito nuovi casi di navi di Ong ferme davanti alle nostre coste e di bracci di ferro con le autorità politiche del nostro Paese. Sul tema dei migranti, ci si continua a dividere….
La divisione è creata ad arte per fini elettorali e nasce il sospetto che si voglia distogliere l’attenzione dalle questioni cruciali del nostro Paese: il lavoro giovanile, il sostegno alle famiglie, la corruzione sociale e politica, la riorganizzazione delle mafie nei territori, la sostenibilità economica ed ecologica, la salvaguardia dell’ambiente… Bisogna avere più coraggio e chiedere alla politica di stare sul pezzo, di non scivolare fuori tema. È in gioco il bene del Paese e non la sopravvivenza di una classe politica… Sulla vita delle persone non c’è alcun motivo per dividersi. Quando lo capiremo?

A 100 anni dall’appello di don Sturzo ai “Liberi e forti”, che cosa sono chiamati a fare i cattolici in politica?
I cattolici hanno una riserva etica e spirituale di tutto rispetto. Proviene dal Vangelo. Non basta fare memoria di anniversari, sia pure importanti e decisivi. La memoria deve riattivare la capacità di essere significativi nel presente, di prendere la parola in pubblico con cognizione di causa, di testimoniare nella vita l’eterna giovinezza del messaggio di Cristo.
Troppe volte la commemorazione di don Sturzo è stata richiamata per invocare un nuovo partito di ispirazione cristiana o una qualche forma di riorganizzazione socio-politica. Sarà solo il tempo a dirci quando questo potrà avvenire e se il laicato saprà farlo: quello che invece oggi i cattolici possono realizzare è di mettersi insieme per promuovere politiche (policy) condivise: famiglia, lavoro, ambiente, natalità, poveri, giustizia sono temi su cui è possibile convergere. Da subito.

Nell’omelia della Messa del Giovedì Santo, il card. Bassetti, presidente della Cei, ha affermato che “il problema del nostro Paese non sono gli immigrati ma il lavoro che manca e manca seriamente”. È d’accordo?
Come dargli torto? Basta aprire gli occhi, incontrare le persone, ascoltare le famiglie per capire che oggi la grande preoccupazione è il tema del lavoro. Non solo il lavoro che manca, ma anche quello che c’è ma non è riconosciuto adeguatamente perché sottopagato, in nero o sfruttato…. È in gioco la dignità delle persone, la possibilità di tenuta di una società. Fingere tutto questo significa adeguarsi allo stile dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia, oppure condannarsi allo strabismo politico: si guarda altrove per non prendere di petto i veri problemi.

Il 20 giugno si celebra la Giornata dedicata dall’Onu ai Rifugiati. A cosa possono servire occasioni come questa?
Ogni occasione per riflettere sulla dignità della persona umana è la benvenuta. Ce ne fossero! La Giornata del 20 giugno potrebbe diventare un momento prezioso di riflessione, di preghiera, di sensibilizzazione, ma soprattutto di incontro. Sarebbe auspicabile che le comunità cristiane facciano passi per incontrare i rifugiati, per ascoltare le loro storie, per valorizzare la loro presenza. Tra l’altro, molti sono cristiani e potrebbero rigenerare dal di dentro le nostre comunità. Un po’ come si è evidenziato nella bella iniziativa del Sinodo Minore promosso dalla diocesi di Milano.

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