Un bel documento del Consiglio Episcopale Milanese sprona alla responsabilità e alla partecipazione. Un testo chiaro che si chiude con un serio interrogativo

di Walter Magnoni

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A Milano, ma non solo, si avvicina il momento di tornare alle urne. Con perfetto tempismo il Consiglio Episcopale ha formulato un testo con alcune indicazioni per tutti i fedeli laici e per tutti coloro che apprezzano il confronto.

Molto bello l’incipit: “Il tema della politica e della amministrazione pubblica è stato troppo a lungo censurato nei confronti interni alla comunità cristiana forse per il rischio di causare divisioni e contrapposizioni”. È un invito a uscire dalla paura e dal pregiudizio che la politica sia una “cosa” da tenere lontana dalla vita dei cristiani.

Ma il testo continua: “Non avrà nessuna utilità la riproposizione di principi astratti e di ideologie. È doveroso per i cattolici e utile per tutti fare riferimento con competenza aggiornata e con capacità argomentativa agli insegnamenti ecclesiali, raccolti nella Dottrina Sociale della Chiesa e ribaditi con alcune particolari insistenze da Papa Francesco. Alcuni temi assumono nei nostri giorni un rilievo particolare: la famiglia e le problematiche antropologiche e demografiche, la povertà e le forme della solidarietà, il lavoro e le prospettive per i giovani, la libertà di educare, l’attenzione alle periferie geografiche ed esistenziali.

Nell’amministrazione locale i grandi temi e le esigenze spicciole della vita quotidiana richiedono concretezza e realismo e insieme l’orizzonte ampio di una idea di città e una visione complessiva della convivenza civile, in città, in Italia, in Europa”. Questo chiede concretezza e non fermarsi al richiamare i grandi principi.

A quale tipo di partecipazione sono chiamati i cattolici? Non solo ad andare a votare, ma anche a esporsi in prima persona, qualora abbiano le dovute competenze. “Tra i cattolici italiani ci sono persone competenti, illuminate, capaci di unire letture sintetiche e complessive con proposte concrete e locali. E dunque si facciano avanti anche a Milano e nelle terre ambrosiane! Prendano la parola, guadagnino ascolto, siano presenze stimolanti e costruttive per tutta la comunità cristiana, non solo in confronti “privati” o in contesto accademico”.

Inoltre, in un tempo di sfiducia verso la politica, una sfida da accogliere può essere proprio quella di candidarsi. Il testo è molto esplicito in particolare laddove suggerisce: “Per chi ne ha capacità, preparazione e possibilità è doveroso anche presentarsi come candidati con la gratuità di chi si offre per un servizio e ci rimette del suo. Ci si aspetta da tutti la fierezza, l’intraprendenza, una specie di giovane ardore sia per chi si candida e formula programmi coerenti sia per chi vota nel valutare i programmi, nell’esprimere con il voto le proprie scelte: tutti insieme impegnati per non permettere che la città muoia di tristezza, banalità, rassegnazione”.

Altri temi importanti che il documento ricorda sono: la legalità e la resistenza alla corruzione.

Inoltre, si afferma in modo esplicito che la Chiesa non si schiera. Per tali ragioni parrocchie, scuole cattoliche di ispirazione cristiana, associazioni e movimenti ecclesiali non devono mettere a disposizione sedi e strutture per le iniziative dei singoli partiti.

Infine il testo termina con una domanda seria che ogni cristiano dovrebbe raccogliere: “Che cosa ti impedisce o ti trattiene dall’offrire il tuo contributo, con il pensiero, la parola, la riflessione documentata e condivisa, con il tempo, il voto, la candidatura a una responsabilità amministrativa, per edificare una città sempre migliore?”