Ha solo 36 anni Fabio Bottero e dal giugno 2014 è sindaco della città di Trezzano sul Naviglio dove prova a cambiare le cose pur in mezzo a mille difficoltà, lo abbiamo intervistato

di Walter Magnoni

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Il volto sorridente, l’entusiasmo di un ragazzino e la forza che nasce dal sapere di avere una Giunta comunale unita: sono questi i tratti che emergono ascoltando questo neo sindaco che opera in una realtà dell’hinterland milanese non facile ma molto viva.

Fabio Bottero è cresciuto a Trezzano e come afferma lui stesso “ha frequentato strada, oratorio e campo da calcio”.

Cosa ci racconta della sua esperienza come Sindaco di Trezzano sul Naviglio dopo i primi?

Questa avventura l’ho intrapresa con grande entusiasmo e mi piace pensare che possa essere un’esperienza importante. Credo sia bello poter lavorare per la mia comunità. La sfida che cerco di vivere ogni giorno è quella del far crescere il bene comune, impegnandomi per rendere questa città più bella.

Per tali ragioni ho deciso di prendere questo impegno da Sindaco a full time e mi accorgo che è realmente totalizzante. Sono però ampiamente ripagato dall’umanità che quotidianamente incontro.

Prima di fare il sindaco mi occupavo di amministrazione d’impresa, adesso sono in aspettativa e mi occupo di un altro tipo di amministrazione; certamente questa di sindaco è  maggiormente complicata.

Quali sono le attività più impegnative?

Le problematiche sociali sono quelle che mi provano maggiormente da un punto di vista psicologico. Le persone arrivano da me e si “confessano”, raccontano cose molto personali e sentono l’importanza del parlare col sindaco. Questo però è anche gravoso, perché mi chiede di pensare a soluzioni per accompagnare le tante fatiche che gli uomini oggi vivono.

Sui giornali sono uscite notizie in merito ad alcune “fatiche” che lei ha pubblicamente denunciato, ci racconta qualcosa?

Trezzano è un comune da far ripartire ed il primo impegno è stato quello di ricreare un rapporto coi dipendenti e di ascolto dei cittadini. Siamo partiti, come ho già detto, con entusiasmo e voglia di fare, ma questo sta dando fastidio a qualcuno. Ultimamente abbiamo ricevuto lettere anonime che ci hanno provato.

Quante lettere anonime a chi erano rivolte?

La prima lettera anonima era concentrata sul sindaco, la seconda invece prendeva di mira a tutta la giunta. Sono certamente intimidazioni, ma noi non ci arrendiamo e non lasciamo che la paura possa prevalere.

Oltre alle lettere anonime, nei mesi scorsi  ci sono stati episodi di vandalismo che insieme alle lettere dicono di un’azione non isolata tesa a ostacolare il nostro lavoro.

Abbiamo dedicato un consiglio comunale al tema della legalità ed il giorno seguente abbiamo avuto la bruciatura di una casetta di appoggio agli orti comunali. Semplice coincidenza?

Cosa le dicono i giovani?

I giovani di Trezzano mi stanno dando solidarietà e si sentono rappresentati. Mi aiutano con il loro sostegno e noi stiamo provando ad avvicinarli all’impegno politico. Anche i ragazzi delle scuole riconoscono il ruolo del sindaco e ogni volta che li vado a trovare sono vicini. È bello vedere come le nuove generazioni non abbiano perso la stima verso le istituzioni pubbliche.

Quanto il suo percorso di fede ha inciso nella scelta di candidarsi?

Il percorso di fede è stato importante ha aiutato a rompere gli indugi. Alcuni incontri fatti promossi dalle parrocchie mi hanno dato strumenti per comprendere meglio parole come bene comune, solidarietà, sussidiarietà. A noi spetta il compito di attuarle nella nostra azione politica.