L'Italia ha un nuovo Presidente della Repubblica: Sergio Mattarella. Chi è il nuovo Presidente? Paolo Danuvola ne traccia un breve profilo

di Paolo Danuvola

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Chi ha vissuto la propria giovinezza negli anni del Concilio, ha riconosciuto nel neo Presidente Sergio Mattarella uno stile maturato in quegli anni, con quel messaggio, con quello stile. Una formazione cattolica ‘non muscolare’- come lo ha definito il direttore di Civiltà Cattolica padre Antonio Spadaro – che ha dato i suoi frutti in un crescere di ricerca, competenza, impegno politico ed istituzionale.

Uno dei primi punti dell’intervento del Presidente della repubblica al Parlamento richiama l’<unità nazionale…ma anche l’unità costituita dall’insieme delle attese e delle aspirazioni dei nostri concittadini. Questa unità rischia di essere difficile, fragile, lontana. L’impegno di tutti deve esser rivolto a superare le difficoltà degli italiani e a realizzare le loro speranze…Ridare al Paese un orizzonte di speranza>.  Sembra riecheggiare qui un’intervista rilasciata qualche anno fa ad un incontro di studenti di Azione Cattolica: <studiare insieme, vivere insieme un’esperienza di classe, di comunità e di studio mi ha aiutato a comprendere le esigenze, i problemi e le attese degli altri. Si cresce se si cresce assieme. Ci si realizza, se ci si realizza insieme>.

Un professore universitario di diritto parlamentare e un politico riservato, se i cronisti per giorni ne hanno cercato fotografie e dichiarazioni, senza trovarne. Un uomo segnato ma che ha reagito alla tragedia del fratello Piersanti ucciso dalla mafia (e anche questo è un simbolo valido per i giorni nostri). Ma chi l’ha conosciuto sa che si sbaglia chi pensa che la sua mitezza e capacità di ascolto e mediazione siano frutto di arrendevolezza. Mattarella diventa irremovibile quando c’è da difendere un principio o un diritto contro l’arroganza.

Lo fece con le dimissioni dal Governo contro la legge Mammì che agevolava Mediaset contro la normativa europea; lo fece in Parlamento – lui che aveva realizzato la legge elettorale  fondata sul doppio turno di collegio – ai tempi del Porcellum di Calderoli, perché mettere sulla scheda il nome del ‘capo’ voleva dire disautorare il Presidente della Repubblica del suo compito costituzionale di dare l’incarico al capo del Governo; lo ha già fatto nel suo discorso alle Camere richiamando il principio che le leggi le fa il Parlamento e che la decretazione d’urgenza da parte del Governo deve ritornare ad essere un fatto eccezionale.

Molti quarantenni forse lo ricordano perché ha abolito la naja mettendo le basi per un esercito professionale o perché ha fatto il Ministro della Pubblica istruzione. Più di recente è stato giudice della Corte costituzionale.

Fra le tante cose che si possono dire a seguito di questa elezione vorrei sceglierne e rilanciarne solo due: il significato dell’impegno politico dei cattolici, che sta un po’ scemando e che potrebbe essere ripreso con questa sollecitazione di un cattolico democratico e la conseguente necessaria ‘laicità’ di tale impegno come costruzione della cosa pubblica in un contesto di pluralismo culturale. E questo, in tempi in cui la religione è spesso chiamata a coprire soprusi o nefandezze non è cosa da poco. Lo stesso Mattarella forse direbbe, come il Concilio, che è giunto il tempo del ‘discernimento’.