Dopo cinque anni ho concluso la mia esperienza di sindaco di Vimodrone. Non mi sono ricandidato per il secondo mandato.

Antonio Brescianini
già sindaco di Vimodrone

vimodrone

E’ stato per me un onore essere stato primo cittadino di una comunità fatta di persone e non solo di un agglomerato di case, uffici e strade che vive diversi problemi, per il solo fatto di essere parte integrante della prima periferia di una città metropolitana come Milano. Un paese che conserva il cuore di una piccola comunità, ma che attorno ha visto nascere diversi quartieri satellite, difficili da integrare in un tessuto cittadino.

Sono stati anni difficili, ma avvincenti; anni di sfide importanti, a volte non completamente comprese da tutti, ma sempre nella ricerca della soluzione dei problemi con uno spirito costruttivo e non di parte.

Non è certamente facile tracciare un breve bilancio in poche righe.

Nel nostro bilancio di fine mandato abbiamo dato conto di come gli interventi effettuati in questi anni, nonostante la crisi finanziaria ed i tagli imposti dal governo centrale, abbiano permesso di tenere i conti sempre in ordine e di incrementare i servizi alla persona, soprattutto per le fasce più bisognose della popolazione.

Mi piace anche ricordare alcuni interventi significativi, come la riduzione dell’emolumento per i componenti di giunta da destinare alle persone in difficoltà; l’educazione alle legalità nelle scuole con progetti tenuti da Libera; gli interventi di inclusione sociale per alcune famiglie di ex giostrai che vivono in condizioni di nomadismo alla periferia del paese; il tavolo sul tema del disagio giovanile aperto agli oratori, alle scuole, ai centri giovanili; le ordinanze per contrastare il gioco d’azzardo e l’approvazione del codice etico di Avviso Pubblico approvato all’unanimità in consiglio comunale.

E poi non posso non sottolineare anche gli appuntamenti che hanno caratterizzato la chiusura del mio mandato, al termine di un percorso partecipato di mesi vissuto con i cittadini e le rappresentanze sociali.

Il primo è stato la ricorrenza dei 150 anni dell’autonomia del Comune di Vimodrone che ha permesso a tutte le associazioni, comprese le scuole, di esprimersi nella loro peculiarità e soprattutto sperimentare la bellezza di lavorare insieme per la comunità. I risultati sono stati straordinari.

Il secondo è stato l’inaugurazione della Piazza dell’Accoglienza, che ha riscosso l’unanimità del consiglio comunale: Vimodrone troverà in quel luogo, che è al centro del paese, oltre il ricordo delle tragedie dei profughi nel Mediterraneo, un punto di dialogo per la coesione sociale.

Da ultimo, ma non meno importante, l’intitolazione della nuova biblioteca comunale ad una vittima innocente delle mafie, la testimone di giustizia Lea Garofalo. Alla cerimonia era presente il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, il prefetto Alessandro Marangoni e i tanti colleghi sindaci della zona della Martesana, riuniti dalla comune volontà di lavorare insieme sui temi della legalità e del contrasto alle mafie e alla corruzione.

Sono contento di lasciare in eredità a Vimodrone i finanziamenti ottenuti dal Governo per aver vinto il bando 2016 sulle periferie: 2,5 milioni di euro per tante opere pubbliche di primaria importanza in particolare per l’abbattimento delle barriere della stazione metropolitana.

Se il bilancio in termini di risultati, apprezzamenti, obiettivi è così soddisfacente, qualcuno potrebbe chiedere allora perché non mi sono ricandidato per il secondo mandato, come la maggior parte dei sindaci sono soliti fare.

La risposta è nella mia visione della politica.

L’esperienza politica che ho vissuto prima come assessore per dieci anni e poi per sindaco negli ultimi cinque nasce dal sociale perché ho vissuto una vita nell’associazionismo.

Ho inteso sempre la politica come servizio in quanto se fatta con passione e idealità è la più alta forma di carità, come affermava Papa Paolo VI.

Ritengo, però, che questo periodo si sia esaurito. Non si può fare politica a vita, non è una professione ma posso aiutare la mia comunità in altro modo ed impegnandomi in altre forme e modi.

Da ultimo ciò che mi preme evidenziare è lo stile con cui ho cercato di vivere la mia esperienza al servizio della comunità locale: l’ascolto, la legalità e la trasparenza dell’azione amministrativa non sono state petizioni di principio ma pratiche quotidiane, seppure vissute con difficoltà, quando non sono state comprese dai compagni di viaggio in questa avventura.

Nel chiudere il mio mandato di sindaco, ho voluto ringraziare la società civile organizzata, grande patrimonio della nostra Comunità, che ha dimostrato spirito di collaborazione con l’amministrazione comunale. Ho voluto sottolineare il ruolo fondamentale che le numerose associazioni svolgono nell’ambito sociale, culturale e ricreativo. Così come ho ringraziato i tanti cittadini che nell’anonimato e in maniera volontaria si impegnano quotidianamente a favore della comunità. Sono un valore aggiunto, un esempio per tutti, in un momento di sfiducia e di chiusura nei confronti del prossimo.

Per il futuro sono certo che Vimodrone potrà offrire nuove risorse umane, politiche e sociali, che con impegno e capacità sapranno innovare e dare risposte ai bisogni ed agli interessi della nostra popolazione.

Per concludere, faccio mie ancora una volta le parole di Giorgio La Pira, ex sindaco di Firenze che ho utilizzato ogni volta che incontravo dei giovani: “Vogliate bene al vostro paese, alla vostra piazza, via, al parco giochi che frequentate, alla panchina. La coesione sociale di una comunità prevede il rispetto e la tutela del bene pubblico e il rispetto delle persone”.