Le battaglie sul sociale e la solidarietà, del monaco che fu vicesegretario della Dc e ingaggiò una battaglia con De Gasperi e determinò la politica del partito cattolico, tornano di urgente attualità in un mondo globalizzato che pone a confronto società ricche, povere, e derelitte

Gian Luigi Capurso

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«Sociale» è la parola che tutto spiega in Dossetti, e senza cui niente si spiega. Giuseppe Dossetti, un grande rimosso del movimento politico cristiano che sta tornando di urgente attualità, sarà al centro del dibattito di lunedì 6 giugno a Milano (ore 18, locali della chiesa di San Giorgio al Palazzo, piazza San Giorgio 2), in occasione della pubblicazione del volume La Passione e il Disincanto, proprio sul «dossettismo» e sui suoi uomini: da Moro a Fanfani, da La Pira a Lazzati, da Mortati a Baget Bozzo.

Al dibattito, presieduto da don Walter Magnoni, responsabile del Servizio per la Pastorale Sociale e del Lavoro, prenderanno parte Giovanni Bianchi, fondatore dei Circoli Dossetti, già presidente del Partito popolare e presidente nazionale delle Acli; Giuseppe Sangiorgi, ex segretario generale dell’Istituto Sturzo, autore di Piazza del Gesù, e di un recente De Gasperi, uno studio; oltre all’autore di questa nota, curatore di La Passione e il Disincanto.

Dossetti era già docente di Diritto ecclesiastico quando entrò nella Resistenza, si batté sull’Appennino, lottò per la Repubblica, fu eletto alla Costituente. Con i suoi uomini ne fu protagonista: a Fanfani si deve la mediazione sull’art. 1 della Costituzione, a La Pira la trattativa sulla normativa sociale, a Mortati l’impianto stesso della Costituzione.

Ma ben presto Dossetti, vicesegretario della Dc dal 1945, entrò in conflitto con De Gasperi: voleva un partito «più cristiano», meno legato alle necessità politiche del momento. E per «cristiano», Dossetti intendeva un partito fortemente impegnato nel sociale.

Poi guardò alla Chiesa: si dimise dal partito, dalla Camera dove era stato eletto nel 1948, e chiese di entrare in convento. Vi entrò, partì per Gerico, tornò, fu il più stretto collaboratore del cardinale Lercaro durante i lavori del Concilio Vaticano II.

Sul piano politico si sentiva sconfitto, ma aveva vinto, ispirando e anzi determinando con i suoi uomini tutta la politica della Dc, fin quando la Dc ha mantenuto la sua forza vitale e propulsiva.

La cassa integrazione a protezione dei salari (poi sono cambiati i meccanismi), la lotta all’inflazione che è «la più iniqua tassa sulla povera gente», come dice La Pira, il taglio della disoccupazione connesso allo sviluppo, la Cassa per il Mezzogiorno finché non è diventata un impresentabile carrozzone, insomma l’edificazione dello Stato sociale, sono stati i momenti, politici, in cui la solidarietà si è concretizzata, e che su ispirazione del dossettismo sono stati voluti dal partito cattolico al potere, la Dc.

Con grande forza il Grande Rimosso torna oggi, nel momento in cui la globalizzazione pone a contatto società ricche e società povere, e società derelitte: c’è bisogno di una nuova solidarietà sociale, direbbe Dossetti.