La sorella del giudice antimafia ucciso nel 1992 parla dei depistaggi della strage del 1992 e si chiede a chi giova ancora oggi non chiarire chi sono i colpevoli . L'intervista sull'ultimo numero di Job

Salvatore Ciarlone

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Inizio questa intervista telefonica con viva commozione, tante lacrime rigano il mio viso e bagnano i fogli dove scrivo.

Sono a conoscenza che Rita ha un brutto male ai polmoni ed è fortemente debilitata. Mi viene passata al telefono, la sua fievole voce, per me e’ emozione grande. Amo Rita come se fosse mia madre…

Perchè a 25 anni dalla strage di via d’Amelio la verità sull’uccisione di Paolo Borsellino e la sua scorta ancora non c’è?

Verità che in tanti sanno, ma tacciano. Persone che conoscono, un pezzo di verità, ma continuano ad essere vili, a curare i propri piccoli interessi. Salvatore quanti Presidenti della Repubblica si sono succeduti? Quanti ministri dell’Interno? Quanti ministri della Giustizia? Quanti presidenti di commissioni antimafia? A chi è servito e a chi serve oggi, che la verità non venga fuori? Quali sono i motivi ?

“La verità vi renderà liberi” (Giovanni 8)?

Sì… Noi vogliamo liberarci. Ogni persona, anziani, adulti, giovani-adulti, giovani, ragazzi, cittadini tutti non chiedete. La verità…. Pretendetela…!

Dopo 25 anni, non ci sono celebrazioni tutto è drammaticamente presente.

Il pentito Di Matteo, dopo le accuse di Fiammetta, figlia di Paolo che ha denunciato il depistaggio che ha portato in carcere persone innocenti ha chiesto e ottenuto di essere ascoltato dalla Commissione antimafia, affermando di essere stato ingiustamente tirato in ballo. E ha chiesto di riaprire le indagini sui mandanti e su Berlusconi e Dell’Utri. Qual è la tua opinione?

Preferisco non rispondere, il depistaggio è un fatto noto a tutti.

Il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri parla del coraggio di agire e del ruolo della cultura contro le mafie?

La Procura di Catanzaro si trova in via Falcone e Borsellino è un segnale di vita. Gratteri è una persona perbene. Paolo Borsellino si è espresso con chiarezza: “La lotta alla mafia deve essere un movimento culturale e morale che coinvolga tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito il profumo della bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità, quindi complicità”. Antonino Caponetto, un roccia per Paolo, amava ripetere ai giovani che incontrava: “Ragazzi godetevi la vita, innamoratevi, siate felici ma diventate partigiani di questa nuova resistenza, la resistenza dei valori, la resistenza degli ideali. Non abbiate mai paura di denunciare e di agire da persone libere e consapevoli, amanti della verità”.

Paolo era un cristiano autentico ed è consapevolmente andato incontro alla morte… donando la vita. Sapendo di morire e amando tanto la vita e la sua famiglia. Il sorriso di Paolo mi accompagna quotidianamente.

Come il volto dei cinque agenti di scorta (Emanuela Loi, Walter Cosina, Agostino Catalino, Claudio Traina, Vincenzo Muli) martiri consapevoli. Tra loro, anche la prima donna poliziotta a cadere in servizio.

In questo momento che vivi la malattia qual è il tuo pensiero… possiamo dire che ognuno di noi ha una data di scadenza ben precisa aldilà della libera scelta di aderire o meno al progetto che Dio ha per ogni uomo?

Paolo diceva che la vita è un passaggio da vivere intensamente, che non si conclude con la morte. Io sono cristiana, sia fatta la volontà di Dio.

Grazie Rita