A Milano un gruppo di comunità, che operano sul tema della tossicodipendenza, hanno promosso una rete per offrire un corridoio umanitario alle persone tossicodipendenti che quotidianamente frequentano il bosco di Rogoredo

di Silvio Mengotto

Rogoredo

«Il vuoto di cultura – dice P.P. Pasolini – i giovani lo riempiono con la droga». Chi si droga non ha paura di morire, ma di vivere. Ogni giorno nel bosco di Rogoredo transitano 1000/1500 persone tossicodipendenti. La diffusione dei boschi della droga –  sono 39 le aree censite – va oltre Milano, in particolare l’area Nordovest della Lombardia. Da tre anni, nel bosco di Rogoredo, si è strutturato  l’outlet della droga e delle sostanze più a buon mercato presente nel Nord d’Italia. Si spaccia droga, farmaci e metadone a prezzi stracciati (2 o 5 euro). Gli spacciatori operano con relativa tranquillità, sia perché protetti dalla conformazione del bosco, sia per le sentinelle ben appostate. Lo spaccio si è organizzato per la strategica accessibilità del bosco collocato tra due fermate della metropolitana gialla. La stessa vicinanza della stazione ferroviaria di Rogoredo incentiva l’accesso, per il semplice motivo che dalla stazione transitano tutti i treni per Milano provenienti dal Sud e dal Nord del Paese. Uno spaccio ben organizzato e suddiviso tra diversi gruppi malavitosi.

In questo spazio verde la Comunità Iris «siamo presenti dal 2017 – dice Pietro Farneti coordinatore della comunità – richiamando l’attenzione su questa situazione spendendoci molto tempo, anche perché le istituzioni se ne rendessero conto. Ci siamo occupati del recupero di persone tossicodipendenti. Spesso ci capitava di entrare nel boschetto cercando di portar fuori persone da quel luogo»

 

Una “rete” per la speranza

Per una risposta significativa al problema molte comunità, che operano da tempo sul tema, hanno costituito un gruppo promotore nel tentativo di offrire un corridoio umanitario nel bosco di Rogoredo. Le comunità sono: Gabbiano, Promozione umana, Fondazione Eris, Exodus (don Antonio Mazzi), Casa del giovane, Caritas di Pavia, Centro diurno, la Croce dell’Ordine di Malta, il Cisam e Kyros di don Claudio Burgio. Ogni realtà ha messo a disposizione le proprie competenze con la consapevolezza che, in qualche modo, bisogna contrapporre una forza di risposta che sia significativa. «Difficilmente – dice don Claudio Burgio – una singola realtà, sia nel sociale che nel privato, può fare chissà cosa. Noi abbiamo messo a disposizione le nostre risorse, i nostri volontari, uno spazio di ascolto per i genitori di questi ragazzi, soprattutto per i più giovani. Un po’ quello che facciamo da sempre ma insieme, in maniera coordinata con tutte le altre realtà. Devo dire un modo intelligente, forse anche un po’ inedito che ci raduna, collaborando allo stesso tavolo con le istituzioni, superando lo steccato, non soltanto nostro, ma quello che c’è da sempre tra le comunità terapeutiche per i tossicodipendenti. Abbiamo capito che ognuno, con le sue logiche, le sue risorse, deve cooperare altrimenti un problema del genere non può essere minimamente superato»

 

La proposta

Sono due le paure che bloccano i tossicodipendenti: i Sert e la Comunità! Ragionando su queste paure «offriamo – riprende Pietro Farneti – una proposta alternativa alla droga che è quella della salute e del riprendersi. In concreto, insieme ai volontari qualificati, si tratta di andare nel bosco e allestire un tavolo con dolci, succhi di frutta e offrire del ristoro a ragazzi che hanno una fame spaventosa. In questo modo entriamo in contatto con le persone che frequentano o vivono nel bosco. Per esperienza sappiamo che sono tante le persone che vogliono smettere e chiedono di essere disintossicate. A loro possiamo offrire, in una area protetta, questo primo momento di disintossicazione della durata di 6/8 giorni. Successivamente viene trasferita non in una comunità ma in housing, ospitate per riprendersi e dare loro l’opportunità di capire cosa fare se rimanere o entrare in comunità».

In via Ventura sono già ospitate diverse persone, ma c’è anche bisogno di nuovi «volontari – dice don Claudio Burgio – che possano soprattutto aiutare dedicandosi allo stare insieme, al fare compagnia a queste persone. Aiutare questi ragazzi a parlare, a prendere coscienza del proprio problema in maniera tranquilla, serena, oserei dire spontanea, far da mangiare, preparare una torta insieme, fare cose semplici di vita quotidiana che però possono essere lo spunto per un aiuto di riflessione per questi ragazzi».

Per ulteriori informazioni ci si può rivolgersi alla segreteria della Fondazione Eris: segreteria@fondazioneeris.it