Don Luigi Ciotti tra i lavoratori di Ri-maflow rilancia la periferia del lavoro al centro della Chiesa e del Vangelo

di Silvio Mengotto

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Nel dicembre ’14 don Luigi Ciotti – presidente di Libera – ha voluto incontrare i lavoratori dell’ex azienda Maflow di Trezzano sul Naviglio. L’incontro è stato trasmesso dalla Rai nella trasmissione A sua immagine (20 dicembre 2014). Tra i presenti alla trasmissione anche don Massimo Mapelli.
Maflow produceva componenti per automobili di alta tecnologia ed occupava 350 lavoratori. Nel 2009 viene commissariata dal Tribunale di Milano. Tra Cassa-integrazione e mobilità un gruppo di lavoratori decide di dar vita ad una società di Mutuo Soccorso. Nel 2013 nasce la Cooperativa Ri-maflow. Si vuole costruire un lavoro attuando una riconversione ecologica della fabbrica per costruire una linea di produzione per la gestione delle apparecchiature elettriche ed elettroniche obsolete. In cantiere anche la costruzione di bancali in legno utilizzando il riciclaggio del legname scartato.
«La storia dei lavoratori Ri-maflow – dice don Massimo Mapelli –  è certamente una delle periferie esistenziali di cui parla papa Francesco; una fabbrica chiusa dopo speculazioni finanziarie ad opera di fondi di investimento, frutto di una finanza che non è etica e che distrugge il lavoro. Noi di fatto stiamo in mezzo ai frutti di questa ingiustizia, a fianco di storie e volti concreti. Sono le famiglie e le persone tradite da questi giochi di speculazione e rimaste senza un lavoro, colpite nella loro dignità, nella loro stessa possibilità di futuro. Certo resta la voglia di ricominciare, di darsi un altro modo di intendere la vita e il rapporto con i propri beni. Credo che faccia bene alla Chiesa stare lì in mezzo, condividere e provare a ricreare quella speranza che il Vangelo ci consegna»

D. Come è avvenuta la sua presenza, e quella di Caritas Ambrosiana, tra i lavoratori impegnati nel rilancio dell’azienda? «La mia presenza e di Caritas è quella di chi vive sulle stesse strade di quelle lavoratrici e quei lavoratori, è una presenza che fa bene soprattutto a noi. Ci richiama con forza a rendere concreto il Vangelo e vissuta la fratellanza. Certo non è facile ripartire, ma credo  che proprio là dove è difficile stare ha senso che ci sia la Caritas, là dove non c’è nessuno che vuole sporcarsi le mani ha senso che ci sia la Caritas. Non lasciare sole queste famiglie significa provare a stare lì come si può, dando quello che si può e provando insieme a ripartire. Noi mettiamo a disposizione la nostra esperienza con la nostra Coop. sociale IES che recupera legname destinato al macero e confeziona, a partire da ciò che sarebbe scarto, pallets per il trasporto della merce . E’ una esperienza concreta, che da già lavoro a diverse persone, che aiuta a non sprecare, a riutilizzare ed è, crediamo, ripetibile anche nel contesto della Ri-maflow dando così lavoro vero a qualcuno da subito. Molte volte dietro la lavorazione dei bancali c’è sfruttamento e lavoro nero: con la nostra Coop. IES chiediamo da tempo ai nostri clienti di fare una scelta etica, acquistando i bancali da chi dà lavoro regolare. E’ una sfida che riproponiamo anche a partire dalla esperienza della Ri-maflow» 

D. Non crede che la presenza di don Luigi Ciotti, oltre ad essere un segno di straordinaria solidarietà, sia anche un richiamo alla Chiesa per una presenza tra i lavoratori? «Conosco da qualche anno don Luigi Ciotti. Esserci ritrovati lì mi ha emozionato. Aver scelto di commentare il Vangelo in quel contesto con la trasmissione A sua immagine rilancia la periferia al centro della Chiesa e del Vangelo. E il Vangelo, visto da lì, appare subito nella sua chiarezza, nella sua autenticità. Ecco perché per me è un dono poter stare in quei luoghi»