Non solo quelle altrui ma anche quelle che commettiamo noi stessi

Giovanni Guzzi

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“La solidarietà non è dare, ma agire contro le ingiustizie” diceva l’abbé Pierre.
Non solo quelle altrui, occorre però aggiungere, ma anche quelle che noi stessi commettiamo.

Penso a questo in relazione al vivace dibattito in corso a proposito di migranti da accogliere o respingere.
Chi si prodiga nell’accoglienza è certo benemerito: trattandosi di attività per nulla facile quando è svolta professionalmente, sappiamo bene cosa diventa per il volontariato. Però, fatte salve le lodevoli eccezioni (che di solito confermano la regola), osservo che la maggioranza degli operatori non ha sempre sufficiente consapevolezza di quanto anche i propri comportamenti quotidiani siano concausa (anche diretta) delle insostenibili condizioni di vita che costringono a lasciare la propria terra di nascita chi è affidato alle loro cure.

Non è questa la sede per comparazioni scientificamente attendibili, però è certo che una delle principali ragioni che spingono a migrare è l’incidenza delle condizioni ambientali sulla possibilità di procurarsi acqua e cibo per vivere.

Ciò premesso, consideriamo il caso, reale, di una famiglia di cinque persone arrivata in una parrocchia con i corridoi umanitari. Per assisterla in tutte le sue necessità le ruota attorno, come minimo, una cinquantina di persone, impegnate in vario modo. E non si è lontani dal vero affermando che la maggior parte di costoro, di certo in buona fede, nella vita di ogni giorno (incluso quanto si fa a favore degli “ospiti” stranieri) determina sicuramente un impatto ambientale più alto di quanto potrebbe risultare da uno stile di vita più ecologicamente responsabile.

Dunque la domanda alla quale vorrei saper rispondere è: se queste 50 persone riducessero la propria Impronta Ecologica sul pianeta (leggi di più >>>), e convincessero altri a fare lo stesso, magari dedicando a questa attività il tempo che destinano ai migranti, non potrebbero forse essere loro più utili? Visto che farebbero venir meno le ragioni che li obbligano a fuggire?

Sia chiaro: il meglio sarebbe fare entrambe le cose, e l’alternativa proposta è solo un paradosso lanciato come provocazione. Sul quale però credo sia doveroso riflettere. Perché sembra essere un’impresa impossibile rendere pratica diffusa quanto tutti apprezzano… a parole! Come le esortazioni della Laudato si’.

Solo pochi, infatti, sono disposti a rinunciare ad un minimo delle proprie comodità, ed i minimi cambiamenti in positivo si ottengono con una velocità infinitamente più lenta di quella alla quale i comportamenti individuali e collettivi conducono verso il disastro il meraviglioso mondo che ci è stato donato.

Per approfondimenti: www.rudyz.net/campaniliverdi