Due edifici a Bruxelles intitolati a importanti figure di donne europee

di Silvio MENGOTTO

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Per la Giornata internazionale della donna, l’Ufficio di presidenza del Parlamento europeo ha approvato la proposta di intitolare due suoi edifici a Bruxelles a importanti figure di donne europee: Clara Campoamor (1888-1972), avvocato e politico spagnolo, che ha promosso i diritti delle donne e lottato contro la discriminazione di genere e Sophie Scholl giovane tedesca che, insieme ai giovani della Rosa Bianca a Monaco, tra la metà del 1942 e il febbraio del ’43, diffuse centinaia di volantini contro il regime prendendo le distanze dalla violenza hitleriana. Venne arrestata mentre distribuiva alcuni volantini all’interno dell’Università di Monaco. Con il fratello Hans e Christoph Probst viene processata il 22 febbraio 1943, ritenuta colpevole di tradimento i tre giovani furono ghigliottinati lo stesso giorno.

«Ritrovare il nome di Sophie Scholl – dice Fabio Caneri presidente della Rosa Bianca in Italia –  su un edificio del Parlamento europeo è stata una gradevole sorpresa. Per l’Europa la figura di Sophie Scholl diventa importante perché, insieme agli altri giovani della Rosa Bianca – Hans Scholl, Christoph Probst, Alexander Schmorell e Willi Graf  e il professore Kurt Huber – avevano lottato per consegnare un futuro migliore, di libertà, per la Germania come per le altre nazioni dell’Europa. Un segno di speranza anche per accogliere una testimonianza di persone che hanno dato la vita per la libertà con l’arma della non violenza. Giovani che, a diverso titolo professavano la riflessione legata alla confessione evangelica, cattolica e ortodossa. Christoph Probst si accostò alla fede cristiana battenzandosi il giorno della sua sentenza capitale. Alexander Schmorell è diventato santo e beato nella chiesa ortodossa russa»

D. Non crede sia interessante il fatto che in alcuni volantini i giovani della Rosa Bianca parlavano di un futuro federale per l’Europa? «Desideravano una Europa non degli eserciti o legata allo sforzo bellico, ma una Europa dei popoli e federalista dove le persone possano trovare libertà e speranza. Nel IV° volantino i giovani della Rosa Bianca si richiamavano alle riflessioni di Novalis sul tema dell’Europa che invitava a svegliarsi mentre si misurava con la spaventosa follia di una dittatura che trascinava in un pauroso vortice i paesi europei. Bisognava confrontarsi con un destino diverso. Novalis auspicava questo risveglio e rendersi conto di questa nuova realtà europea. Il V° volantino inizia a tracciare un’idea di Europa libera dagli stati criminali condizionati dalla guerra e dalla violenza. Si afferma che i fondamenti per una Europa diversa sono quelli della libertà. Non avendo esperienze di democrazia compiute i giovani della Rosa Bianca lanciavano il cuore oltre l’ostacolo per una Europa che non conoscevano ma per loro, come per tanti, rappresentava la speranza per un nuovo futuro. Lanciavano lo sguardo al di là dell’inferriate, delle celle. Potrebbe essere la farfalla di Liliana Segre che supera i fili spinati. Questo impegno Sophie Scholl lo tradusse in una vita degna di essere vissuta. Meglio una fine orribile che una vita orribile senza libertà. Su questo troviamo un respiro di futuro»

D. Non trova paradossale che mentre l’Europa ricorda due donne che hanno lottato per la libertà, nella Bosnia si fermano migranti e profughi di guerra che cercano uno spazio di libertà e di futuro? «Se pur a distanza abbiamo fatto esperienza del viaggio di papa Francesco nella città di Ur e nella terra di Abramo dove ha detto che la vita umana vale per quello che è, non per quello che ha. Dobbiamo avere il coraggio di guardare in alto, di guardare le stelle della promessa fatta ad Abramo. Un po’ come i giovani della Rosa Bianca che contemporaneamente stavano sia davanti al potere, sia davanti a una libertà che auspichiamo mentre ci sono tante persone che vivono recluse in un campo di concentramento per le loro idee, tante persone che nel mondo lottano per la libertà, che fuggono dalla guerra e dalle sue macerie. Questi conflitti armati, queste persecuzioni ci portano a dire che dobbiamo esercitare un di più di umanità, un di più di vicinanza sapendo che anche oggi, mentre sperimentiamo la pandemia, ci sono ancora persone ai margini, dimenticate, abbandonate. Nel regime nazista venivano considerate indegne di vivere. Invece il richiamo dei giovani della Rosa Bianca  che arriva ogni giorno, non solo da papa Francesco, è che la vita di ogni persona è degna, anche quelle più abbandonate e distanti. Tutto questo ha il valore di una vita che va recuperata, colta, accompagnata. E’ necessario questo insieme di responsabilità, di cura, in questo tempo in cui è importante scoprire che questa vicinanza di comunità ha bisogno di questa cura del prossimo, anche delle persone che in questo momento non ci sono davanti agli occhi».