La nomina di Francesca Di Giovanni nella Segreteria di Stato ha il sapore di essere una risposta alle domande emerse nel Sinodo sull’Amazzonia sul tema della presenza femminile nella Chiesa

di Silvio Mengotto

donna

Papa Francesco ha nominato Francesca Di Giovanni, officiale della Segreteria di Stato, nuova sotto-segretaria della Sezione per i Rapporti con gli Stati. Prima donna, nella storia della Chiesa, incaricata di seguire il settore multilaterale. Una decisione a sorpresa, innovativa, ma di fatto rilancia concretamente la sensibilità e l’attenzione di papa Francesco nei confronti delle donne. La donna «è donatrice – dice papa Francesco nell’omelia del 1° gennaio – e mediatrice di pace e va pienamente associata ai processi decisionali. Perché quando le donne possono trasmettere i loro doni, il mondo si ritrova più unito e più in pace».

«Non ci rendiamo conto – dice papa Francesco applaudito al Sinodo sull’Amazzonia – di quello che significa la donna nella Chiesa. Guardiamo soltanto la parte funzionale che è importante, con tutto quello che è stato detto. Ma il ruolo della donna nella Chiesa va ben oltre la funzionalità e di questo  bisogna tenere conto».

Nell’incontro con l’episcopato brasiliano a Rio de Janeiro (27 luglio 2013), papa Francesco da un preciso avvertimento: «Non riduciamo l’impegno delle donne nella Chiesa, ma promuoviamo la loro partecipazione attiva alla comunità ecclesiale. Se la Chiesa perde le donne nella sua dimensione totale e reale, la Chiesa è esposta alla sterilità».

 

L’ora della donna

«Durante il Sinodo – dice suor Mary Agnes, religiosa delle Missionarie della Consolata, esperta in teologia indigena e dialogo interreligioso – è emerso con evidenza che va riconosciuta la presenza delle donne nei processi ecclesiali di discernimento e anche in quelli decisionali» (Jesus, n.12, Dicembre 2019, p. 40). Al Sinodo le donne «hanno avuto – dice Dario Bossi, padre sinodale – parole forti e profetiche. Visceralmente hanno assunto la difesa dell’Amazzonia. La loro profezia non solo è stata chiara ma il documento finale, nel campo più ecclesiale, apre alcune piste perché riconosce la possibilità di istituire ministri ufficiali». Il documento finale del Sinodo (Chiesa alleata dell’Amazzonia) dedica ampio spazio alla presenza e all’ora della donna (p. 100-103). Il Sinodo “senta la voce delle donne, che sono consultate e partecipano al processo decisionale e, quindi, possono contribuire con la loro sensibilità alla sinodalità ecclesiale (p.101)”, in modo da assumere con maggior forza la loro leadership all’interno della Chiesa, nei consigli pastorali o “anche nelle istanze di governo”.  

Si chiede “di rivedere il Motu Proprio di San Paolo VI, Ministeria quaedam, in modo che anche le donne adeguatamente addestrate e preparate possono ricevere i ministeri del Lettorato e dell’Accolito, tra gli altri da sviluppare. Nei nuovi contesti di evangelizzazione e pastorale in Amazzonia, dove la maggior parte delle comunità cattoliche è guidata da donne, chiediamo che il ministero istituito “della donna leader della comunità” sia creato e lo riconosca, al servizio delle mutevoli esigenze dell’evangelizzazione e dell’attenzione alle comunità (p.102)». «Nelle parti interne dell’Amazzonia – dice suor Mary Agnes – , ad esempio, abbiamo donne che coordinano le celebrazioni, preparano le persone al battesimo come catechiste, organizzano e tengono programmi di formazione e di educazione». Durante le numerose consultazioni in Amazzonia sono emerse molte voci favorevoli al diaconato femminile presenti anche nel Sinodo. Si avanza il desiderio di condividere le esperienze e le riflessioni con la “Commissione di studio sul diaconato delle donne”, creata da papa Francesco nel 2016, e “attenderne i risultati (p.103)”. Al Sinodo lo stesso papa Francesco ha chiesto di approfondire il tema del diaconato femminile.