Madalina è una ragazza rom che, dopo un lungo cammino di peripezie, con la sua famiglia oggi lavora, vive in una casa non più nella baracca e i bambini frequentano la scuola materna.

di Silvio Mengotto

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«Mi sembra un sogno – dice sorridendo Madalina – , anche quando sono a letto e guardo la camera non riesco a credere che sono in una casa».

Da due settimane la famiglia di Madalina abita in una casa popolare. Il Comune di Milano, con un bando regolare per famiglie in graduatoria – tra queste anche quella di Madalina regolarmente iscritta dal 2012 – ha assegnato cinquanta case popolari, tra queste quella di Madalina e di altre due famiglie rom.

La storia di Madalina è di lungo periodo, si è conclusa positivamente grazie al concorso di molti soggetti e persone che hanno saputo affrontare i problemi con uno sguardo diverso e propositivo nei confronti dei rom. Attorno alla famiglia di Madalina la Comunità di Sant’Egidio, una cerchia di volontari, una parrocchia, due datori di lavoro e il Comune di Milano, hanno saputo intrecciare una “rete” concreta di solidarietà.  

Nel 2008 da Draganesti, in Romania, la giovanissima Madalina arriva a Milano. A soli sedici anni è incinta del piccolo Fabrizio, insieme al marito cercano inutilmente un lavoro.

Incomincia l’esodo forzato tra i campi abusivi nella periferia milanese. Il primo campo è sotto il cavalcavia di Bacula, dove rimane per sette mesi aiutando la bimba paraplegica di sua suocera. Si tratta della bambina che il cardinale Dionigi Tettamanzi volle conoscere personalmente quando, nel dicembre 2010, incontrò i bambini rom al campo di via Triboniano.

Dopo lo sgombero Madalina va nel campo di via Triboniano, poi in quello di Via Rubattino, poi a Segrate fino alla fine di marzo ’15 in via Cima.   

«Era brutto – ricorda Madalina -, non c’era luce, né acqua, in inverno il freddo ci tormentava. Con i bidoni si costruivano delle stufe, ma erano pericolose. Senza la stufa ci scaldavamo bruciando dell’alcool perché non sempre si trovava della legna».  «Quando hanno sgomberato Rubattino – continua Madalina – chiedevo l’elemosina. Quando sono rientrata non c’era più niente. Tutto in strada ho trovato, mi sono messa a piangere. Mi sono detta: Dio cosa faccio? Dove vado? Non sapevamo dove andare. Quella notte siamo rimasti al freddo attorno a un fuoco».

Quando a Segrate Madalina conosce i volontari della Comunità di Sant’Egidio e Stefano Pasta la sua vita incomincia a cambiare. «Con loro – dice Madalina – non ero a terra, mi sentivo di vivere». Con il loro aiuto iscrive i due figli piccoli all’Asilo materno. Anche a Segrate Madalina viene sgomberata e, fortunatamente, viene ospitata per otto mesi nella comunità Nocetum, dove suor Ancilla offre un pasto e un tetto.

«Anche suor Ancilla – riprende Madalina – si è impegnata molto per la mia famiglia. Con lei era diverso. Avevo un letto, un tetto, un pasto, c’era tutto tranne mio marito che viveva al campo con i parenti».  La frequenza dell’asilo per Madalina è stata l’occasione importante per confrontarsi con il dirigente scolastico e con delle brave maestre. Dopo Nocetum per tre settimane Madalina viene ospitata nella parrocchia di Santo Spirito a Lambrate. Lasciata la parrocchia, per quasi due anni vive con i parenti in un campo in via Cima sgomberato recentemente.

«Se non parlo e non scrivo in italiano – riprende Madalina – come posso cercare un lavoro?» Con questa certezza Madalina frequenta un corso di italiano e impara a scrivere e leggere. Il marito da due anni ha un contratto di lavoro nell’edilizia. Oggi va nelle case degli italiani a lavorare. E’ nata anche una bella alleanza con il suo datore di lavoro.

La voglia di lavorare e l’esempio di alcune donne rom che hanno fatto percorsi di inserimento lavorativo, incidono nella volontà di Madalina. Con una borsa lavoro, frequenta per tre mesi una sartoria e da privati svolge un nuovo corso di formazione. Tramite una nuova borsa lavoro svolge un lavoro di pulizia ai piani di un albergo milanese. Oggi, in un hotel con molte stelle di Sesto San Giovanni, svolge un lavoro di pulizia nelle camere. Con in braccio la piccola Elisabetta Madalina mi saluta contenta e ancora incredula. «Ti dico la verità, da quando ho conosciuto Stefano e i volontari, la mia vita è cambiata in meglio. In cielo abbiamo un Dio e i  suoi angeli sono sulla terra. Non ho parole sufficienti per ringraziarli».

La comunità di Sant’Egidio oggi si stringe contenta attorno alla famiglia di Madalina. «A distanza di 5 anni – dice Stefano Pasta della comunità di Sant’Egidio – è la 40esima famiglia accompagnata nel percorso di integrazione grazie ad un’alleanza di volontari, associazioni, parrocchie. Con la comunità di Sant’Egidio siamo riusciti a togliere delle famiglie dalle baracche»