Invochiamo la pioggia da Dio ma operiamo come se la disponibilità di acqua dipendesse da noi

Giovanni Guzzi

acqua

9 luglio 2017, calda domenica estiva di un anno in cui anche la nostra personale stazione meteorologica domestica (Il meteo il giorno dopo, leggi di più >>>) registrerà un preoccupante deficit idrico: al termine della messa don Angelo recita la speciale benedizione per l’invocazione della pioggia. A mettersi nelle mani di Dio non si sbaglia mai. Però sappiamo bene che la preghiera è anche un invito all’azione. Non consiste nell’attendere passivamente che il miracolo “piova” (appunto) dal cielo ma nell’offrire le nostre mani a Dio per attuarlo.

1 settembre 2018, Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato, nel suo messaggio papa Francesco richiama l’attenzione

“sulla questione dell’acqua, elemento tanto semplice e prezioso, a cui purtroppo poter accedere è per molti difficile se non impossibile. Eppure, «l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani. Questo mondo ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità»”.

Nei mesi intercorsi fra le due date, i media ci hanno raccontato con entusiasmo della possibile disponibilità di acqua su Marte e sulla Luna. Ma anche del fatto che è mancata l’acqua a Roma, e non solo lì. Che è in corso di realizzazione un acquedotto che metterà “al sicuro” la capitale per i prossimi 100 anni. E dopo?

Più in generale, già ben prima che si parlasse delle modificazioni climatiche così diffusamente come si fa oggi, negli studi scientifici internazionali l’Italia meridionale era considerata un territorio in via di desertificazione.
E nel 2007 abbiamo assistito alla presentazione di uno studio idrogeologico dell’Università Bicocca di Milano finalizzato a quantificare le risorse idriche della Lombardia. Per una regione che alla ricchezza di acqua di ottima (un tempo) qualità deve il suo sviluppo economico questa è una notizia… preoccupante! Ma non adeguatamente divulgata.

Nel suo messaggio Francesco ammonisce

prendersi cura delle fonti e dei bacini idrici è un imperativo urgente. Oggi più che mai si richiede uno sguardo che vada oltre l’immediato

e continua

siamo chiamati a impegnarci, con mentalità attiva, pregando come se tutto dipendesse dalla Provvidenza divina e operando come se tutto dipendesse da noi”.

In Africa si seppelliscono tronchi nel letto asciutto dei torrenti, come dighe sotterranee riempite dall’acqua che si infiltra durante la stagione delle piogge. Nella successiva stagione arida la possibilità di attingervi acqua fangosa permetterà la sopravvivenza di persone ed animali.

Oggi, anche nelle pertinenze parrocchiali ed ecclesiali, ci si adegua all’uso corrente di pavimentare tutte le superfici. Che invece andrebbero restituite all’infiltrazione delle piogge.
Perché noi stessi e le generazioni future berremo l’acqua alla quale avremo permesso di scendere nel sottosuolo.