Il nuovo libro di Giorgio Vecchio, Il soffio dello Spirito. Cattolici nelle Resistenze europee (Viella), costituisce il primo tentativo di scrivere una storia comparata della presenza dei cattolici nelle Resistenze dei vari paesi europei. Basata su un'ampia storiografia in più lingue e sulla rilettura della stampa clandestina, oltre che di svariate testimonianze, la ricostruzione delle vicende di paesi come Francia, Belgio, Paesi Bassi, Germania e Austria, Cecoslovacchia e Polonia. Ne abbiamo parlato con Giorgio Vecchio

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Il volume presenta ai lettori italiani figure di uomini e donne talvolta sconosciuti persino agli storici specialisti. L’analisi segue il filo del rapporto tra cattolici, fede religiosa e ricorso alla violenza. In questa prospettiva intende contrastare la tentazione ricorrente di applicare ai cattolici di allora le categorie dell’oggi, come il pacifismo o l’obiezione di coscienza, insieme all’accusa di essere stati imbelli e “attendisti”.

In Italia ci furono diverse “resistenze” quella civile, senza armi, a scapito di quella combattente passata in sordina. Ci fu una presenza consistente di cattolici e sacerdoti “ribelli per amore”, alcuni furono comandanti di bande partigiane come don Antonio Milesi (Dami) nelle Fiamme Verdi in val Brembana. Da non dimenticare l’aiuto delle suore nei conventi e negli ospedali che furono in grado di proteggere ricercati, persone in clandestinità, ebrei, sbandati, renitenti alla leva e prigionieri in fuga. Troviamo comandanti cattolici come Luigi Pieroboni in Veneto e Aldo Gastaldi in una banda social-comunista in Liguria. In Lombardia, grazie all’organizzazione clandestina di Oscar furono salvati più di 2000 ebrei accompagnati in Svizzera. Oltre 700mila militari, internati nei lager della Germania, si rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale di Salò, tra questi Giuseppe Lazzati. Durante la lotta di Liberazione nella sola Azione Cattolica caddero 1279 soci e 202 assistenti. Furono insigniti di medaglia d’oro al valore 112 tra soci e assistenti. Le medaglie d’argento furono 384 e quelle di bronzo 358.

Per quanto riguarda l’Europa bisogna parlare di tante Resistenze, al plurale. “In ogni nazione – dice Giorgio Vecchio – ci sono stati sviluppi assai differenti. Si svilupparono vari movimenti (armati e non armati) di opposizione in tutta l’Europa occupata dalle forze dell’Asse, dalla Germania, dall’Italia e dai loro alleati. Naturalmente le resistenze hanno avuto sviluppi e caratteristiche diverse perché tutto dipende da quando è avvenuta l’occupazione tedesca. Per quanto riguarda la Polonia la Resistenza nasce già nell’autunno del ’39 quando la Germania ha appena occupato quel paese, per poi spartirlo con l’URSS. In Francia, la Resistenza ha una storia più complicata. E’ vero che dal giugno ’40 c’è l’occupazione tedesca, ma questa si riferisce solo alla parte settentrionale e occidentale, mentre nel resto della nazione si costituisce una zona libera governata dal regime di Pétain, che viene visto come governo legittimo. C’è molta confusione e ci sono anche ruoli ambigui. La Resistenza vera e propria si svilupperà solo dal 1942, quando i tedeschi avvieranno sistematicamente la caccia all’ebreo, occuperanno la zona libera e trasformeranno il governo di Pétain in un governo “fantoccio“. In Francia la Chiesa cattolica è fortemente compromessa con il regime di Vichy. Tanto è vero che alla fine della guerra, o meglio con la liberazione della Francia nel ’44, quello che è il nunzio apostolico a Parigi, ovvero Angelo Giuseppe Roncalli – poi papa Giovanni XXIII – chiede di fare uno sforzo di mediazione. Le forze vincitrici di Charles de Gaulle, infatti, vogliono fortemente epurare l’episcopato francese accusandolo proprio di compromissione con il regime di Vichy. Per altro abbiamo numerosi preti, vescovi e laici, “giusti fra le nazioni” per il salvataggio degli ebrei dopo il ’42, e una presenza significativa di cattolici democratici all’interno delle forze di resistenza legate a Charles de Gaulle”.

D. Quale fu il comportamento dei cattolici nei diversi paesi con una consistente presenza di ortodossi, protestanti ed evangelici?
“Sono comportamenti estremamente diversificati. C’è una premessa da fare. Non in tutti paesi avviene quello che è avvenuto in Italia dove, pur a fatica, riusciamo a distinguere una presenza anche organizzata di cattolici. In altri paesi questo non avviene. In Polonia esiste un governo legittimo (in esilio a Londra) e una struttura clandestina dello Stato diffusa in tutto il territorio nazionale, addirittura con le scuole, le università e l’assistenza sociale. In questo caso i cattolici partecipano a tutte queste attività senza aver bisogno di usare una propria etichetta, pur se ci sono formazioni politiche o sociali che si richiamano direttamente al cattolicesimo, in una nazione ad amplissima maggioranza cattolica. Non possiamo dunque parlare di una Resistenza targata cattolicamente, come possiamo vedere in altri paesi. In Germania e in Austria la Resistenza non esiste, se ci riferiamo a un movimento armato e a forme di guerriglia. Semmai, come nell’attentato a Hitler del 20 luglio ’44, possiamo parlare di tentativi di complotto militare. In Germania e nell’Austria annessa avviare una resistenza armata significava andare a colpire contro i propri figli o fratelli arruolati nella Wehrmacht in tutta Europa. Per di più in Germania la chiesa protestante, e in buona parte anche la chiesa cattolica, si erano compromesse a lungo con il regime nazista. Ricordiamo però anche le forme di opposizione di credenti cristiani al regime. Penso alla chiesa confessante, a quella di Bonhoeffer. Ma penso anche alla protesta di vari vescovi e preti cattolici che si diffonderà poi nel corso degli ultimi anni del regime, per esempio quando viene dato il via al programma di eutanasia di disabili e malati psichici. La persecuzione della chiesa cattolica in Polonia è impressionante. Nel 1939 la chiesa contava su 30.000.000 fedeli, di questi 3.500.000 di rito orientale. Era divisa in 25 diocesi, guidata da 46 vescovi e 14.000 preti che operavano in 8.000 parrocchie. Nei sei anni di guerra furono uccisi quasi 2000 di loro: 6 vescovi, 1863 preti diocesani, 63 seminaristi, 289 religiosi regolari, 86 seminaristi di ordini regolari, 205 fratelli religiosi e 289 suore”

D. In URSS come si evolve la Resistenza?
“In URSS ufficialmente le religioni non esistevano più. E comunque i cattolici costituivano un’infima minoranza, concentrata per lo più in Ucraina. La guerra partigiana fu voluta e sostenuta da Stalin che, con toni nazionalistici, cercò di coinvolgere tutti i russi ridando un po’ di spazio alla chiesa ortodossa perché bisognava fare questo sforzo nazionale per cacciare l’invasore”

D. Ci furono sacerdoti, suore o laici che si opposero al nazismo?
“Possiamo fare tantissimi esempi. Ne scelgo qualcuno tra quelli meno conosciuti al lettore italiano e più significativi. Partirei anzitutto da suor Maria Restituta Kafka, una religiosa austriaca attiva a Vienna, con le sue consorelle lavora in un ospedale. Suor Maria Restituta manifesta apertamente il suo antinazismo, evidentemente dopo l’annessione dell’Austria alla Germania nel 1938, rifiutando di togliere le immagini religiose di Gesù dalle stanze dove sono ricoverati gli ammalati. Ma soprattutto diffonde la poesia Soldatenlied un canto antinazista che invita i soldati austriaci a unirsi per combattere le camicie brune. Denunciata per questo, viene processata e ghigliottinata. Credo sia l’unica suora giustiziata e ghigliottinata dai nazisti. Successivamente verrà beatificata. Restando in Austria ci sono parecchi casi di preti che si oppongono al nazismo. Cito i casi emblematici di Otto Neururer e Franz Reinisch. Otto Neururer viene internato prima a Dachau poi a Buchenwald dove continua la sua missione di prete assistendo spiritualmente i prigionieri e persino battezzandone clandestinamente alcuni. Viene scoperto e rinchiuso in una cella di punizione, appeso a testa in giù e lasciato morire (30 maggio 1940). Franz Reinisch, dei Padri pallottini, come il laico Franz Jägerstatter , rifiutano di prestare il giuramento di fedeltà al Führer per motivi di coscienza. Vengono arrestati, processati e condannati a morte”

D. In Germania, oltre ai giovani della Rosa Bianca, ci furono altre persone, laiche o religiose, che si opposero al nazismo?
“Il Concordato del 1933 fu una illusione. Nelle Chiese cristiane ci fu una opposizione di minoranze. Di fronte al programma Eutanasia Aktion T-4 ci fu la protesta dei vescovi cattolici von Galen e von Preysing. Secondo alcuni calcoli, il 36% dei preti cattolici tedeschi ebbero guai con la Gestapo durante l’intero periodo nazista. Tra i martiri giustiziati ricordo Bernhard Lichtenberg che aiutò gli ebrei a Berlino. Ricordo anche i “martiri di Lubecca”: i preti Johannes Prassek, Hermann Lange e Eduard Muller, e il pastore Karl Friedrich Stellbrink. Non posso non citare Max Josef Metzger, un pacifista integrale e precursore di una convinta visione ecumenica. Nel 1938 fonda il movimento ecumenico Una Sancta. Ipotizza un esercito sovrannazionale al servizio degli Stati Uniti d’Europa. Uno dei tanti preti tedeschi giustiziati dal nazismo”

D. Lo spirito ecumenico si sviluppò durante la Resistenza?
“Lo spirito ecumenico, già presente prima della guerra in alcuni pionieri, trova sicuramente una spinta forte nel fatto che protestanti, evangelici e cattolici (soprattutto nell’Europa centro-occidentale) si ritrovano assieme a combattere, con o senza armi, per gli stessi ideali. C’è un graduale avvicinamento, un graduale senso di comunanza dato proprio dalle vicende che si stanno affrontando. Cattolici e protestanti lavorano assieme in varie organizzazioni, per esempio nella Resistenza francese. Oppure, ed è la cosa che più colpisce, si ritrovano assieme nel lager di Dachau dove il regime nazista decide, ad un certo punto, di concentrare centinaia e centinaia di preti per averli sotto controllo e come piccolo gesto di apertura verso il Vaticano. In maggioranza sono cattolici, soprattutto polacchi, ma ci sono anche molti pastori delle varie confessioni evangeliche, anche qualche ortodosso. Si ritrovano in questo settore di Dachau, isolato dal resto del lager, dove stanno solo preti e religiosi, tra i quali il futuro vescovo di Crema Carlo Manziana, oltre ai futuri cardinali Josef Beran (Cecoslovacchia) e Adam Kozłowiecki (Polonia). Inevitabilmente nascono forme di amicizia e di sostegno reciproco per quanto possibile. Non bisogna essere irenici perché le testimonianze raccolte ci dicono anche che tra cattolici e protestanti qualche volta si litiga per motivi di differenza religiosa. Nel complesso Dachau rappresenta un passaggio significativo verso una maggior conoscenza e quindi un maggior spirito ecumenico”.