Il dialogo del Cardinal Montini con gli imprenditori milanesi è, da una parte, interessato a conoscere le attività svolte nel mondo produttivo e, dall’altra, franco nel ricondurre i suoi interlocutori ai valori essenziali del vivere.

di Carmela Tascone

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Il dialogo del Cardinal Montini con gli imprenditori milanesi è, da una parte, interessato a conoscere le attività svolte nel mondo produttivo, in particolare quelle rivolte alla ricerca e all’innovazione e, dall’altra, franco nel ricondurre i suoi interlocutori ai valori essenziali del vivere.

Molto bello è il discorso fatto all’inaugurazione della nuova sede della Camera di Commercio (27 aprile 1958): “(…) Voi cercate il pane; cercate il pane non soltanto per voi, ma un pane che si distribuisca alla comunità sociale, che sia sempre più conveniente, più buono, perciò a profitto di tutto il progresso della produzione, dell’operazione economica, e che più largamente e più facilmente arrivi alla fame umana”.

“(…) Voi cercate un secondo fatto, che anche questo è non solo di natura economica ma anche di natura morale e sociale, e cioè lo scambio, il contatto degli uomini, un contatto economico e commerciale che non può che richiamarne uno di indole sociale, psicologica, culturale. Si crea intorno al fatto economico tutta una serie di rapporti, che non sono solo economici, ma che sono umani e spirituali”.

E’ un richiamo interessante alla dimensione sociale che l’impresa ha e/o dovrebbe avere, una sorta di estensione del bene prodotto alla comunità sociale, con la prospettiva di sfamare la fame umana. Si coglie la grande attenzione ai poveri del mondo, a coloro che non hanno voce e che, spesso, sono sfruttati e vivono condizioni non degne di una vita umana. Attualizzando queste parole, possiamo pensare a tutto ciò che attiene alla responsabilità sociale di impresa, come, ad esempio, le ricadute che i comportamenti economici hanno sulla società sia in termini positivi sia in termini negativi. Emerge da queste considerazioni di Montini una lungimiranza non comune rispetto al mondo economico. Infatti, egli parla anche di scambio, nel senso nobile del termine e non dal punto di vista meramente della convenienza, uno scambio, quindi, sbilanciato sul piano umano, relazionale, spirituale: in sostanza il mondo della produzione genera non solo beni materiali, ma anche rapporti, convinzioni etiche, stili di vita, educazione alla responsabilità, giustizia sociale nella distribuzione, ecc. Gli imprenditori vengono chiamati in causa nella costruzione di una prospettiva di vita più buona per tutti.

Il suo modo di accostare l’impresa e l’imprenditore non è mai banale, o di semplice richiamo generico al bene comune, egli esprime sempre interesse reale per l’attività che viene svolta, non tanto e non solo per una semplice conoscenza esteriore, ma per l’esigenza di andare sempre al cuore delle questioni, manifestando il desiderio di conoscere le motivazioni che sollecitano l’agire dell’imprenditore, come si articola il suo pensiero, quali ragioni sono sottese all’azione, quali prospettive muovono l’iniziativa.

Un esempio significativo di questo interesse lo troviamo nell’intervento alle acciaierie e ferriere lombarde Falck di Sesto S. Giovanni (20 marzo 1961): “(…) Non ho niente né da darvi né da chiedervi, ma soltanto, se possibile, vorrei stabilire una corrente di interesse, di simpatia, di conversazione silenziosa a livello spirituale; vorrei farvi sapere che per me è di grande importanza conoscere le vostre attività, vedere i fenomeni della vostra vita, studiare come nascono e come si svolgono i vostri pensieri, dove sono rivolti i vostri interessi, a quali risultati approdi tutto il vostro lavoro nella vostra vita personale, nelle famiglie, nella società, e dove va il mondo al quale voi prodigate tante fatiche, tanti studi e con risultati estremamente impressionanti”.

Anche in questo incontro, Montini pone il grande tema del ruolo della religione nel determinare il senso delle cose:

“(…) A me preme di constatare come possa nascere in voi la volontà di arrivare, di congiungersi con Dio, come essa possa scaturire dal vostro lavoro, dai fenomeni dell’esistenza nei quali siete tanto impegnati”. “(…) Ebbene, la maniera di vedere la religione come estranea, come non interessante dal lato scientifico e priva di ogni utilità, badate, non è un calcolo ben fatto. Il ridurre la religione ad una espressione di utilità che mi serve, e quindi scartarla perché pare che a nulla serva, non è sapienza, non è logico”. “(…) Usciamo dalla mediocrità, dall’incertezza, dalla timidezza, dall’approssimativo, usciamo anche da certe forme religiose che forse abbiamo assorbito nella nostra infanzia o nell’ambiente in cui operiamo e diamo, invece, alla religione un carattere di verità, di sincerità, di espressione autentica, così come la Chiesa ce lo impone con tutta la sua profusione, nonché nella sua immensa semplicità. Provate ad avvicinarvi a Cristo; forse farete una certa fatica come quella di chi deve levarsi di dosso un gran peso, che è il peso delle nostre abitudini, delle nostre consuetudini mentali, ma se lo incontrate e lo abbracciate, vi sentirete, quel giorno, nel cuore, liberi e nuovi”.

Emerge con forza il richiamo ad una visione della vita nella quale la religione, oggi diremmo la fede, non può essere considerata marginale o esterna. Montini sottolinea il rischio di una forma riduttiva del vivere, tesa ad escludere tutto ciò che non porta ad un guadagno immediato, quindi ad un risultato meramente basato sulla convenienza economica, ritenendo, ad esempio, le relazioni gratuite, la considerazione degli altri, l’ascolto, il silenzio, non produttivi e, conseguentemente, non utili.  Il Cardinale non usa mezzi termini, richiama ad uscire dalla mediocrità e spinge ad autenticare la propria dimensione spirituale. La religione è descritta come capace di fare verità nella vita di ciascuno. Sappiamo bene che cosa implica “fare verità” nella vita, è una delle fatiche più rilevanti perché costringe ad essere coerenti, ad essere disponibili a rimettersi in gioco per superare pigrizie ed egoismi sempre in agguato, ad uscire dall’ambiguità dei comportamenti che si nutrono proprio della incapacità di tenere insieme fede e vita. L’invito del cardinale ad avvicinarsi a Cristo non ha il sapore di un richiamo dovuto, ma spinge proprio a cogliere il beneficio di questo incontro ravvicinato: si tratta di un beneficio rilevantissimo, di un guadagno duraturo, anzi definitivo, ossia si tratta di un risultato di libertà e di novità di vita.

Intervenendo al Convegno nazionale promosso dall’UCID sulla “Mater et Magistra”. Il magistero della Chiesa in campo sociale (18 novembre 1961), Montini concentra lo sguardo sul sistema sociale più generale:

 “(…) Pare a me che questo convegno sia molto importante per l’atto di riflessione generosa e profonda, che esso impone di compiere ai partecipanti; (…) un atto di riflessione sulla nostra società contemporanea, sul suo faticoso andamento, sui suoi disagi, i suoi bisogni, le sue speranze, specialmente in ordine a quei fenomeni, che riguardano da vicino gli operatori economici, e che caratterizzano la nostra stessa società con quegli aspetti, tuttora problematici e fecondi di discussioni e di contrasti, che descrivono la così detta questione sociale”.

(…)Scoprire il rapporto fra la struttura legale del nostro mondo moderno e la struttura morale che lo deve informare (…) E’ soddisfacente questo rapporto? Mette in evidenza un ordine ormai acquisito o invece denuncia qualche discordanza? E se discordanza si scopre, è rimediabile? E se rimediabile si aggiusta da sé, o a chi tocca e come aggiustarla?

Montini mette a tema, con  molta chiarezza e determinazione, la “questione sociale”; si interroga e interroga circa l’efficacia del rapporto in essere tra la struttura legale del mondo economico e la dimensione etica che gli dovrebbe dare forma. Sono domande salutari, potremmo dire di forte attualità e quando esse rimangono inevase si corrono rischi pesantissimi, soprattutto nei confronti di coloro che sono più deboli. E’ molto interessante l’affondo che il Cardinale fa circa la rimediabilità della discordanza nel rapporto tra struttura ed etica, ma soprattutto chiama in causa la responsabilità: a chi tocca e come aggiustare questa discordanza?

Egli non si limita a constatare i problemi e i contrasti che sono alla radice della cosiddetta questione sociale, ma si sbilancia  nella direzione delle soluzioni che vanno trovate. E’ molto interessante questo approccio, non usuale, soprattutto per la schiettezza e la capacità di dire la verità.

Da questi incontri del Cardinale possiamo cogliere qualche indicazione preziosa:

– La sincerità nel dialogo;
– Un vero apprezzamento per le opere messe in campo dall’impegno imprenditoriale, con l’interesse non solo rivolto alle attività, ma anche con l’esigenza di conoscere le motivazioni che ne sostengono la  realizzazione;
– Il coraggio di porre con determinazione la questione sociale derivata dall’attività economica e produttiva sia in termini di distribuzione non equa della ricchezza prodotta sia in termini di carico e di fatica nel lavoro;
– L’esigenza di porsi sempre le domande circa i problemi che il sistema economico genera e, soprattutto, la responsabilità nell’affrontarli e risolverli, a partire dalle possibilità che ciascuno può mettere in campo;
– Il ruolo della religione, della fede, nel generare verità per assumere una visione coerente della vita, con comportamenti conseguenti.