Dal proprio osservatorio, in questa situazione difficile, la Pastorale del Lavoro ha cercato di rispondere alle richieste di aiuto e di sostegno e ha tentato di mettere al centro della propria iniziativa l’attenzione alle questioni rilevanti del mondo del lavoro.

La Veglia per il Lavoro, annuale appuntamento pensato in vista della Festa del Lavoro, allo scopo di riflettere su una tematica sociale sempre più scottante, si pone l’obiettivo di interpellare la coscienza di tutti e di ciascuno davanti alle complesse situazioni che attraversano la vita di molti uomini e  donne del nostro tempo.

Gli anni di crisi hanno pesantemente messo in discussione molte sicurezze e, talvolta, ridotto ai minimi termini la speranza, molti sono i problemi che, in questo periodo lunghissimo, hanno costretto la nostra società a ridefinire le priorità.

Dal proprio osservatorio, in questa situazione difficile, la Pastorale del Lavoro ha cercato di rispondere alle richieste di aiuto e di sostegno e ha tentato di mettere al centro della propria iniziativa l’attenzione alle questioni rilevanti del mondo del lavoro.

Oggi, sembra di intravedere all’orizzonte un cambiamento, una spinta positiva sia sul piano economico sia su quello della fiducia e delle aspettative dei cittadini.

 

In questo contesto, tre sembrano essere le priorità che la Pastorale del lavoro può/intende affrontare:

1. Continuare a mantenere un’attenzione constante a tutti coloro che sono senza lavoro e senza reddito o che hanno un’occupazione precaria; vivere, quindi, una prossimità concreta, basata sul sostegno nelle difficoltà e sulla necessaria riflessione perché il lavoro, nel suo valore più profondo, non sia un obiettivo irraggiungibile, ma diventi “disponibile” per tutti, a partire dai giovani così provati da questa brutta crisi.

2. Avvicinare i giovani alla cultura del lavoro; molto spesso, il tema del lavoro entra in gioco al termine degli studi o quando si sta cercando, per la prima volta, un’occupazione. Così, improvvisamente, i giovani si trovano a dover affrontare tutti gli aspetti (piccoli e grandi) insieme, senza averli ponderati e, soprattutto, maturati in un tempo più prolungato. Da ciò emerge una rilevante questione formativa: come includere, nei percorsi educativi, fin dalle scuole superiori, il tema del lavoro in tutti i suoi risvolti, a partire dal suo significato, dalla responsabilità che il lavoro richiede, dalle relazioni nuove e differenti che nascono all’interno dell’ambiente lavorativo, dalla capacità di collaborazione che la professione comporta, dalle implicazioni sociali in cui si viene coinvolti, ecc. La Pastorale del Lavoro può mettere a disposizione le sue competenze nel più ampio progetto formativo messo in atto dalla cura degli Oratori, delle Associazioni, dei Movimenti.

3. Avviare luoghi di riflessione sul tema del lavoro; nella loro durezza, questi anni di crisi hanno contribuito a rimettere a tema la forte rilevanza del lavoro: paradossalmente, si è ripreso a parlare del suo valore, proprio quando il lavoro è venuto a mancare. Sarebbe una perdita importante se esso, a fronte del superamento delle difficoltà economiche, tornasse nell’oblio. Per evitare di disperdere la riflessione sono necessari “luoghi di approfondimento”, nei quali tener vivo il significato del lavoro, la sua dignità profonda, la sua capacità di costruire valori, solidarietà, impegno sociale, le condizioni lavorative,  ecc. Non luoghi alternativi ad altri già esistenti, ma spazi concreti di confronto e di crescita cristiana sia per i lavoratori sia per tutti coloro che, a diverso titolo, di lavoro si occupano, mettendo al centro le questioni rilevanti che meritano di essere affrontate.