Pensieri a margine del convegno della Giornata della solidarietà 2015. Dopo un'interessante mattinata, arricchita da una folta presenza di giovani, Francesco Gentile prova a raccogliere qualche considerazione in vista di un lavoro possibile

di Francesco Gentile

1-104049

Sabato 7 febbraio a Milano presso la Confcommercio in coso Venezia  si è tenuto l’annuale convegno alla vigilia della Giornata della Solidarietà, organizzato dal Servizio di pastorale sociale e del lavoro dal titolo “Non di solo pane …: Quale solidarietà per un’ecologia umana”.

E’ stata l’occasione per l’incontro fra le energie fattive dei giovani agricoltori ed allevatori giunti da ogni parte di Lombardia per portare la loro testimonianza di amore e rispetto per il territorio e per i suoi frutti e la saggezza di don Angelo Casati, “curato di città”, poeta e scrittore con più di ottanta primavere alle spalle ma con il sorriso disarmante di un bambino.

A seguito del ricchissimo scambio di idee e soprattutto di esperienze personali di vita e di lavoro emerge sempre più preponderante in me l’importanza fondamentale da attribuire al nostro territorio, non solo come elemento da tutelare dal punto di vista ecologico ma anche come perno di una attività di accoglienza turistica, da utilizzare come fattore critico di successo per tentare di far uscire la nostra amata Italia da una crisi che la attanaglia ormai da troppo tempo.

Sono encomiabili le aziende che continuano a svolgere produzioni tessili, calzaturiere, della piccola manifattura in Italia: l’importante è essere però consapevoli che a poche centinaia di chilometri c’è l’opportunità di produrre ad un terzo del nostro costo del lavoro ed allontanandosi un po’ anche a molto meno. Nel lungo termine quindi, a meno di rilevanti cambiamenti nei mercati, considerata l’odierna concorrenza, è presumibile che tali realtà incontreranno forti difficoltà per rimanere competitive sul mercato.

Analogamente per altri comparti produttivi quali ad esempio l’industria estrattiva, della metallurgia pesante, o di produzione di veicoli industriali, che non trovano certo in Italia la loro migliore location.

Non così per l’industria turistica, in particolare di quella legata alla conoscenza e valorizzazione del territorio intesa in senso ampio, come insieme di bellezze artistiche, paesaggistiche e culturali da offrire al turista.

Ripartire dal territorio per cercare di far fronte alla crisi significa quindi riprendere consapevolezza delle unicità italiana, universalmente riconosciuta quale sede dei tre quarti del patrimonio culturale mondiale, con le irripetibili città d’arte – Roma, Venezia, Firenze, solo per citare le più conosciute – e le migliaia di chilometri di coste.

A ciò si aggiungono la dolcezza dei paesaggi interni e l’incanto dei borghi più nascosti, più adatti per essere declinati turisticamente anche in termini di offerta di percorsi eno – gastronomici in cui non solo si offrono prodotti del territorio di qualità ma anche si “spiegano” le loro modalità di produzione, al fine di farne apprezzare appieno le caratteristiche ed il loro valore superiore , come parte dello stile di vita italiano (“bel paesaggio, bel canto, buona cucina”!) tanto apprezzato all’estero.

Un ulteriore tassello è rappresentato poi dal cosiddetto turismo “esperienziale”, più consono ai luoghi meno frequentati dal turismo di massa, che associa alla conoscenza dei territori anche l’incontro diretto con le genti che in questi vivono e con le loro usanze e tradizioni più radicate.

Diversamente assisteremo, con un senso di angosciante impotenza, al declino economico e conseguentemente anche sociale della nostra amata Patria – fino a pochi anni fa fra le principali potenze economiche mondiali – alla forzata migrazione verso l’estero delle nostre migliori menti, all’impietoso frantumarsi delle più cristalline aspirazioni dei giovani che restano e all’imputridirsi delle loro preziose potenzialità.

Non pare azzardato quindi affermare che il nostro territorio, inteso nell’accezione ricca e composita del termine quale insieme di bellezze artistiche, paesaggi, genti e tradizioni, rappresenta in qualche modo il nostro “petrolio”.

E’ forse arrivato il momento di iniziare a scavare pozzi …. E che siano profondi!