Giovedì primo ottobre nell’aula Pio XI dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, organizzato dall’Arcidiocesi di Milano, ha avuto luogo l’incontro “Nuovo umanesimo, cura e fragilità” in preparazione al Terzo Laboratorio verso il quinto Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze

di Donatella Salambat

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Giovedì primo ottobre nell’aula Pio XI dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, organizzato dall’Arcidiocesi di Milano, ha avuto luogo l’incontro “Nuovo umanesimo, cura e fragilità” in preparazione al Terzo Laboratorio verso il quinto Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze.

L’evento è stato un occasione importante per una   riflessione su  temi riguardanti la fragilità, la cura ed  il lavoro nella società moderna. Al mattino, il dibattito si è concentrato sul tema della fragilità e della cura,  è stato prevalentemente accademico, ed ha toccato  vari punti di rilievo in cui la fragilità è stata posta al centro di ogni intervento da cui è emerso che non annulla la dignità umana e che molto spesso genera giustizia, ma che ha prodotto riflessioni del tipo “Quale è il rapporto tra fragilità e umanesimo? Cosa significa curare? E nell’umanesimo c’è spazio per la fragilità? Ma anche che la fragilità e la cura sono tratti qualificanti dell’umanesimo cristiano e quindi il compito di quest’ultimo è saper rilanciare la fiducia e la speranza  poiché viviamo in un contesto dove essere forti è fondamentale e l’idea della fragilità ci allontana o ci separa dalla nostra natura e ci isola come in una gabbia perché il contesto sociale, politico ed economico in cui viviamo appare sempre più segnato dall’incertezza e dalla sfiducia e non a caso sentiamo l’urgenza di un cambiamento quindi di un nuovo umanesimo.

Il pomeriggio  è stato dedicato al tema  “Nuovo umanesimo: lavoro e società”  l’incontro è stato aperto da S.E. Mons. Paolo Martinelli, Vescovo ausiliare di Milano. Seguono attori come Gabriele  Paolaca, Arianna Scommegna e Mattia Fabris che tramite racconti teatrali portano in scena storie  di persone che svolgono lavori precari, chi viene licenziato oppure la difficoltà di far convivere il lavoro con gli affetti famigliari mettendo in evidenza la stanchezza, la rabbia, l’ansia, la mancanza di progettualità o l’inadeguatezza di chi svolge lavori a termine o chi non ha più un lavoro. Incisive sono le  testimonianze video di giovani universitari della diocesi di Padova da cui è emerso che il lavoro che si riesce ad ottenere con un titolo di studio elevato molto spesso non corrisponde al percorso formativo intrapreso, ma nonostante tutto, questi giovani provano a vivere con speranza ed entusiasmo il lavoro ed il futuro.

La seconda parte dell’incontro  presenta un taglio meno accademico presentando i problemi del lavoro e sociali in modo innovativo promuovendo un coinvolgimento più ampio possibile attraverso video ed interviste;  il dibattito tra Prof.ssa Giaccardi, prof. Petrosino e don Walter Magnoni ha permesso di creare profonde riflessioni   in cui è emerso che la nostra società è una società che non è in grado di creare  lavoro e se c’è, spesso, non è pagato e dove  la tecnologia diviene un antagonista; viviamo in un mondo basato sul consumismo non più in una realtà il cui fondamento è il lavoro  perché oggi chi diventa un “disoccupato” subisce traumi profondi come  la perdita della dignità.

I racconti teatrali così come le testimonianze video, oserei dire provocatorie, hanno portato all’attenzione dei convenuti il tema del lavoro non attraverso discorsi accademici ma con testimonianze vere a cui molto spesso non riusciamo a dare un volto e trattiamo tale argomento come un problema astratto anche se oggi è costantemente presente non solo nei giovani ma anche nei meno giovani.

Il dibattito incentrato sul lavoro nella società attuale ha evidenziato come la turbolenza economica e finanziaria che da anni investe l’Europa e l’Italia fiaccandone la ripresa assomiglia molto più ad una guerra civile, anche se oggi la chiamiamo “crisi economica” che priva i giovani e i meno giovani di opportunità e fra questi,  troviamo le donne costrette a pagare, molto spesso, il costo più alto della crisi posticipando sempre di più l’idea di creare una famiglia o la possibilità di avere figli.

Un merito è giusto riconoscerlo a Don Walter Magnoni, della Pastorale Sociale del Lavoro e ai suoi collaboratori che hanno saputo porre la giusta attenzione su un problema enorme come la disoccupazione e il senso di inadeguatezza che provoca nelle persone colpite,  con una  metodologia diversa, ma efficace riuscendo a dare un volto a coloro che ogni giorno non perdono la speranza di trovare un lavoro oppure che quest’ultimo possa ritrovare la giusta umanità.

Conclude la giornata Mons. Fabiano Longoni, direttore dell’ufficio nazionale per i problemi sociali e del lavoro della CEI, che evidenzia come l’interesse della Chiesa verso il mondo del lavoro deve essere inteso come un modo per dare pienezza e complemento all’essere umano.

Questa giornata, parlo come spettatrice, mi ha colpito positivamente perché è il segnale che indica come  l’intero mondo cattolico ed i laici hanno l’opportunità di attuare un grande cambiamento che possa  edificare una   nuova Società in cui la Chiesa  possa tornare ad essere un punto di riferimento e di certezze per le persone.

Forse è vero che i cambiamenti arrivano inaspettati, senza  indizi o preavvisi, per questo motivo ci trovano impreparati e spesso ci disarmano.