Insegnare oggi, tra atti di bullismo e disprezzo non celato...

Walter Magnoni

insegnanti

Fare l’insegnante è il lavoro più bello del mondo. In teoria è bellissimo poter educare le persone, aiutarle a scoprire le passioni che si celano nel loro cuore. Cosa c’è di più interessante del vedere i progressi di un bimbo che diventa ragazzo e poi adulto.

Eppure tra la visione ideale e la vita vi è sempre uno scarto. I fatti recenti di bullismo dove i docenti si sono visti minacciare con estrema violenza da parte di alcuni alunni, sono solo un esempio della dura vita di tanti insegnanti.

Ascolto spesso gli sfoghi di bravi e appassionati insegnanti che mi narrano delle tante tensioni che si respirano nel mondo della scuola. I problemi sono molteplici: strutture non sempre adeguate alla didattica, colleghi poco motivati e frustrati da un sistema che livella tutti senza riconoscere l’impegno e la serietà di chi si spende con generosità, una sempre più difficile alleanza tra scuola e famiglia.

Quando racconto della dura vita degli insegnanti, peraltro sottopagati rispetto alla prestazione che offrono, spesso sento replicare: “Sì ma guarda quanti giorni di vacanza questi si fanno”.

Le immagini drammatiche circolate in rete in questi giorni del bullo di Lucca che intima al suo professore di mettergli sei sul registro elettronico, così come lo studente di Velletri che dice alla sua insegnante “ti sciolgo nell’acido”, sono a mio avviso segnali da non sottovalutare.

Io vorrei fare da un lato l’elogio di chi ogni giorno si spende con passione per infondere il desiderio di comprendere le cose andando in profondità e dall’altro lato invocare una maggiore sinergia tra scuola – famiglia e tutte le altre agenzie educative.

Così come nella scuola vi sono insegnanti demotivati e pronti a rimanere a casa di fronte ai più piccoli malesseri, allo stesso modo ve ne sono altri che vivono con grande fedeltà la propria missione educativa e non si arrendono pur di fronte a mille difficoltà. Questi insegnanti vanno apprezzati e credo importante che gli alunni e le famiglie siano loro grati e trovino forme concrete per farglielo sapere. A volte dire grazie è qualcosa di non scontato ma fondamentale. Un insegnante che coglie l’apprezzamento degli studenti e delle famiglie è stimolato a perseverare nel suo impegno quotidiano.

Ma oggi la grande sfida è quella di intrecciare di nuovo il virtuoso legame tra scuola e famiglia.

Siamo passati da un’eccessiva reverenza verso i professori a un disprezzo non celato con conseguenze devastanti. Certo tante famiglie sono alleate degli insegnanti, ma bastano le minoranze intemperanti a minare il buon lavoro.

Sogno un’Italia dove la scuola formi alla vita. Studiare è faticoso, ma se si coglie il senso dell’impegno tutto diventa più bello. Forse vale la pena tematizzare metodi e stili per una scuola che sia davvero una buona scuola.