La forza del cambiamento partecipato. La dignità' del lavoro e la centralità' della persona umana .Papa Francesco ,il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella : intervista con Luigi Sbarra segretario confederale della Cisl e commissario nazionale Fai Cisl

di Salvatore Ciarlone
membro direttivo Fai Cisl

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1 ) Valori , Etica , rapporto con le nuove generazioni nell’era di Papa Francesco .Una nuova primavera per l’Italia? Come si pone davanti a questo tema Lei Gigi Sbarra  segretario confederale della Cisl , commissario nazionale Fai Cisl , e cosa ne pensa del pontificato di Papa Francesco  ?

Papa Francesco, sin dall’inizio del suo mandato, ha lanciato un monito di grandissima importanza per tutto il mondo: il grande male del nostro tempo si chiama disuguaglianza. Negli ultimi decenni l’iniquità è aumentata vertiginosamente, innescando e facendo deflagrare la Grande Recessione degli ultimi sette anni, che ha prodotto e ancora produce i suoi effetti. La crisi, ha ammonito il Papa, è il frutto avvelenato di un modello di sviluppo tutto concentrato sulla speculazione e il profitto. Un paradigma che ha mortificato la centralità della persona, ha dimenticato le ragioni del lavoro, ha violato la fertilità della terra e il creato. Una assoluta vergogna morale e una catastrofe economica. I ceti medi e popolari sono andati in crisi e con loro la domanda aggregata. Di qui si è innescata la spirale recessiva che tutti conosciamo. Produzione in crisi, licenziamenti, nuovo avvitamento sui consumi interni. Se poi ci aggiungiamo le variabili della globalizzazione dei mercati e l’estrema mobilità internazionale dei capitali, si capisce come non siamo di fronte alla classica congiuntura. Qui il problema è strutturale, riguarda l’intera organizzazione tra Capitale e Lavoro, richiede un ruolo diverso da parte degli Stati e della comunità internazionale. Serve coesione, solidarietà, cooperazione con i soggetti più rappresentativi e responsabili della società. Soprattutto, serve partecipazione: chiunque sia in grado di dare un contributo utile su obiettivi strategici va coinvolto nel cantiere delle riforme necessarie a dar forma a una Rerum Novarum dell’economia internazionale. Papa Bergoglio non si stanca di ripeterlo, e non si limita a parlare: basta vedere le grandi riforme che sta realizzando all’interno della Santa Sede e della comunità ecclesiale. Questa sua alta e illuminata testimonianza è destinata indubbiamente a rimanere nella storia.

2 ) La frase che ha pronunciato il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella  appena eletto in parlamento ‘’ Il mio primo pensiero  va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze degli italiani ‘’   . Qual e’  il suo rapporto con il Presidente ,fratello di Piersanti Mattarella ammazzato vilmente dalla mafia durante il mandato di presidente della Regione Siciliana il 6 gennaio 1980 a Palermo ?

Sergio Mattarella è il Presidente che serve all’Italia in questo momento, degno successore di un altro grande Capo dello Stato – e, mi sia consentito, di un altro grande meridionale –come Giorgio Napolitano. La sua caratura morale, il suo spessore culturale, la sua storia personale lo rendono il perfetto interprete di quel nuovo corso a cui prima accennavo. Nel suo primo anno al Quirinale ha sollevato più volte e con grande forza i temi che definiscono la sfida della ripresa: coesione, solidarietà, partecipazione, questione morale, legalità. E poi la partita strategica di un rinnovato meridionalismo, nella consapevolezza che solo attraverso il rilancio di una politica di sviluppo nazionale incentrata sul riscatto delle zone deboli del Mezzogiorno sarà possibile rimettere in moto tutta l’Italia. Capitoli che formano un unico e vasto terreno su cui devono lavorare insieme istituzioni, mondo della politica, sindacati, rappresentanze delle imprese. Si rilancia e si aggiorna così la grande lezione che Piersanti Mattarella impartì alla Sicilia e all’Italia tutta alla fine degli anni Settanta, fino alla sua tragica morte. L’idea, cioè, che per vincere, per rimuovere incrostazioni e malaffare, per efficientare la macchina pubblica, per rilanciare tutele e competitività, per redistribuire equamente risorse e opportunità, sia necessaria la collaborazione di tutti. Era questa la politica delle “carte in regola”, un percorso rigoroso e compartecipato al quale la Cisl si unì convintamente. Oggi le istituzioni italiane hanno bisogno di riscoprire quella grande stagione, di aprire un grande patto per lo sviluppo e l’occupazione, di comprendere che senza “carte in regola” non si è credibili per invocare nelle sedi comunitarie e internazionali le necessarie politiche di convergenza. Il ruolo dei corpi intermedi e del Sindacato, in questa delicata fase, è fondamentale. Svalutarli, sminuirne l’apporto, eludere il dialogo sociale, confondendolo con le trappole lobbistiche, nel nome di un rapporto virtuale con i cittadini, rischia di portare tutto il Paese in un vicolo cieco.

3 ) Di fronte ai cambiamenti tecnologici l’ora di lavoro e’  ‘’ un ‘ attrezzo vecchio ‘’  sostiene il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti , afferma  :  “ Dovremmo immaginare contratti che non abbiano come unico riferimento l’ora lavoro “ …   Luigi Sbarra cosa risponde ?

L’uscita di Poletti è davvero intempestiva. Non solo nel merito di, ma anche e soprattutto nella “filosofia”. Si insinua di fatto che debba essere la legge, lo Stato, a regolare materie contrattuali come è appunto l’orario di lavoro. Riteniamo questa impostazione molto grave, perché rischia, se applicata, di minare le dinamiche della libera e autonoma contrattazione tra le parti sociali e, per questa via, di destrutturare il sistema di relazioni industriali e sindacali che abbiamo in Italia. Vuol dire buttare al macero tutte le conquiste in termini di salari, flessibilità, tutela, innovazione, competitività. E determinare ripercussioni devastanti non solo per i lavoratori, ma anche per le imprese e per la competitività complessiva del nostro tessuto produttivo. Il ministro farebbe meglio a focalizzarsi su quelli che sono effettivamente gli obiettivi del suo mandato: creare le condizioni affinché il lavoro possa realizzarsi e concretizzarsi; dare spazio alle politiche attive; effettuare controlli veri ed efficaci sui territori e sui luoghi di lavoro; mettere in campo strategie di coesione per offrire nuove opportunità di lavoro ai giovani, combattere il precariato e gli abusi. Il governo favorisca il dialogo sociale e lasci lavorare le rappresentanze sulla riforma del modello contrattuale e sulle forme di partecipazione dei lavoratori alle imprese.

4 ) Dario Di Vico  in prima pagina sul Corriere della Sera ha parlato di un’era post –sindacale condivide ? Qual’e  Il ruolo del Sindacato Italiano  nel prossimo presente futuro ?

A Di Vico e agli altri fautori di questa tesi rispondiamo con le parole non solo di Thomas Piketty, non solo di Joseph Stigliz, ma anche di un noto rapporto commissionato da uno dei principali attori dell’economia globalizzata: il Fondo monetario internazionale. “Ovunque, nel mondo, il Sindacato è debole – rileva l’Fmi – la disuguaglianza tocca livelli vertiginosi”. Così torniamo all’inizio del nostro colloquio. Perché, come denuncia il Fondo monetario, “l’iniquità determina minore crescita e danni per tutti”. Ecco il frutto del neoliberismo sfrenato degli ultimi decenni. Ecco il risultato di un modello che ha concentrato enormi ricchezze nelle mani di un numero sempre più ristretto di persone. E questo, denuncia l’Fmi, è accaduto a livello globale “a causa della perdita di forza contrattuale dei lavoratori”. Il Sindacato, dunque, non è solo un soggetto sociale importante per la vita dei lavoratori. È anche uno strumento indispensabile per il progresso economico, per la giustizia sociale, per la tutela delle persone. Questo consegna al mondo del lavoro italiano e alle articolazioni internazionali del mondo del lavoro, un compito epocale: quello di interpretare e adattare alla luce dei profondi cambiamenti in atto il modo di produrre, il modo di lavorare, gli assetti istituzionali. La Cisl, come tutte le Federazioni che vi aderiscono, ha voluto rispondere a questa di rinnovamento nelle tante assemblee che hanno dato vita alla Conferenza Orgnizzativa Programmatica. È stato un momento importante per ricordare a chi propugna il modello dell’uomo solo al comando che è proprio quello schema ad averci portato nel burrone. Dobbiamo muoverci in senso opposto. Allargare il campo della responsabilità per incidere realmente sulle dinamiche della politica economica, oltre gli interessi dei singoli portatori di interesse. Non c’è miglior modo per realizzare riforme durature.

5 ) Visto come ha gestito con autorevolezza e senza sconti per nessuno  il commissariamento nazionale della Fai , dalla base e dai territori si eleva a gran voce la richiesta di una sua candidatura come segretario generale nazionale  della Fai Cisl e di un rinnovato gruppo dirigente . Qual e’  la sua decisione ?

Grazie per le belle parole, ma la questione non sussiste. Nel senso che per quanto mi riguarda, sono totalmente concentrato a fare il mio lavoro senza distrazioni e senza retropensieri. In questo lungo anno abbiamo lavorato per elevare l’efficacia della Federazione e per riguadagnarne la governabilità. Abbiamo operato per ripristinare trasparenza e buona gestione, per ricucire e rafforzare l’unità interna e assicurare maggiore coesione tra organismi regionali e territoriali. Tutto ciò allo scopo di completare una complessa fase transitoria e consegnare una Federazione efficiente, coesa, unita, limpida nella gestione e nel rispetto regole. Nel contempo, abbiamo cercato di sviluppare al meglio l’ordinaria attività sindacale e di rappresentanza della Fai. Molte le sfide: dalle trattative sui rinnovi contrattuali, al governo degli enti bilaterali; dai rinnovi delle Rsu all’azione di concerto con il Governo contro il caporalato; dall’organizzazione di convegni, momenti di formazione, a grandi mobilitazioni, come quella di Rosarno contro lo sfruttamento e il lavoro nero. Ciò è stato possibile anche grazie al contesto di ritrovata unità e coesione del gruppo dirigente, ad ogni livello. Colgo quindi l’occasione per ringraziare l’insieme della Federazione, il cui contributo ha reso meno faticoso questo cammino.