In questi giorni migliaia di allevatori stanno partecipando alla “guerra del latte” di Coldiretti. Sotto accusa il prezzo del latte riconosciuto agli agricoltori che non copre nemmeno i costi di produzione, mentre le importazioni dall’estero vengono spacciate come Made in Italy per la mancanza di norme trasparenti sull’etichettatura

di Walter Magnoni

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“Avete preso i nostri marchi, non vi daremo le nostre mucche”. È questo uno degli slogan urlati a gran voce dalle migliaia di allevatori italiani che in questi giorni stanno partecipando alla “guerra del latte” di Coldiretti. Sotto accusa il prezzo del latte riconosciuto agli agricoltori che non copre nemmeno i costi di produzione, mentre le importazioni dall’estero vengono spacciate come Made in Italy per la mancanza di norme trasparenti sull’etichettatura. Prima tappa della protesta Ospedaletto Lodigiano, dove allevatori provenienti da diverse regioni italiane hanno preso d’assedio il centro di distribuzione della multinazionale francese Lactalis, leader mondiale del settore che ha conquistato i grandi marchi nazionali da Parmalat a Galbani, da Invernizzi a Locatelli. Un presidio durato quattro giorni, dalla notte di venerdì 6 fino a martedì 10 novembre, in cui l’attività del centro è stata rallentata a causa del blocco dei camion in entrata e in uscita. L’industria – spiega la Coldiretti – ha deciso unilateralmente di tagliare i compensi per il latte alla stalla di oltre il 20 per cento in meno rispetto allo scorso anno per gli allevamenti lombardi, dove si produce quasi la metà del latte italiano. Solo nel 2015 in Italia hanno chiuso mille stalle, la maggior parte delle quali si trova in montagna. “Il prezzo del latte riconosciuto oggi è inferiore a quello di vent’anni fa – spiega Ettore Prandini, Presidente della Coldiretti Lombardia – Per noi un caffè costa come tre litri di latte. È inaccettabile”. Gli allevatori chiedono un adeguamento dei compensi in esecuzione della legge 91 del luglio 2015 che impone che il prezzo del latte alla stalla riconosciuto agli allevatori debba commisurarsi ai costi medi di produzione che variano da 38 a 41 centesimi al litro. Solo in Lombardia – spiega la Coldiretti regionale – negli ultimi 16 mesi, gli allevamenti da latte hanno perso oltre 400 milioni di euro a causa del crollo del prezzo del latte alla stalla, precipitato dai 44 centesimi al litro pagati in media fino a metà dello scorso anno ai 34 centesimi al litro registrati in diversi casi nell’ultimo periodo. “Andremo avanti fino a che non otterremo un prezzo giusto – ha avvertito il presidente Ettore Prandini – e fino a quando non sarà applicata la legge 91 del 2015”. La protesta di Coldiretti si è trasformata anche in un’azione informativa nei confronti dei consumatori con presidi di fronte ai supermercati nelle principali città italiane. In Lombardia è stato scelto il Carrefour nel comune di Parabiago, nel cuore della provincia meneghina. Con l’aiuto di volantini, gli allevatori hanno spiegato ai cittadini i motivi della loro rabbia, mettendoli in guardia dalle insidie del finto Made in Italy. Ad oggi l’azione di Coldiretti prosegue con blitz nei centri urbani, mentre il presidio a Ospedaletto Lodigiano è stato momentaneamente sospeso in attesa degli esiti del tavolo del latte, convocato dal ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina nella giornata di giovedì12 novembre.