Nella periferia di Milano, che è iniziata l'esperienza di noi tre giovani: Mariangela, medico e assessore comunale, Andrea e Greta, studenti entrambi di Giurisprudenza, sensibili verso le problematiche sociali del nostro tempo.

di Greta Malerba, Andrea Strambi e Mariangela Monti

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Tre altissimi condomìni, ciascuno di un colore differente, si erigono su un ampio campo da calcio, circondato da mura in tinta con i rispettivi sovrastanti palazzi. Questa è la prima cornice del nostro incontro con Don Paolo Steffano, presso l’oratorio Sant’Arialdo di Baranzate.

Gli edifici sopracitati “sono abitati unicamente da immigrati, di ben settantadue etnie, fatta eccezione per qualche italiano originario del sud, trasferitosi negli anni ’60/ ’70”, ci spiega subito Don Paolo.

Ed è proprio qui, nella periferia di Milano, che è iniziata l’esperienza di noi tre giovani: Mariangela, medico e assessore comunale, Andrea e Greta, studenti entrambi di Giurisprudenza, sensibili verso le problematiche sociali del nostro tempo. La nostra visita si svolge  grazie  al percorso di formazione socio-politica promosso da Don Walter Magnoni per la Diocesi di Milano. Siamo accompagnati dalla dottoressa Silvia Landra, psichiatra presso la Casa della Carità di Milano, e dal professor Luca Grion, responsabile CEI delle scuole di formazione all’impegno sociale e politico.

Muovendoci lungo Viale Gorizia, la strada principale della zona, immediatamente due sfaccettature della realtà, tra loro contrastanti, emergono: da un lato un quartiere dello scarto, dimenticato e abbandonato dalle istituzioni, dall’altro i progetti della parrocchia Sant’Arialdo e dell’associazione La Rotonda, capaci di generare relazioni autentiche per limitare l’esclusione e l’isolamento.

Camminando insieme a don Paolo, si respira una piacevole aria familiare dato che ogni passante lo saluta affettuosamente come se fosse un suo parente stretto.

Ci vengono mostrate le principali attività per i più bisognosi, di qualsiasi nazionalità siano: distribuzione di alimentari, colazioni e pasti in comunità nei curati spazi funzionali alla socializzazione. Non solo. Vi sono anche dei progetti lavorativi per i residenti della zona, come una sartoria, nella quale le artigiane sono proprio delle abitanti del posto, che producono abiti per sfilate e boutique d’alta moda. Inoltre, recentemente è stato aperto uno studio medico per l’assistenza sanitaria di base.

Davanti a queste lodevoli iniziative spontanee, una domanda risuona prepotentemente: perché Viale Gorizia deve essere un’isola, una realtà della quale solo la Chiesa e la recente associazione si occupano? Forse perché abbandonare le periferie in questa condizione rende presentabile il centro storico?

 

Con questi interrogativi nel cuore salutiamo Don Paolo, ringraziandolo per averci dato l’opportunità sia di osservare da vicino i disagi dell’emarginazione sociale sia di riconoscere che volontari generosi, competenti e appassionati si stanno dedicando alla comunità di Baranzate, perché le persone nel bisogno e nella solitudine possano godere di un’esistenza dignitosa, con gli stessi doveri e diritti di qualsiasi altro essere umano.