L’Associazione Diplomatici ha dato vita ad un interessante progetto per aiutare i ragazzi a comprendere le dinamiche di relazione internazionale

di Federica Ianna

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Sono tanti e variegati i progetti che vengono proposti ai ragazzi della  nostra scuola affinché possano studiare con più consapevolezza, impegno e perché no, passione.

È proprio la passione a muovere i docenti delle classi terze della Scuola Secondaria di Primo Grado dell’Istituto Leopardi di Milano. Da qui la proposta di aderire al progetto Change the World Model United Nation offerto dall’Associazione Diplomatici.

Nella prima parte del progetto i ragazzi hanno partecipato  ad un corso di preparazione di politica internazionale e nella seconda parte sono stati coinvolti nella simulazione di una seduta delle Nazioni Unite, tenendo conto di tutte le procedure e dei protocolli che regolamentano le relazioni dei Paesi Aderenti.

I ragazzi, divisi in gruppi, hanno rappresentato i Paesi appartenenti all’Organizzazione delle Nazioni Unite e hanno dovuto immedesimarsi in questi, studiandone il posizionamento geo-politico, la governance, la cultura e l’economia. Lo scopo era quello di comprendere, attraverso un grande gioco di ruolo, quali sarebbero state le loro proposte, decisioni e risoluzioni rispetto a tre macro temi tra loro collegati: fame nel mondo, cambiamenti climatici e scarsità delle risorse.

Non ho mai visto i miei ragazzi così interessati, motivati, partecipativi e impegnati come in questo fantastico progetto. Sono stati obbligati a mettersi nei panni dei grandi, non solo in senso figurato, ma vestendosi proprio in tailleur e in giacca e cravatta. Per tre lunghi interi giorni di lavoro, la lingua ufficiale è diventata l’inglese e hanno dovuto rispettare tutta l’etichetta diplomatica prevista nelle sessioni reali di incontro dell’Onu.

Sono stati un esempio di fantasia, ingegno e cooperazione tra colleghi della stessa età appartenenti ad altre realtà scolastiche nazionali e internazionali. Mi ha colpito la fiducia nel futuro che ho intravisto dal modo con cui si sono spesi nell’immaginare soluzioni. Mentre li osservavo pensavo a come noi educatori a volte ci sentiamo impotenti di fronte a tematiche così grandi quali la fame nel mondo e i cambiamenti climatici, invece avevo accanto a me ragazzi pieni di speranza e capaci di connettere testa e cuore insieme.

Il loro entusiasmo nella ricerca di soluzioni rispetto a problemi, di cui forse noi adulti ci sentiamo stanchi e inermi anche solo nel parlarne, e’ stata una vera e propria boccata di ossigeno e speranza verso il futuro.

Adesso è come se avessi occhi nuovi e comprendo che “gli sdraiati” talora siamo noi, gli adulti, perché invece i ragazzi hanno carica e inventiva da vendere e noi in qualità di educatori dobbiamo essergli vicino per incoraggiarli, stimolarli a credere di potercela fare sempre.

Chissà che qualcuno dei ragazzi presenti a simulare certe dinamiche internazionali magari un giorno non possa sedere tra i tavoli dell’ONU e portare un contributo reale a temi che da ragazzo iniziò a pensare in un gioco che a ben guardare era già realtà.