Noi giovani del gruppo socio-politico della Diocesi di Milano abbiamo deciso di “scendere dal divano” e dedicare due giornate intere all'approfondimento di alcuni aspetti della Laudato Si e dell'Evangeli Gaudium

Evangelii Gaudium 53
Lorenzo Cattaneo, Chiara De Bernardi, Francesco Tresca Carducci

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E’ questa la parola d’ordine della Casa della Carità e quella della nostra esperienza. Si sono messi in gioco tutti: i profughi con un viaggio pericolosissimo in cerca di una vita migliore, i poveri che hanno saputo chiedere un umile aiuto in un momento di difficoltà, le persone malate che hanno riconosciuto i propri problemi e si sono lasciate aiutare ed i carcerati che vengono a dare una mano  proprio in questa realtà, Tutti loro sono supportati da una equipe di educatori, psicologi, psichiatri e volontari che hanno messo a disposizione il loro tempo per queste persone. Anche noi giovani del gruppo socio-politico della Diocesi di Milano abbiamo deciso di “scendere dal divano”e dedicare due giornate intere all’approfondimento di alcuni aspetti della Laudato Si e dell’Evangeli Gaudium, proprio in questo contesto di emergenza per constatare con mente e cuore ciò che realmente accade.
La casa della Carità si occupa di accoglienza. Sono ospitati in questa struttura centinai di profughi e ben 3900 hanno qui il domicilio, che è necessario per la corrispondenza, i documenti e per ottenere lavoro. Questa parte, insieme alla registrazione, è coordinata da volontari, che arrivano a fornire addirittura i propri numeri telefonici come fossero un’agenzia di collocamento. Le condizioni sono difficili, basti pensare ad un container che doveva fungere da struttura di emergenza per ospitare gli immigrati, è ormai una parte fissa della casa, che al contrario del resto della struttura in cemento è svincolata dalle norme ASL,  Queste regole, essendo imposte dall’alto, sono difficilmente applicabili in situazioni di estrema gravità come questa, quindi molte famiglie sono costrette a vivere in questo capannone, poiché la metratura delle camere è, di poco, insufficiente.

Una parte della casa è riservata al “Sostare”. Si tratta di una piccola comunità di salute mentale. Siamo entrati in diretto contatto con le persone che sono lì ospitate e ci hanno raccontato le loro storie e la loro felicità nell’aver trovato un luogo così accogliente. Noi aggiungiamo anche la loro fortuna poiché parlando con con i responsabili abbiamo scoperto che a molti degli ospiti è stata diagnosticata più di una patologia e dunque nessuna, o quasi, altra struttura avrebbe potuto accoglierli per i regolamenti che ancora una volta non prendono in considerazioni tutte le situazioni di difficoltà. Infatti Casa della Carità è costretta ad ignorare alcune norme per salvare dalla strada persone, pur rinunciando alle sovvenzioni sanitarie.

Questa grande comunità guidata da Don Virgilio Colmegna cerca, nelle proprie possibilità, di aiutare lo Stato dove quest’ultimo non riesce ad arrivare. La regola è quella di ospitare chi nelle altre strutture non avrebbe potuto ricevere aiuto, infatti coloro che potrebbero trovare ospitalità da altre parti vengono là indirizzati. La Casa della Carità vuole salvare, ridare speranza e dignità a coloro che sono stati ingiustamente scartati e dimenticati dalla nostra società.

“Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’opposizione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono sfruttati, ma rifiuti, avanzi”