In Università Cattolica ci si prepara al prossimo convegno ecclesiale di Firenze e si prova a vedere come pensare il lavoro in vista di un nuovo umanesimo

di Walter Magnoni

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Gioia non solo di nome ma anche di fatto; almeno è quanto esprime questa ragazza di Padova che in un video racconta la sua esperienza di ricerca lavorativa. Nel video in questione sono tre giovani a parlare e in modo unanime narrano le fatiche di chi cerca un’occupazione. Gioia sorride, ma dopo la laura e il master ha per ora in mano solo uno stage non pagato.

In Università Cattolica il prossimo primo ottobre proveremo a riflettere su una questione tutt’altro che risolta: il rapporto tra giovani e lavoro. Malgrado qualche esperto del settore sia ottimista a fronte di una statistica che pare mostrare segnali positivi, per tanti giovani il lavoro resta un sogno.

L’esperienza di molti ha il tono grigio di chi trova solo lavori saltuari con stipendi non in grado di rendere autonome le giovani vite in questione. Il binomio scuola lavoro pare sempre più fragile. Non basta avere studiato tanto e con ottimi risultati per avere la garanzia di un buon lavoro.

Questo è solo uno degli aspetti che vogliamo affrontare in quello che mi piace definire come un “convegno anomalo”. Infatti, la sfida sarà quella di aiutare a pensare pur senza avere nessuna relazione classica.

Nella prima parte, dopo una breve introduzione del Vescovo Martinelli, protagonisti saranno alcuni attori (Arianna Scommegna, Mattia Fabris e Gabriele Paolocà) che attraverso il linguaggio del teatro proveranno a presentare uno spaccato delle questioni aperte in questo tempo. Tre pezzi teatrali molto differenti tra di loro, ma con un filo rosso: il lavoro.

Mattia e Arianna mettono in scena un pezzo di Calvino che racconta di una coppia di sposi divisa da orari di lavoro inconciliabili, Gabriele presenta un manager che perde il lavoro e vive il dramma di un mondo che gli cade addosso di colpo, infine ancora Arianna racconta di una ragazza che lavora in un call center.

A questi racconti segue il video a cura della Diocesi di Padova. Questa volta a parlare sono tre giovani, tra cui Gioia che ho citato all’inizio, impegnati nel realizzare i loro sogni. Sono volti belli, coscienti delle fatiche, ma non rassegnati. Queste brevi interviste sono la cifra di tante persone che in Italia oggi sperano di trovare una buona occupazione.

Da questa duplice narrazione si passa alla seconda parte del “convegno anomalo”, quella dove si cerca di abbozzare una riflessione. Io e Chiara Giaccardi dialogheremo con il filosofo Silvano Petrosino nel tentativo di trovare qualche chiave di lettura per il nostro tempo. Vogliamo mettere in crisi l’equazione che vede nella mancanza di occupazione un fallimento della vita. Ragioneremo sul tempo, sulle tecnologie, sullo sfruttamento dei giovani. Un ragionamento che non vuole dare soluzioni, ma far saltare luoghi comuni e aiutare a costruire una riflessione seria.

Infine ridaremo la parola ad alcuni giovani, tra cui Jacopo Tondelli, al fine di narrarci come hanno provato a giocare tutta la loro creatività per inventarsi un lavoro. Un giornalista che s’inventa un giornale on line, un giovane che si butta nel settore dell’agricoltura e tenta di creare un’attività nel lecchese ed infine una cooperativa di Cuneo che lavora nel sociale.

Le conclusioni sono affidate a Mons. Longoni e saranno nella linea di un rilancio a Firenze dove il lavoro sarà uno dei temi centrali per pensare ad un nuovo umanesimo.

Vedremo se il risultato di questo “convegno anomalo” sarà solo un polpettone senza capo né coda o se – come spero – può aiutare i partecipanti a prendere coscienze delle difficoltà del momento presente e a trovare vie sinergiche di costruzione di percorsi di prossimità ai giovani in cerca di un lavoro.

Intanto sarà bello ascoltare giovani che osano sognare!