L'esperienza di un giovane del Politecnico che per la prima volta si è avvicinato alla scuola socio politica “Date a Cesare”, dove la sua “cultura” tecnica ha potuto, e ancora lo fa, completarsi incontrandosi e scontrandosi con altri giovani nel pieno del periodo universitario

di Marco Pio Tana

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Marzo 2009, è da poco finita la sessione invernale degli esami universitari, almeno per chi come me frequentava il Poli, ormai ricordi che sembrano quasi lontani e un compagno di studi che giornalmente mi chiede: “Cosa dicono i giornali oggi?” .

Rispondo: “Mah il solito…  L’Italia è un paese che non cambierà mai, dicono che è meglio emigrare quando abbiamo finito qui…non è un paese per giovani…”.

E lui: “ Eh sì ma voi del Sud Italia, siete sempre i soliti, Mi che so veneto…(i veneti mi perdonino se faccio errori…),insomma ci diam da fare, ci rimbocchiamo le maniche, mica aspettiamo la pioggia dal cielo come voi, noi facciam la rivoluzione, guarda questo volantino ( era quello della scuola…), va sti’ giovani come si impegnano, va come vogliono cambiare il mondo… Scuola di formazione socio-politica dell’Arcidiocesi di Milano…. Si saranno ciellini forse però sembra roba di peso…. Ti va di vedere chi c’è’?…”

Insomma così mi sono avvicinato per la prima volta alla scuola socio politica “Date a Cesare”, dove la mia “cultura” tecnica ha potuto, e ancora lo fa, completarsi incontrandosi e scontrandosi con altri giovani nel pieno del periodo universitario.

Dai dibattiti con relatori delle più varie estrazioni, a una pizza insieme per approfondire il tema trattato durante l’incontro, all’incontro tra mondi come la politica e il teatro, al viaggio di fine anno in diverse realtà italiane come Roma, Siena, Trieste ecc…, dove abbiamo potuto conoscere come una comunità vive e affronta la realtà economica, sociale e politica che la circonda; ho avuto sempre più la possibilità di capire come un mondo così “detestato” ultimamente e a ragione come quello politico, possa veramente essere cambiato solo a partire da noi e dal nostro modo di comportarsi nelle piccole cose di tutti i giorni riconoscendo come scritto nel Vangelo di Matteo, la faccia presente sulla moneta del tributo e dando il giusto peso sia a Dio che a Cesare.

Un aficionado.