Tempo fa il parroco di Roncobello, piccolo paese nella val Brembana, nel generale sconcerto dei fedeli disse: «Guardate che nei vangeli ci sono anche le donne». In questa semplice frase si concentra il nodo da sciogliere

Silvio Mengotto

Bergoglio

Da tempo e costantemente papa Francesco ha rilanciato la necessità e l’urgenza della presenza delle donne in ambiti decisionali. Una riforma ancora tutta da fare, «anche se Francesco dà l’esempio, sfidando evidenti resistenze, con alcune nomine femminili, in particolare alla Pontificia accademia delle scienze sociali, alla Commissione teologica internazionale, alla Congregazione dei religiosi, alla guida di un’università pontificia» (A. Pelletier, Una fede al femminile, Edit. Qiqajon, 2018, pp. 61-62).  Anche il recente documento finale del Sinodo ha rilanciato l’urgenza della presenza e partecipazione femminile «ai processi decisionali ecclesiali nel rispetto del ruolo del ministero ordinato» (n. 148).

Un rilancio sinodale importante, ma credo debba essere supportato da due cammini che aiuterebbero lo stesso cammino post-sinodale: serve un cambio di rotta e la necessità di ascoltare la voce delle donne. Avverto l’urgenza di aprire un cantiere. A pochi mesi dalla sua elezione papa Francesco denuncia «con grande coraggio come luoghi comuni quelli di una femminilità ripiegata sulla maternità o anche le ambiguità di un “servizio” che molto spesso degenera in mero asservimento. Sempre nella stessa linea, ha evocato l’urgenza per la chiesa di una riflessione di fondo. “Bisogna aprire un cantiere” (28 luglio 2013), ha affermato in modo sconcertante, come se il compito fosse ancora da iniziare, mentre da parecchi decenni il magistero della chiesa cattolica testimonia un’attenzione alle donne che si è manifestata a più riprese. Ma, di fatto, come negare che la questione resta a livello programmatico?» (A. Pelletier, Ivi, pp. 12-13). «Non basta chiedere alla gerarchia – dice Margherita Anselmi (Azione cattolica) invitata al Sinodo – un cambiamento se poi non c’è un impegno nella variazione di rotta da parte nostra. Siamo noi, donne e giovani, a dover muovere i primi passi». Le voci più critiche  pongono il problema interessante del superamento del clericalismo. Anche questo un tema/problema posto da molto tempo da papa Francesco e continuamente eluso, ma paradossalmente aprirebbe il giusto spazio alle donne, cioè ad una parte del laicato.  

Proposte

Al Sinodo, nella veste di uditore, ha partecipato anche il monaco Enzo Bianchi fondatore del monastero di Bose. «Bisogna darle diritto di parola nell’assemblea – dice Enzo Bianchi -. Capisco che il problema dell’Ordine (cioè delle donne prete, ndr) non si può porre per varie ragioni, e d’altra parte la Chiesa cattolica non lo recepirebbe mai, però il diritto di parola e la presenza negli organi decisionali sono auspicabili. Il monachesimo lo insegna da secoli: un abate conta quanto una badessa, e possono governare una comunità allo stesso modo». Nel marzo 2015, all’Auditorium San Fedele di Milano Enzo Bianchi, allora priore di Bose, avanzò una proposta che mi permetto di rilanciare.

«Ricordatevi questa frase – dice Enzo Bianchi – “ciò che tocca tutti, da tutti deve essere discussa e deliberata”. Questo è un principio Medievale elaborato dalla Chiesa cattolica, non dal diritto ne greco e ne romano. E’ un principio cattolico perché non lo mettiamo in pratica un po’? Perché non diamo voce alle donne? Pensate quante donne insegnano la Parola di Dio ai bambini, ai ragazzi? La dottrina chi la fa se non suore o donne? La catechesi chi la fa se non sono le donne? Continuo a chiedermi perché nel Medioevo a Ildegarda di Bingen era possibile predicare ai vescovi. Persino il papa è andato a sentirla nelle varie cattedrali in Germania. Perché altre donne hanno ricevuto nel Medioevo il mandato a predicare assieme ad alcuni laici, mentre oggi è impossibile che abbiano la predicazione? Se sono battezzati, competenti, perché il vescovo e l’autorità della Chiesa non può dare questo mandato? La domenica avere un’omelia presidiata dal prete che chieda ad una donna preparata, in gamba, riconosciuta dalla comunità e dal vescovo, un messaggio come fece la Samaritana». Una delle cose più belle la trovate nella cattedrale di Marsiglia. Sull’ambone è scolpito un bassorilievo straordinario dove è raffigurata Maria di Màgdala che predica. Questo nella cattedrale di Marsiglia!»

Con san Francesco c’è anche santa Chiara, non si possono separare. Lo scandalo di Gesù, che colpisce i farisei come i suoi discepoli, è stato quello di “vedere le donne” e aprire, non concedere, il giusto spazio. «Il fatto è che Gesù vede le donne ed esorta a vederle, come affermano con insistenza alcune letture contemporanee dei vangeli» (A. Pelletier, Ivi, p.27). Le omelie domenicali, come molte conferenze, sono prive di attenzione alle figure femminili della Bibbia e dei vangeli. Una carenza da affrontare proponendo una conoscenza e un approfondimento delle figure femminili ai sacerdoti, parroci, laici e laiche, esperti culturali, teologi e teologhe. Perché nella catechesi ordinaria non aprire costantemente l’attenzione pastorale sulle figure femminili nei vangeli e nella Bibbia? Una volta al mese perché il sacerdote non prepara l’omelia domenicale ascoltando o chiedendo il parere di una donna o delle donne?