L’ultima enciclica di Papa Francesco contiene delle novità, ma s’inserisce nella scia della Dottrina Sociale della Chiesa. Nel primo incontro del corso che si apre giovedì l’intento sarà quello di guardare la storia che ha portato a questa enciclica

di don Walter Magnoni

introduzionecorso

La Laudato si’ non nasce dal nulla, ma s’inserisce in una ricca storia della Chiesa che Papa Francesco traccia con precisione nelle pagine introduttive del testo.

Anzitutto vi è l’importante figura di Papa Giovanni XXIII che nel 1963 scrisse un’enciclica – La Pacem in terris – rivolgendosi per la prima volta non solo al mondo cattolico, ma anche “a tutti gli uomini di buona volontà”. Fu l’inizio di un cammino progressivo di dialogo tra cattolici e gli altri uomini. Nella Laudato si’ l’indirizzo è “a ogni persona che abita questo pianeta” (LS 3).

Oggi, il desiderio di Papa Francesco è quello di una cura della casa comune che coinvolga tutti, nessuno escluso. Contro il rischio reale di logiche individualiste e indifferenti ai mali del Pianeta, appare urgente un’azione sinergica che abbracci ogni persona a prescindere da appartenenze religiose, etniche e di genere.

Fu Paolo VI per primo a cogliere il rischio reale della “problematica ecologica” e le sue parole, datate 1971 non solo rimangono attuali, ma in parte si sono già realizzate. Negli anni ’70 del secolo scorso erano la politica ed il lavoro le grandi questioni sociali che appassionavano gli uomini. Tra le persone ancora non c’era consapevolezza dei mali che la mano dell’uomo stava producendo all’acqua, all’aria e al suolo. I gruppi di denuncia erano minoranza inascoltata.

Le problematiche ecologiche vengono messe al centro della Laudato si’ in prospettiva originale, anche grazie ad una intuizione di Giovanni Paolo II.

Nella Centesimus annus – testo del 1991 – il Papa polacco coniò l’espressione “ecologia umana” (CA 38): perché la sfida vera divenne quella del cogliere i nessi tra la questione ambientale e quella antropologica. Papa Francesco assume questo punto di vista e osserva in più passaggi la necessità di tenere insieme l’aspetto ecologico e quello sociale.

Il testo più importante per introdursi nei temi molteplici affrontati dall’enciclica del Papa argentino è però la Caritas in veritate di Benedetto XVI. Quel testo, purtroppo dimenticato troppo in fretta, credo che andrebbe riletto con attenzione perché nasce dalla consapevolezza che la crisi è anzitutto un problema culturale.

Sempre nell’introduzione alla Laudato si’ troviamo ampio spazio alla riflessione del Patriarca Ecumenico Bartolomeo che “ha richiamato l’attenzione sulle radici etiche e spirituali dei problemi ambientali”. Il problema ambientale non è solo una questione che chiede soluzioni tecniche, ma è qualcosa di più profondo e tocca il cuore dell’uomo.

Il titolo dell’enciclica rimanda esplicitamente alle parole di San Francesco d’Assisi. Quest’ultimo è “l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di un’ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità” (LS 10). Perché si possa vivere con lo stile che caratterizzò il santo d’Assisi è necessario recuperare la cura delle relazioni con dio, gli altri, se stessi e la natura.

Come si vede solo da queste poche parole, Papa Francesco s’inserisce in un solco significativo e si appella a tutti per ricercare “uno sviluppo sostenibile e integrale” (LS 13).

La sfida è alta e urgente e si fonda su uno strumento fragile e delicato quale è il dialogo.

Chi se la sente di accettare questa proposta?

Di questo e altro ancora si parlerà giovedì 2 febbraio nella prima lezione del corso.