Spunti del secondo incontro del corso di introduzione alla politica “verso un mondo senza politica?” In allegato il programma del 19 e 20 gennaio e la locandina dell’incontro con S.E. Mons. Filippo Santoro

Andrea Michieli

Milanodalduomo
Foto di Michele Pelosi-www.michelepelosi.it

Il secondo incontro residenziale (10-11 novembre) del corso “Verso un mondo senza politica?” è stata l’occasione per approfondire specifici temi che hanno animato il recente dibattitto pubblico, dalla crisi dei partiti ai flussi migratori.  Durante il precedente incontro di ottobre, la domanda che ci eravamo posti era se fosse possibile pensare una società senza politica: emergeva allora una risposta negativa. Da questa base, ovvero dalla necessità di una dimensione politica nella società umana, è nato il desiderio di approfondire i “perché” della crisi delle istituzioni e della “politica tradizionale”. Su questo tema si è avviato un dialogo che anche in questa sessione è stato appassionato e molto proficuo tra allievi, docenti e uditori.

Nando Pagnoncelli, sondaggista e presidente di Ipsos, ci ha introdotto alle dinamiche elettorali dell’attuale sistema dei partiti. Inoltre ha fornito le coordinate per spiegare alcuni dei fattori della crisi dei soggetti politici tradizionali. Sulla base dei dati forniti dalla relazione inaugurale, Giancarlo Rovati, professore di Sociologia all’Università Cattolica, ha approfondito, dal punto di vista sociologico, il ruolo del partito politico all’interno delle evoluzioni istituzionali e sociali del nostro Paese e, più in generale, la funzione dei corpi intermedi e la loro crisi.

La globalizzazione è uno dei fattori che mette in crisi la politica tradizionale perché fa perdere la capacità di incidenza delle scelte politiche dei singoli Stati dinnanzi a processi sovranazionali. Al peso di tali dinamiche globali è stata dedicata la mattina del sabato durante la quale sono intervenuti Emilio Colombo, professore di Economia internazionale all’Università Cattolica, e Laura Zanfrini, professoressa di Sociologia nell’Ateneo dei cattolici italiani. Colombo ha svelato, con un’efficace sintesi, i profili di interdipendenza delle economie dei singoli Paesi e la sempre più risicata (e, talvolta, controproducente) capacità di incidenza delle politiche economiche interne. Laura Zanfrini ha messo a fuoco i maggiori elementi di impatto del fenomeno migratorio e, inoltre, ha sottolineato le difficoltà culturali di un processo che va affrontato con spirito di accoglienza e intelligenza perché complesso e non riducibile a schemi semplificati.

Da ultimo, sono intervenuti don Walter Magnoni e Paola Bignardi. Il primo, responsabile della pastorale sociale della Diocesi di Milano, ha offerto il primo di una serie di interventi sulla Dottrina sociale della Chiesa. Magnoni, partendo dalla premessa che la dottrina sociale è un deposito di insegnamenti e prassi che precede l’epoca moderna, ha fornito alcuni esempi in cui il pensiero cristiano ha innovato radicalmente la società e risolto problemi di portata storica (come quello relativo all’usura nel Cinquecento). Paola Bignardi, già Presidente nazionale dell’Azione Cattolica e membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Cariplo, ha portato alcuni esempi di politiche messe in campo da soggetti che tradizionalmente non sono politici: tali organizzazioni, che lavorano nei servizi alla persona, sono stati presentati come soggetti politici atipici che, nella crisi della politica tradizionale, possono costituire una forma della partecipazione democratica. Da entrambe le relazioni è emersa l’importanza del “discernimento” personale e comunitario come chiave di volta per un’azione politica innovativa che assecondi la vocazione di ciascuno al bene comune.

Il prossimo incontro si svolgerà al Centro Pastorale diocesano a Seveso tra il 19 e il 20 gennaio 2018. La “due giorni” sarà dedicata all’approfondimento della domanda: “Cos’è il bene comune in una società plurale?”; domanda che racchiude in sé sia il problema della definizione di una tavola comune di valori e di fini della comunità politica, ma anche l’incognita sulle nuove forme di comunicazione che incidono sui contenuti della politica e sui suoi attori.