Per il 75°anniversario della Liberazione un murale verrà dedicato alla memoria di dieci volti e storie, poco conosciute, che si opposero al fascismo per riconquistare la libertà

di Silvio Mengotto

Orme-Ortica--Murale-75°-Ann-della-Liberazione

Con il patrocinio del Comune di Milano e del Municipio 3, martedì 18 febbraio ’20, nell’Aula Magna dell’Istituto Molinari è stato presentato il progetto/murale di Orme Ortica Memoria. I dieci volti rappresentati nel murale, sono la memoria di chi si oppose al fascismo pagando con la vita o la deportazione. Il murale sarà realizzato dal collettivo artistico Orticanoodless, in via Cavriana sulla massicciata antistante il murale dello sport. L’inaugurazione è prevista fine marzo o inizi di aprile. Nell’Aula Magna sono presenti più di duecento studenti. Alla presidenza: Rolando Colferai presidente ANPI, Leo Girardi e Maurizio Barbarello presidenti ANED, Luisa Ghidini Comotti presidente ANPC, Gino Morrone presidente ANPPIA, Antonio Quatela presidente Bella Ciao Milano, Caterina Antola presidente Municipio 3, Giovanni Lanzetti presidente di Orme e Alita del collettivo artistico Orticanoodless. I presidenti delle associazioni hanno suggerito le storie di: Elena Rasera, nel marzo ’44 organizzò lo sciopero con l’adesione di 500 operaie; Claudia Ruggerini, staffetta in Val d’Ossola; Carlo Venegoni, sindacalista condannato a dieci anni di confino; Arianna Szòrènyi, sopravvissuta, con altri 25 bambini ebrei, su 776 deportati ad Auschwitz. Ha pubblicato il libro Una bambina ad Auschwitz; Luigi Pestolazza, giovane partigiano di Giustizia e Libertà; la beata suor Enrichetta Alfieri, clandestinamente portò all’esterno del carcere di San Vittore biglietti a parenti e notizie per la salvezza di ebrei e antifascisti; mons. Giovanni Barbareschi, personaggio di spicco della Resistenza milanese legato alle Aquile Randagie; Thelma Hauss De Finetti, nel suo diario di guerra scrive della protezione, e  salvezza, data clandestinamente a importanti comandanti partigiani tra questi Enrico Mattei; Carlo Bianchi,  protegge la clandestinità di Teresio Olivelli, verrà fucilato a Fossoli con 66 detenuti politici; per ultimo Mino Steiner che, dopo lo sbarco degli alleati, contatta i servizi segreti anglo-americani che gli affidano una importante missione. Suscitando sorpresa, e la  generale attenzione, il rappresentante ANPC ricorda che «anni fa il cantante Morgan, al termine di una canzone in tv, si rivolse ai giovani dicendo «Se oggi siamo liberi di cantare, suonare, ballare ed essere felici, lo dobbiamo ai padri che, con il loro sacrificio, ci hanno donato la libertà di cui oggi godiamo. Non dobbiamo mai dimenticarli, ma onorarli per il loro sacrificio».

 

I colori della memoria

Nel quartiere Ortica, (l’ortica è la pianta che cresce ovunque, anche in mezzo al cemento) sono presenti 20 opere di arte urbana che hanno trasformato un’intera area di Milano nel primo quartiere museo al mondo dove la storia del ‘900 è scritta sui muri. In questo quartiere museo verrà realizzato il 12° murale di Orticanoodless, un collettivo artistico che, da tempo, si occupa di arte pubblica, sitart e comunicazione dipingendo murales nei contesti urbani coinvolgendo i cittadini residenti del quartiere. «I colori – dice Alita del collettivo artistico – come si vede dal bozzetto, sono stati scelti dall’artista Walter Contipelli per simboleggiare la carica emotiva dell’opera. Il viola rappresenta il dramma della morte e del sacrificio, il nero per accentuare il messaggio del dolore, infine il rosso a rappresentare la passione, le lotte, il sangue versato per la libertà». Coinvolgendo i cittadini nasce un dialogo, un’amicizia, si condividono esperienze. Oggi sono invitati gli studenti a partecipare alla realizzazione artistica del murale. La tecnica pittorica adottata è quella dello spolvero che «aiuta molto – precisa Alita – alla partecipazione di chi desidera dipingere un murale. Quando si lavora su grandi murales si dedicano tante ore. Dipingere è un gesto manuale un po’ meccanico, ma la mente viaggia. Il più delle volte bisogna capire cosa si dipinge e saperlo raccontare. Si creano domande, riflessioni. Guardando quei volti dipinti sei in grado di raccontare le loro storie. Si crea una memoria storica. Nasce spontanea la funzione didattica del murale che insegna a comunicare. Credo che i volti, e lo sguardo, sono la massima espressione dell’uomo.