Non è una semplice iniziativa, ma un progetto di solidarietà basato su un’analisi della realtà sociale e sulla condivisione ampia di un programma per “reagire insieme” a tanto disagio

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La scheda in allegato (box a sinistra), non è un volantino divulgativo bensì un documento attraverso il quale presentiamo in modo sintetico ma compiuto l’idea germogliata nell’ambito del GRANIS San Siro per affrontare il problema del “lavoro che manca”.

E’ una proposta di solidarietà basata su un’analisi della realtà sociale e sulla condivisione ampia di un progetto per “reagire insieme” a tanto disagio; non è una semplice iniziativa.  E’ quindi facile immaginare che una prima lettura del documento possa far sorgere qualche perplessità:  progetto complesso, meglio partire da un’attività più limitata; ciascuno di noi ha già molti impegni, come possiamo dar vita anche a questo? sono un pensionato, come posso trasformarmi in imprenditore o artigiano ?  su quali forze possiamo contare per portarla avanti ?  Perplessità e domande di buon senso e sano realismo, quindi condivisibili e da ascoltare con attenzione. 

Ma allora “perché” nasce la Proposta di “ReAgire” ?

Il 5 luglio, parlando a Campobasso all’Università del Molise, Papa Francesco affermava:  «Non avere lavoro non è solo non avere il necessario per vivere: no, noi possiamo mangiare tutti i giorni, andare alla Caritas o altre associazioni. Il problema è non portare il pane a casa, questo toglie la dignità ….. Il problema più grave non è la fame, è la dignità: dobbiamo difenderla e la dà il lavoro».  E poi ha sollecitato tutti a unirsi e a «rompere gli schemi»:  «È vero, il nostro Dio è Dio delle sorprese: ogni giorno ce ne fa una. Dio è così, è così il nostro Padre. Dio rompe gli schemi: se non rompiamo gli schemi, non andremo mai avanti.  Perché Dio ci spinge a questo:      a essere creativi verso il futuro».

Pochi giorni prima, il 20 maggio, aprendo l’Assemblea della CEI aveva del resto invitato i Vescovi e tutti noi ad occuparcene:  “E’ un’emergenza storica, che interpella la responsabilità sociale di tutti: come Chiesa, aiutiamo a non cedere al catastrofismo e alla rassegnazione, sostenendo con ogni forma di “solidarietà creativa” la fatica di quanti con il lavoro si sentono privati persino della dignità…..”

Ora, se Papa Francesco pensa che il Signore ci sorprenderà attraverso risultati insperati del nostro impegno nella più povera regione d’Italia, cosa dovremmo aspettarci “rompendo gli schemi” nella ricca Milano ?

Ecco il perché di una proposta come “ReAgire”

 Solidarietà creativa per rompere gli schemi nella nostra città a partire dalla realtà delle persone che vivono nei quartieri e nelle parrocchie di questo decanato.  Una proposta immaginata per “accompagnare al lavoro” chi è precario attraverso diverse iniziative concrete; ma basata sulla consapevolezza che per renderlo possibile è necessario anzitutto offrire “a tutti”- ciascuno con i limiti e i talenti di cui dispone – l’opportunità di esercitare la propria responsabilità sociale partecipando a una comunità d’intenti, insieme chi “ce la fa” e chi “rischia di non farcela”, per creare il necessario contesto di relazioni e strumenti solidali.  Perché, come ci ricorda ancora Papa Francesco nella Evangelii Gaudium: “la parola solidarietà si è un po’ logorata e a volte la si interpreta male, ma indica molto di più di qualche atto sporadico di generosità.  Richiede di creare una nuova mentalità che operi in termini di comunità, di priorità della vita di tutti rispetto all’appropriazione dei beni da parte di alcuni.”

La Proposta germogliata nell’ambito del GRANIS è, per il momento, un progetto di solidarietà destinato a verificare l’interesse di molti, credenti e non credenti. Seguiranno a breve progetti operativi ma vi chiediamo anzitutto di giudicarne l’utilità per la dignità della vita di coloro per cui viene concepito; e per tutti noi quale strumento condiviso di testimonianza.  Potrà avvenire in molti modi: promuovendone la conoscenza nelle relazioni abituali; accogliendo situazioni di precariato che potrebbero partecipare alla rete; impegnando parte delle proprie risorse economiche, della propria competenza, della propria iniziativa imprenditoriale nel sostegno a progetti operativi; acquistando prodotti o servizi realizzati da associati o promossi nella rete solidale.