Lo scorso Aprile è mancato Don Raffaello Ciccone, dal 1979 al 1986 Parroco di Muggiano e dal 1995 delegato arcivescovile delle Acli Milanesi, responsabile della pastorale del lavoro per molti anni, grande amico di molti di noi. Lo ricorderemo presso la Parrocchia S.Marcellina di Muggiano a Milano Domenica 18 Ottobre alla Messa delle ore 10.30

Don Alberto Lesmo
Parroco S.Marcellina - Milano

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Lo scorso Aprile è mancato Don Raffaello Ciccone, dal 1979 al 1986 Parroco di Muggiano e dal 1995 delegato arcivescovile delle Acli Milanesi, responsabile della pastorale del lavoro per molti anni, grande amico di molti di noi.

Lo ricorderemo presso la Parrocchia S.Marcellina di Muggiano a Milano Domenica 18 Ottobre alla Messa delle ore 10.30. Invitiamo i familiari, gli amici e la comunità a questo momento che vuole essere soprattutto di ringraziamento al Signore e a Don Raffaello per il grande dono che è stato per tutti noi.

Io stesso ricordo che nominato parroco di S.Marcellina, lo incontrai nel Giugno del 2008, nel cortile pieno di ragazzi di S.Maria del Suffragio, ci salutammo e lui mi lasciò il suo bellissimo scritto a ricordo del suo 50° di sacerdozio che ricorreva proprio allora; felice coincidenza. Poi ebbi modo di incontrarlo anche in altre occasioni, un matrimonio in cui commentò mirabilmente la pagina evangelica dei discepoli di Emmaus, un incontro in decanato per la Giornata Mondiale delle famiglie sul tema del lavoro e della solidarietà, nella messa a ricordo di Giuseppe. Poi ho incontrato centinaia di volte don Raffaello nel ricordo carico di ammirazione e di amicizia delle persone della nostra comunità per il suo modo di “spezzare” il pane della parola, c’era chi prendeva appunti durante le sue prediche.

Mi ha molto colpito il giorno del suo funerale l’accorrere di tante persone, la Bibbia firmata dai presenti, la testimonianza di sua sorella, le parole degli amici delle Acli. In particolare queste parole riferite a don Raffaello:

“Anzitutto gli stava a cuore la Parola di Dio: è infatti attraverso la Parola che il Signore ci parla ogni giorno. Era nota la sua insistenza sui commenti dei testi biblici della liturgia domenicale, che con fedeltà curava e pubblicava ogni settimana sul portale delle ACLI esortandoci a farne tesoro, per noi stessi, per i Circoli e per le parrocchie. La Scrittura – nonostante gli oltre 20 anni di magistero episcopale a Milano del card. Martini, altro grande cultore della Parola – è ancora troppo poco frequentata dai fedeli. Occorre averne maggiore confidenza, lasciare che essa illumini e orienti la nostra vita. Per questo don Raffaello vi tornava di continuo, sfruttando le varie occasioni che gli si presentavano. Gli stava a cuore una fede calata nell’esistenza di tutti i giorni, in uno stile di vita laicale incarnato nel quotidiano. Contro ogni rischio di spiritualismo, don Raffaello insisteva perché il Vangelo sapesse innervare l’esperienza concreta delle persone, dei gruppi e delle comunità, con particolare riferimento al mondo sociale e del lavoro. Ciò che più stava a cuore a don Raffaello eravamo noi, ossia le tante persone che ha incontrato nel suo cammino di uomo e di prete. Sapeva voler bene, con attenzione e insieme con discrezione. Aveva il modo e il tono giusto di interessarsi a noi, di aiutare quando era il momento opportuno senza sottrarre a ciascuno l’incombenza delle sue responsabilità. Possiamo dire che la sua famiglia – oltre ovviamente ai parenti più stretti – erano la Chiesa e le ACLI: a tale famiglia ha dato tutto ciò che poteva. E continuerà a farlo, ne siamo certi: dal Cielo, nella fede e nella comunione dei santi, rimarrà per sempre vicino a tutti noi”.

Mi sembrava di risentire le parole di Don Milani il priore di Barbiana, a cui don Raffaello si ispirava per tante sue attività, il quale alla fine della sua vita disse ai suoi ragazzi:” Ho voluto più bene a voi che a Dio ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto”.

Don Raffaello scriveva ogni domenica un commento alle letture della Messa. Ecco cosa scrisse per il giorno di Pasqua di quest’anno commentando l’incontro tra Gesù e Maria Maddalena: “Ecco: la Pasqua è come un ritrovarsi, è un sentirsi nuovamente chiamati per nome, indipendentemente dai distacchi, dal vuoto, dall’abisso dell’inconoscibile, dalla paura. Gesù è come se dicesse: “sono qui”. Quando c’è amore vero, amicizia profonda, relazione totale è come se la morte non esistesse.

Distacco sì, ma non annientamento, vuoto sì, ma non assenza, pianto sì, ma non melodramma. Purché non si ritorni a casa. Purché si continui a correre, cercare, coinvolgere, rimanere, senza lasciarsi fuorviare da nessun angelo biancovestito. “Maria!” “Rabbunì” E’ una relazione che continua e non tramonterà mai. Perché c’è stato un ritrovarsi, c’è stata una fedeltà, c’è stato un fidarsi al di là di ogni logica. Forse Pasqua è proprio questo ritrovarsi, pieno, profondo, con il Signore vivente, che ti chiama per nome. Ed anche con tutti coloro con cui condividiamo l’aver visto o l’aver creduto in qualcosa di grande e di Insospettato”.

A don Milani piaceva tanto il motto dei giovani americani migliori “I care”, mi interessa, me ne occupo, mi sta a cuore. Caro Don Raffaello nel ricordo grato della comunità di Muggiano io con tutti questi amici mi sento di condividere ciò che ti ha appassionato, “I care”, e grazie.