Lunedi 24 settembre ore 18,00 presso il centro S. Fedele, p.zza S. Fedele, 4 Milano, presentazione, del libro di Alessandra Smerilli "Pillole di Economia civile e del ben vivere” modera don Walter Magnoni

Sergio Massironi

alessandrasmerilli

Alessandra Smerilli è una voce sempre più significativa nel panorama ecclesiale italiano. 43 anni, suora salesiana con un dottorato in Economia alla School of Economics della East Anglia University di Norwich; alla docenza universitaria unisce l’impegno educativo e una ricerca che spazia su molteplici fronti. È socia fondatrice della Scuola di Economia civile e membro del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici. Papa Francesco l’ha invitata al prossimo Sinodo dei vescovi sui giovani, come per sottolineare che il mondo contemporaneo sia comprensibile solo possedendo le giuste chiavi interpretative di processi economici e finanziari sempre più pervasivi. “Forse – dice lei – dobbiamo rispolverare il pensiero francescano secondo cui il mercato deve essere luogo di civiltà”.

 

Il suo ultimo libro, “Pillole di Economia civile e del ben vivere” (Ecra 2018), rende disponibili al grande pubblico alcune intuizioni economiche capaci di ridisegnare l’intero quadro sociale. La crisi di dieci anni fa e il cambiamento d’epoca in corso, infatti, hanno profondamente sfilacciato i nostri legami. E suor Alessandra, nei brevi ma incisivi capitoli che si susseguono nel volume, reagisce a quello che considera “un dato molto allarmante se pensiamo che l’Italia ha fatto del modello comunitario il suo punto di forza: sono state le comunità che hanno fatto il miracolo economico. Senza comunità la vita non è felice e l’economia non cresce”. Nulla di troppo romantico, né di impossibile: un sogno, invece, coi piedi per terra, mai abbandonato da un buon numero di imprese grandi e piccole, organizzazioni e cooperative animate da una profonda idealità. Esistono dunque imprenditori, scelte strategiche, traiettorie di crescita che più di altri sono in grado di generare ricchezza per le persone, i territori, la società. Si tratta solo di rendersene conto, di conoscere, di far circolare buone notizie che spesso non guadagnano le luci della ribalta. “Se vogliamo uscire dalle nostre crisi”, scrive Smerilli, ci occorrono “un altro sguardo, altri occhi… occhi di chi davanti alle doglie sa vedere il bambino che sta nascendo. E far festa”.