Riflessione di don Andrea Cardani di Pogliano Milanese

di Don Andrea Cardani
Pogliano M.se (MI) - Zona IV

futuro

Non lascerei sfuggire l’interessante lettera del prof. Paolo Pileri di martedì 24 marzo su “Avvenire” che apre ad un confronto su come impostare le scelte economiche e politiche del dopo stato di emergenza che stiamo vivendo. L’invito innanzitutto a pensare al futuro e a non cedere alla facile e fuorviante risposta del “tornare presto alla normalità” è un appello da cogliere in tutto il suo valore. L’assuefazione alla normalità di una globalizzazione che rischia sempre più di schiavizzare l’uomo anziché migliorarne la qualità della vita deve farci ora riflettere per fare i passi giusti, per uscire da questo tempo con una prospettiva che non ripercorre le stesse vie di un turbocapitalismo della normalità che ha mostrato i suoi effetti perversi ma che apre ad una visione sociale del mercato dove al centro mette l’uomo. Non voglio cadere nella retorica ma suggerire passi concreti.

Mettiamo attorno ad un tavolo (necessariamente virtuale di questi tempi) personalità che hanno pensato e mostrano sensibilità su questi temi e sullo sviluppo umano: prof. Pileri, prof. Luigino Bruni, prof. Ernesto Galli della Loggia, prof. Diego Masi, prof. Stefano Zamagni, prof.ssa Cettina Militello. Da qui e da Comitati di Quartiere da costituire in ogni paese far emergere i temi e le proposte per uno sviluppo equilibrato e sostenibile. Il prof. Pileri ne ha già indicati alcuni molto importanti nella sua lettera, aggiungo: riduzione dell’orario di lavoro a parità di stipendio, salario minimo, il valore della domenica, riduzione parlamentari e stipendio parlamentari, riconversione delle fabbriche di armi, maggiori poteri alla Guardia di Finanza per scovare evasioni fiscali, maggiori mezzi a chi combatte la criminalità organizzata… Ho letto da un articolo un dato che mi ha impressionato; nel 2018 nel gioco d’azzardo (legale) sono stati spesi 107 miliardi di euro, pari all’intera spesa sanitaria.

Non bastano più gli appelli generici che invitano i cattolici ad un impegno nel campo politico. Occorre partire secondo me da questi temi e vedere chi ci sta. Anche noi preti dobbiamo fare la nostra parte per suscitare un coinvolgimento sugli aspetti che stanno a cuore a tutti per il funzionamento dello Stato e a favore della qualità della vita di tutti. Uscire dalla retorica del bene comune vuol dire secondo me “sfruttare” anche queste settimane per ripensare al modello di sviluppo in cui siamo inseriti per trovare quello che alla fine ci rende più umani, non “animali” da sfruttare per produrre e consumare.

Ci è data  anche oggi, nella drammaticità di questa emergenza sanitaria, un’occasione per renderci conto che continuando così ci faremmo sempre più del male e per iniziare un possibile cambiamento di mentalità e di azione politica.