Il senso di questa proposta vorrebbe essere quello di attivare un processo di dialogo costruttivo tra il mondo ecclesiale e quello civile. Non si tratta di immaginare due mondi paralleli, ma un’unica realtà dentro cui i cattolici sono anche sempre cittadini che hanno a cuore il bene del territorio nel quale vivono.

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Concretamente la “lettera alla città” vorrebbe essere il tentativo di attivare un gruppo rappresentativo di cattolici della città per interrogarsi, attraverso un metodo ben preciso, sulle priorità che si avvertono oggi nella polis. Il frutto di questa riflessione, se condiviso, dovrebbe diventare una lettera aperta alla città e indirizzata a tutti i cittadini.

Il metodo suggerito parte dal ragionare insieme tra credenti che provengono da realtà associative non sempre dialoganti tra loro. Perché il lavoro sia significativo è importante che vi siano persone di età diverse, con professioni e impegni ecclesiali e civili non omologati. La domanda da cui partire è: cosa sta succedendo nella nostra città? A ognuno sarà chiesto di raccontare le evoluzioni positive e negative che coglie in questo tempo nella città. Il desiderio è quello di avere uno sguardo “simpatico” e non “rancoroso” verso il territorio dove si vive; inoltre si eviti di porsi come chi giudica pensando che tutto sia sbagliato. Appare fondamentale partire dall’elogio alla città cogliendo il lavoro positivo svolto e mettendo poi in rilievo le criticità.

Non serve a nessuno una lettera generica che parla di tutto; invece per innestare un buon dialogo è fondamentale mettere in rilievo al massimo tre peculiarità (ma ne può bastare anche una) su cui come cristiani si è disposti a collaborare con tutti coloro che lo vorranno. La domanda finale della lettera sarebbe opportuno che aprisse a percorsi concreti. Per questo occorre domandarsi: cosa siamo disposti a fare per questa città?

Una volta scritta la lettera e discussa ad esempio in consiglio pastorale, il passaggio successivo è la sua pubblicizzazione in modo che tutti possano conoscere questo testo.

La lettera vuole aprire un dibattito e portare a delle azioni, per questo sarà importante fornire un indirizzo email dove chi vuole può fare pervenire le sue osservazioni. Inoltre potrebbe essere opportuno ipotizzare un momento pubblico dove presentare la lettera alla città.

In alcuni territori magari si avvierà il lavoro senza giungere alla stesura di una lettera, ma il trovarsi tra cristiani con sensibilità diverse per pensare a quale città si desidera è già un esercizio significativo e spesso ignorato dalle comunità. Non riuscire a elaborare una lettera non è necessariamente un fallimento, ma il riconoscimento della complessità del territorio e del bisogno di un ulteriore discernimento.

Sarebbe bello che i territori potessero pubblicizzare la lettera all’inizio del 2017, questo significa che il tempo di preparazione è quello della prima parte dell’anno pastorale. Durante il tradizionale convegno della Vigilia in vista della Giornata della Solidarietà si darà spazio al racconto dei territori che hanno scritto la lettera alla città. Sarà interessante vedere quali priorità emergeranno in questo tempo in una grande Diocesi come quella di Milano che vanta una significativa eterogeneità territoriale.

Si auspica che tale lavoro possa essere svolto nelle grandi città, ma nessuno si deve sentire escluso e anche i territori più piccoli possono ipotizzare la lettera alla città.

Il Servizio per la Pastorale Sociale ed il lavoro resta a piena disposizione per accompagnare le fasi del lavoro dei territori.

 

Premessa:

1. Un testo scritto da cittadini a cittadini superando la divisione “noi/voi”.

2. Cittadini appartenenti alla comunità cristiana che dialogano con tutti i loro “vicini” con il desiderio di creare relazioni di prossimità.

3. Lo stile sia umile e di ascolto vero; in questo gioca molto una cura del linguaggio con cui scrivere la lettera.

 

 

Le ragioni per cui si scrive:

1. Condividere la passione per la città e non “spiegare” agli altri che cosa devono fare; questo pur nella consapevolezza che vi sono compiti e responsabilità diverse.

2. Il desiderio è quello di “rilanciare” la partecipazione alla vita della città.

3. La necessità di rispondere ai bisogni veri che il territorio esprime sia sul piano personale sia su quello comunitario sia su quello istituzionale.

 

 

Gli obiettivi che ci si pone nello scrivere:

1. Recuperare, in pura gratuità, la dimensione dell’ascolto dell’altro, degli altri, del territorio.

2. Mettere a tema, affrontare e puntare a risolvere questioni aperte e che “pesano” sulle spalle delle persone/famiglie, a partire dai più poveri.

3. Creare all’interno del territorio un dialogo tra coloro che vi abitano al fine di discernere insieme il bene comune.

 

 

Contenuti da far emergere nella lettera:

1. Lettura, conoscenza, analisi della propria realtà. In tal senso servono criteri e strumenti per leggere il presente. Lo stile non vuole essere quello di analisi sociologiche ma di uno sguardo credente che scruta la società con gli occhi della fede.

2. Priorità rilevate, tra cui un tema urgente da affrontare.

3. Azioni che si è disposti a mettere in atto insieme agli altri cittadini.

 

 

Destinatari

             Tutti i Cittadini.

 

Sfida:

Creare un dialogo di vita buona “dal basso”.

 

Tempi:

1. Contatti con alcuni parroci in accordo con i VEZ per anticipare le proposte.

2. Presentazione del progetto alla Due giorni decani.

3. Tra Settembre – novembre: tempo propizio per preparare la Lettera.

4. Dicembre: confronto sulla lettera all’interno della comunità cristiana.

5. Gennaio: pubblicazione diffusione via stampa e media.

6. Febbraio: giornata della solidarietà: “Per una città solidale dove riprendere i contenuti delle lettere alle città”.