Intervista di Sergio Lambrugo a Sabino Illuzzi, responsabile della commissione di animazione sociale del decanato di Seregno/Seveso, dopo la provocazione di Papa Francesco al sinodo sulla famiglia

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Così, con uno slogan, papa Francesco ha richiamato al rispetto di un autentico stile evangelico la Chiesa che si apprestava a vivere l’esperienza del Sinodo sulla Famiglia. Uno slogan che, nella sua efficacia, apre percorsi di riflessione in più direzioni. Con Sabino Illuzzi, responsabile della Commissione di Animazione Sociale del Decanato di Seregno-Seveso, ne apriamo una.

“La Chiesa è una comunità di uomini che percorrono insieme le strade della vita testimoniando come la fede aiuta a vivere: le strategie, le mediazioni, le opere, i progetti pastorali sono una conseguenza. La Chiesa ha un tesoro molto più grande di tutto quello che può fare, e che fa comunque. La Chiesa può ridestare la speranza e questo deve comunicare, il tesoro che ha, cioè Cristo, che si è fatto carne proprio per mostrare ad ogni uomo la strada per compiere la propria umanità. Speranza e pienezza di umanità che generano una capacità di iniziativa che incide nella storia.”
 

Quindi, la frase del Papa può essere letta come un monito a non pensare soltanto ad aspetti organizzativi?

“Gli aspetti organizzativi sono importanti. Ma la differenza non la fa una buona organizzazione: la differenza della Chiesa e nella Chiesa la fanno la consapevolezza e le ragioni per cui si mettono in campo le azioni. Faccio un esempio concreto. Il valore più grande che può avere la presenza delle opere di carità non è nei servizi ben organizzati, ma nella testimonianza dello spirito di carità che ha portato e porta oggi la comunità cristiana ad attivare questi servizi. Un servizio fatto bene può gestirlo, per esempio, anche un ente pubblico o una qualunque organizzazione non profit, con tutto il rispetto dovuto a queste organizzazioni. La comunità cristiana, almeno come tensione, non può non contribuire a rispondere ai bisogni di ogni uomo, e ‘rispondendo’ a questi bisogni testimonia l’origine del suo impegno, cioè la vita cambiata dall’incontro con Gesù”.
 

Il richiamo è quello di una fede che sia vissuta…

“Assolutamente sì. E a questo ci esorta costantemente il cardinale Angelo Scola. E la sollecitazione non è solo ad un compito, diciamo così di evangelizzazione, ma è per aiutare ciascuno di noi a vivere le circostanze ordinarie della vita non soffocando, ma preservando e realizzando la propria personalità. E in questo possiamo essere una provocazione utile per tutti, testimoniando la bellezza di una cristianesimo che dà senso alla vita nei suoi diversi ambiti, “unificandola”, cioè superando la frammentazione di una vita “liquida”, sempre più frenetica e incerta, che conduce spesso ad omologarsi a consuetudini e modelli culturali basati su un relativismo e un nichilismo senza speranza. La pretesa cristiana invece è dare speranza per rigenerare quella energia spirituale e morale necessaria per guardare il futuro con il desiderio di costruire”.
 

E troppo spesso non si traduce in impegno sociale o politico…

“La comunità cristiana è un luogo di formazione, o meglio di educazione. Un luogo in cui ciascuno possa verificare che la natura dell’esperienza cristiana ha a che fare con tutto ed, eventualmente, maturare una specifica vocazione all’impegno sociale e politico. Soprattutto, luogo in cui si impara una visione autentica dell’uomo e del suo essere in relazione con gli altri, del suo destino e del senso della sua esistenza. Da questa visione deriva una capacità di guardare la realtà con la chiave di lettura proposta dal Magistero Sociale della Chiesa. In questo senso, come Commissione decanale stiamo collaborando con la Diocesi nella preparazione di specifici percorsi formativi che possano insegnare il Magistero Sociale della Chiesa, ad oggi per molti un grande sconosciuto!”