Una sintesi del primo degli incontri sul tema tenuto, presso i Salesiani di via Copernico a Milano, da Walter Magnoni, responsabile della Pastorale Sociale e del lavoro della Diocesi

Giulio Mandara

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Sono passati quasi quattro anni dalla pubblicazione dell’Enciclica “Laudato sii” di Papa Francesco, e come spesso avviene dopo le prime reazioni mediatiche – e i commenti negativi di chi non vorrebbe che il Papa si rivolgesse a tutti anche con rimproveri e inviti impegnativi – si è passati ad altro.

L’occasione per rivisitare l’enciclica, che appunto è rivolta a tutti perché riguarda “la cura della casa comune”, è il primo incontro del ciclo “Ecologia Integrale” che prevede una serie di incontri proprio sull’ecologia esplorando la Dottrina Sociale della Chiesa. Ciclo di incontri promosso dalla Associazione Salesiani Cooperatori – Centro “ Attilio Giordani” –Milano in collaborazione con Exallievi Don Bosco S.Ambrogio. Non a caso è stato aggiunto un sottotitolo: “con lo sguardo del buon cristiano e onesto cittadino”.

La dottrina sociale della Chiesa è fatta dal Magistero – in particolare appunto le encicliche sociali dalla Rerum Novarum in poi – ma che in senso ampio comprende anche le azioni sociali della Chiesa, come ricordò in un’intervista ancora da cardinale Karol Woityla, poi S. Gìovanni Paolo II.

Gli incontri sono tenuti da don Walter Magnoni, tra l’altro responsabile della Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano. Il relatore ha illustrato il percorso degli incontri – che successivamente toccherà il magistero di altri Papi, compresi S. Paolo VI e Benedetto XVI –  epoi i punti salienti della stessa Laudato Sii. Che riprende lo schema della Mater et Magistra di S. Giovanni XXIII: guardare, giudicare, agire.

Papa Francesco nella Laudato Si’ invita a prendere atto della degradazione ambientale in atto oggi, e la tiene sempre unita alla questione sociale: la disuguaglianza che penalizza in tanti poveri e privilegia i pochi ricchi: le due questioni vanno insieme. Il Paradigma Tecnocratico Dominante è la realtà per cui gli interessi nazionali prevalgono su quelli collettivi, il bene comune, e in particolare, in questo quadro, la finanza determina l’economia e l’economia determina la politica. Mentre occorrerebbe ritrovare un primato della politica e agire a partire dal fatto inevitabile che il mondo è globalizzato e le azioni dei singoli, dei gruppi e degli Stati sono interdipendenti.

Perché il riferimento a S. Francesco? Perhché questo Santo, tanto popolare e anche, potremmo dire, molto “tirato per il saio” e interpretato anche in modo a volte parziale e utilitaristico, ha vissuto quella che è l’ecologia integrale: il rapporto armonioso con Dio, con la terra, con se stesso. Che sono le tre dimensioni fondamentalli, della relazione, insieme al rapporto con gli altri. Utilli, dice don Walter al suo uditorio, che è un pubblico di praticanti, in questo caso, legati al mondo salesiano, anche per un’esame di coscienza.

Il problema dell’ecologia, e delle disuguaglianze sociali che vi sono legate, è da affrontare, come fa il Papa nell’Enciclica in esame, a tre livelli, che – come ricordava il filosofo francese Paul Ricouer (richiamato da don Walter) non vanno confusi: il livello personale, il livello comunitario, il livello istituzionale. Può far sorridere che un Papa in un’enciclica ricordi le buone pratiche quotidiane di tutela dell’ambiente, come la raccolta differenziata, la riduzione dell’inquinamento usando in modo intelligente le auto, o l’evitare di tenere accese luci non necessarie in casa. Eppure il Papa scrive anche questo, e invita a non considerare queste pratiche come irrilevanti.

Ma occorrono anche le buone pratiche vissute insieme, comunitariamnte. Gli esempi non mancano, dentro e fuori il mondo ecclesiale, anzi spesso ci sono iniziative che vedono collaborare tutti, credenti e non. E don Walter sottolinea come il tema delala difesa e tutlela ambiente sia anche per il credente un’occasione preziosa di confronto e dialogo con chi non condivide la stessa fede. Proprio perché, inevitabilmente, coinvolge tutti.

Dopo aver visto e valutato, la terza parte, che pul essere messa sotto la cateogria dell’agire, spiega come l’ “antidoto” al Paradigma Tecnocratico Dominante sia il “prendersi cura”, l’ “avere a cuore”, di cui ha parlato fin dalla Messa di inaugurazione del Pontificato, il 19 marzo 2013, festa di S. Giuseppe. Esattamente il contrario della “cultura dello scarto” tanto ricordata da Papa Francesco, che ivece è parte del Paradigma: la persona è presa in considerazione finché utile ai propri scopi, altrimenti è messa da parte, appunto scartata.

Tanti altri spunti nella relazione di don Walter, che poi ha risposto ad alcune domande e riflessioni proposte dai presenti. Uno per tutti: tra le “molteplici sintesi tra fede e ragione” che il Papa suggerisce essere possibili (contro l’idea che ce ne possa essere una sola) è importante, per parlare ai giovani di oggi, trattare di quella che coinvolge l’affettività, le emozioni, di cui è difficile, ma è anche importante poter parlare, a partire dalla famiglia. I giovani hanno bisogno di adulti che siano adulti e non “adultescenti”, che li aiutino a capire e interpretare,e  anche a raccontare, quello che vivono anche sul piano fondamentale delle emozioni.

I prossimi incontri si terranno sempre presso l’Istituto salesiano S. Ambrogio di via Copernico 9 (eventualmente nella Sala polifunzionale ex libreria LDC di via Melchiorre Gioia 58) nei giorni venerdì 21 febbraio, giovedì 21 marzo, mercoledì 10 aprile, domenica 16 maggio, sempre alle 20.45 alle 22.30.