Incontro proposto dalla parrocchia di San Michele Arcangelo di Milano

Silvio Mengotto

donne
Immagine della locandina

L’incontro verrà accompagnato dalla proiezione di fotografie di  quadri famosi della via Crucis. Il curioso titolo porta nel profondo della cultura ebraica. In aramaico Ruàh significa “spirito”, alito, vento invisibile, con la radice etimologica femminile. Da qui inizia la lettura del protagonismo delle donne nella Palestina di Gesù, concentrando la narrazione sull’esclusivo protagonismo femminile, con poche eccezioni, che riempie le ore della passione, morte e risurrezione di Gesù. Novità sconvolgente del Vangelo è la promozione che Gesù fa del femminile e della donna elevandola alla dignità di persona e includendola con continui e ripetuti anticipi di fiducia che scandalizzano, non solo scribi e farisei, ma gli stessi discepoli. Comparando i quattro vangeli si inizia con l’unzione di Betania, in successione la portinaia di Caifa, la moglie di Pilato, le pie donne sul Golgota. Sotto la croce una presenza, articolata e cospicua, di donne: la Madonna e la sorella, Maria di Magdàla, Maria madre Giacomo e Giuseppe, la madre dei figli di Zebedeo (Mt), Salome (Mc) Giovanna moglie dell’amministratore di Cusa (Lc), Maria di Cleofa (Gv). Nel mattino della risurrezione l’incontro con Maria di Magdàla e con il gruppo delle donne. Sono ricordate brevemente alcune donne: Santa Ildegarda Von Bingen, Sophie Scholl (La Rosa Bianca), Rosa Parks, e le tre scienziate afroamericane: Mary Jackson, Dorothy Vaughan e Katarin Johnson.  

Come guida musicale sono proposte alcuni dei dodici brani chiusi, tratti dalla composizione dello Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi, fecondo compositore, morto in giovanissima età, e grande innovatore che ispirò Bach, Mozart e altri contemporanei. Previsti gli interventi di Elena Laino, Alto, di Laura Maria de Gaspari, Soprano, all’organo Frank Redig. Lo Stabat Mater interpreta la preghiera del dolore e della passione di Cristo, nella speranza della luce della Resurrezione, da un punto di vista femminile. Tale sensibilità alla sofferenza ed empatia della Madre di Cristo si unisce alla continua richiesta, nel testo e nella musica (armonia strumentale e melodie delle voci femminili) nel tentativo, non facile, di  sintonizzarsi con la sofferenza della Madonna nel desiderio del comune sentire e cum-patire, volto alla previsione della Pasqua di Resurrezione. Il dolore non è sminuito, ma visto nell’ottica della vittoria sulla morte, sul male e sul peccato. Il finale viene affidato ad una fantasia cromatica di Jan Pieter Sweelinck.