Sulla decisione di papa Francesco di istituire una commissione sul Diaconato femminile riportiamo una riflessione a più voci.

di Silvio Mengotto

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Durante l’Assemblea internazionale delle Superiori generali (Uisg) papa Francesco ha affrontato molti temi – non solo il tema del diaconato femminile nella Chiesa primitiva – come un miglior inserimento delle donne nella vita della Chiesa e nei processi decisionali, o quello riguardante la predicazione nelle celebrazioni eucaristiche. «E’ vero – dice papa Francesco – che le donne sono escluse dai processi decisionali nella Chiesa: escluse no, ma è molto debole l’inserimento delle donne lì, nei processi decisionali. Dobbiamo andare avanti perché per tanti aspetti dei processi decisionali non è necessaria l’ordinazione».  

Per Enzo Bianchi, priore di Bose, il problema è proprio nei luoghi di decisione «dove le donne non ci sono mai. E’ anche vero che nei luoghi di decisione anche i laici non ci sono mai. Per cui il problema va insieme. Per questo dico si al discorso femminista, ma attenzione nella Chiesa il problema è di dare uguale dignità a tutti i battezzati. Quello che ci qualifica è il battesimo, tutto il resto non cambia la nostra identità! Sono funzioni diverse nella Chiesa, ma il battesimo è essenziale».  

«Cosa impedisce alla Chiesa di includere le donne tra i diaconi permanenti, proprio come è successo nella Chiesa primitiva? perché non costituire una commissione ufficiale che possa studiare la questione?» Alla domanda, rivolta nell’Aula Nervi da una religiosa papa Francesco ha risposto «mi sembra utile una commissione credo che farà bene alla Chiesa chiarire questo punto». Nella Chiesa primitiva vi erano donne chiamate “diacone”, che svolgevano particolari servizi nella comunità. Non sono poche le donne che svolgevano compiti paritetici agli uomini: Prisca, la madre di Rufo (Rm 16), Febe diacona della Chiesa di Cencre, Lidia e Prisca (At 16,13) e altre. Negli ambienti greci le donne avevano un ruolo significativo, come Lidia e Priscilla.

«In merito alla proposta – dice Silvia Lattuada laica consacrata in Ordo Virginum –  di papa Francesco di istituire una commissione ufficiale di studio sulla questione del diaconato femminile, proprio con le stesse parole del papa direi: “credo che farà bene alla Chiesa”. Distinguerei in questo momento l’auspicabile e – oserei dire – necessaria possibilità per le donne di un ruolo più rilevante e significativo all’interno della Chiesa dalla questione più delicata circa il diaconato. Spesso facciamo riferimento alle diaconesse di cui ci parla la tradizione della Chiesa primitiva, ma – come ricorda il papa – di fatto poco sappiamo su quale fosse davvero il loro ruolo e il loro servizio. Prima di parlarne dunque, fermiamoci al passo umile del papa che aspetta e chiede lo studio e il chiarimento che potrà venire dalla commissione di studio “soprattutto riguardo ai primi tempi della Chiesa”»

«Non vorrei – dice Marisa Sfondrini responsabile del notiziario sempre in dialogo dell’Azione Cattolica ambrosiana –  che, come si dice in Italia, il miglior modo per affossare un problema è quello di costituire una commissione ad hoc. Non mi parrebbe  nelle intenzioni di papa Francesco che, anche grazie alla sua esperienza latinoamericana, sa benissimo che oggi senza le donne le chiese particolari e le comunità cristiane in genere (magari come accade in Brasile e in Argentina o in Africa , sperse in una foresta) non esisterebbero proprio. Ho girato per missioni praticamente in tutto il mondo e conosco il problema. Del resto, anche per ammissione di autorevoli teologi e biblisti e sicuramente per le ricerche fatte dalle teologhe del Coordinamento teologhe (cfr. in particolare Serena Noceti), non ci sarebbe ad opporsi  all’ammissione anche delle donne al ministero ordinato se non la Tradizione… perché gli apostoli e i discepoli “erano tutti maschi della specie umana”. I Dodici sì, ma fra i discepoli c’erano, come detto negli stessi Vangeli, moltissime donne. Senza parlare del dialogo Gesù-Samaritana, Gesù-Marta… senza parlare dei saluti di Paolo a donne discepole capo di comunità (episcope?!). In più, sono esistite religiose (abbadesse) con poteri quasi-episcopali con diritto alle insegne sacerdotali ed episcopali (alba, rocchetto, stola, pastorale, croce pettorale, anello, guanti e mitra) ci furono in Inghilterra, in Germania, in Francia e in Italia (a Conversano ci sono ancora le insegne episcopali). In Germania le Diakonissinen sono esistite fino ai primi del Novecento con servizi di carità».

E’ bene ricordare che a partire dal IV sec. il cristianesimo istituisce, credo unica istituzione, il monachesimo dove uomini e donne sono totalmente uguali. Nel monachesimo un abate vale quanto una badessa. «Pensate quante donne – dice Enzo Bianchi – insegnano la Parola di Dio ai bambini, ai ragazzi? La dottrina chi la fa se non suore o donne? La catechesi chi la fa se non sono le donne? Continuo a chiedermi perché nel Medioevo a Ildegarda di Bingen era possibile predicare ai vescovi, addirittura il papa è andato a sentirla nelle varie cattedrali in Germania a partire dalla quella di Colonia? Perché altre donne hanno ricevuto nel Medioevo il mandato a predicare assieme ad alcuni laici, mentre oggi è impossibile che abbiano la predicazione, che i laici abbiano la predicazione? Se sono battezzati, competenti, perché il vescovo e l’autorità della Chiesa non può dare questo mandato? Una delle cose più belle la trovate nella cattedrale di Marsiglia. Sull’ambone è scolpito un bassorilievo straordinario dove è raffigurata Maria di Màgdala che predica. Questo nella cattedrale di Marsiglia!»