Il 30 aprile è stato presentato ufficialmente il Circolo Acli dei lavoratori di origine straniera, presso la parrocchia di Santo Stefano a Milano e intitolato a don Raffaello Ciccone, a lungo responsabile della Pastorale diocesana del lavoro, incaricato arcivescovile per le Acli.

don Alberto Vitali

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Quello che stiamo celebrando questa sera non è semplicemente la realizzazione di un sogno. Lo è, ma dire questo non sarebbe sufficiente a spiegarlo.

E’ invece il compimento – e allo stesso tempo il punto di partenza – di un progetto misterioso della provvidenza di Dio, i cui fili abbiamo visto svelarsi e intrecciarsi poco a poco.

Personalmente, ho iniziato a rendermene conto il giorno in cui Don Raffaello ha celebrato la sua Pasqua. Allora, come alcuni di voi già sanno, ho ripensato al nostro ultimo incontro – di poche settimane prima (era un sabato mattina), quando ci siamo incrociati sul sagrato di questa Chiesa… e alla mia domanda: «Don Raffaello, come mai da queste parti?», mi ha risposto con la dolcezza di un innamorato: «Sono venuto a vedere ancora la mia Chiesa». Non disse «per l’ultima volta», ma il tono era quello, tanto che lì per lì rimasi stupito.

Poi abbiamo passato una buona ora, passeggiando sotto queste volte, mentre mi raccontava molte cose di questa «sua» Chiesa appunto. Infine, ci siamo lasciati augurandoci buona Pasqua, perché mancavano poche settimane.

Quando ha celebrato davvero la sua Pasqua, ho pensato come, a nostra insaputa – ma non di Dio – quel giorno mi avesse passato il testimone: di questa Parrocchia; mai e poi mai avrei potuto pensare che mi aveva passato anche quello delle Acli e che – esattamente un anno dopo – oggi, saremmo stati qui a inaugurare un Circolo Acli a lui dedicato, nella sua Chiesa.

Io certamente no, ma Dio evidentemente sì, e poiché nel mistero di Dio tutto è possibile – ripetendo un esercizio spirituale compiuto certe volte dal Card. Martini con alcuni personaggi biblici e con San Carlo – ho chiesto a Don Raffaello di aiutarmi a preparare questa omilia, rispondendo ad alcune domande. Con una differenza: il Card. Martini doveva estrapolare dal contesto le risposte di Mosé, Pietro o San Carlo. Quelle che invece ascolteremo noi, sono parole originali di Don Raffaello, lasciateci nei suoi scritti.

 

E quindi, carissimo Don Raffaello, oggi siamo dunque qui ad inaugurare un Circolo Acli nell’ambito di una Parrocchia molto particolare, qual è la Parrocchia dei Migranti. Aiutaci perciò a capire, anzitutto, quale sia la vocazione di un Circolo Acli e quale rapporto debba avere con una Parrocchia.

 

Il compito principale di un Circolo Acli è quello di sviluppare il profilo del “Credente Adulto”, che vale per chi è impegnato nella realtà quotidiana, per la Pastorale del Lavoro e, a maggior ragione, per gli Aclisti. I Circoli infatti hanno la vocazione di essere inseriti nel tessuto di un territorio per interpretare, vivere e operare da cristiani le esigenze sociali, che si traducono in bisogni da affrontare, mentalità da ripensare e approfondire, motivare e cambiare, in scelte di vita. Per fortuna esiste quasi dappertutto un rapporto diretto tra le parrocchie e i Circoli: e questo rapporto può diventare una grande risorsa poiché può alimentare una Comunità cristiana.

I Circoli, essendo attenti al cambiamento, possono aiutare i giovani a cercare lavoro e senso del lavoro, vivendolo con responsabilità e dignità; possono sostenere la Caritas per affrontare insieme i problemi dei poveri, e si aprono alla Parola del Signore incarnandola nella vita.

La parrocchia a sua volta si incarica di aiutare i Circoli a maturare la fede e i valori cristiani innestandoli nella operosità e nella problematica di una presenza politica sul territorio.

Perché i Circoli ritrovino energie nuove, è importante che riprendano sul serio la Parola del Signore, aiutati in questo anche da laici che si assumono questo servizio (diaconia) di fede.  Un Circolo deve diventare in questo mondo, morto dì slogan e di luoghi comuni, un luogo di dibattiti, riflessioni, discussioni, cultura. E’ la grande vocazione che un Circolo deve sentire come propria e offrirla come contributo alle comunità cristiane per incarnare la Parola nella vita.

 

Dici quindi che «i Circoli sono e devono essere attenti al cambiamento» e come certamente saprai – perché lassù non vi sfugge nulla – abbiamo appena celebrato un Congresso dal titolo: «Niente Paura. Con le Acli attraversiamo il cambiamento». Sì però si fa in fretta a dirlo: in realtà, i cambiamenti spesso ci creano ansia, perché fatichiamo a comprendere verso dove stiamo andando e, a volte, abbiamo addirittura la sensazione di non avere il tempo sufficiente per riflettere e capire cosa ci stia succedendo.

 

In effetti, è davvero difficile giudicare il nostro tempo, cogliere quelli che sono chiamati “i segni dei tempi”. La nostra è infatti una società chiamata a confrontarsi con continue innovazioni, in particolare dal punto di vista delle nuove tecnologie e delle conseguenze che ne derivano. Il nuovo ci giunge improvviso. Ci obbliga a rivedere abitudini, sicurezze scontate, stili di vita.

La ricerca di ciò che è giusto, difficile per altro, ci viene proposta attraverso la Dottrina Sociale che la Comunità Cristiana si è data, riproponendola al mondo come derivante dal Vangelo e avente come punto cardine la dignità della persona umana e quindi alcune affermazioni di questa dottrina, per quanto riguarda il lavoro come “risorsa umana’, la famiglia che va valorizzata e sostenuta, “schiacciata da esigenze di lavoro tali da mettere a rischio le sue responsabilità educative”, la “sicurezza sul lavoro”, l’affitto sostenibile della casa, la sicurezza, il riposo.” Le Acli possono diventare ciò che il Cardinale Martini spesso ripeteva: «Il mondo del lavoro ha bisogno di superare le tentazioni delle conquiste solitarie, legate ai poteri e alle lobbie, ha bisogno di confrontarsi, di ricercare strumenti di coordinamento per risolvere i drammi delle solitudini, della disoccupazione, della insicurezza. E stato sempre vanto del mondo del lavoro operare per la solidarietà, a partire da una riflessione fatta insieme».

 

Abbiamo quindi bisogno di alcuni punti fermi, di criteri di discernimento. Come diceva una canzonetta in voga alcuni anni fa: «dacci tre parole» che possano servirci da appiglio e da metodo di lavoro.

 

Ogni cristiano è sale, luce e lievito della società in cui vive, si rinnova interiormente nel proprio cuore e quindi diventa capace di aprire al mondo i tesori che il Signore gli ha affidato per tutti. Le linee fondamentali sono da sintetizzare in questi tre verbi: credere, celebrare, agire; che corrispondono alle linee che in questi anni si sono continuamente richiamate: la Parola di Dio, la Liturgia, la Testimonianza. All’interno del vivere quotidiano delle nostre comunità, nei loro ritmi e dinamismi, bisogna fare particolarmente spazio ad una più profonda consapevolezza del battesimo, impegnando la nostra vita e il nostro tempo nell’essere consapevoli e testimoni della verità di Gesù.

É chiaro constatare quanto le ACLI abbiano un grande ruolo di presenza e di coinvolgimento e di questo ne siano consapevoli. Esse sono presenti nei luoghi delle scelte con lucidità: realtà di base, tentativi di ricerca economica, sostegno del mondo del lavoro, cammino formativo a livello sociale e politico. Aggiungeranno, insieme a tutti noi, quello studio della Dottrina sociale della Chiesa che permette di rivedere mentalità e simpatie e sostiene alcuni cammini difficili nei percorsi di vita. Ovviamente per le ACLI la presenza viva e collaborante con la parrocchia, portando stimolo, competenze ed esperienze, aiuterà a scoprire le grandi risorse che esistono in ciascuno.

 

Mi sembra di capire che l’essere cristiani e cittadini trovi una sintesi sublime in quel centro di unità permanente che per noi credenti è il battesimo. Ma questo come può aiutarci a trasformare una realtà che appare sempre più disarticolata e disumanizzata? Sai bene, infatti, che siamo i contemporanei dei muri, del filo spinato e dei naufragi quotidiani!

 

Riportandoci ai valori fondamentali del lavoro, alla sua consistenza e dignità, al carattere di coesione e di servizio nella società, ad una responsabilità e solidarietà per una nazione ed un popolo che cresce, ad una apertura dì orizzonti entro cui si allargano diversi popoli e diverse culture: il lavoro da ospitalità e riconosce il bisogno di una apporto fedele e intelligente di ciascuno, a qualunque etnia o colore della pelle appartenga e fa scoprire questa fondamentale uguaglianza di speranze e di progetti vitali. Il lavoro innalza l’umanità alla volontà di Dio che voleva e vuole dignità e responsabilità di riconoscimento per tutti, riportandoci al lavoro di Gesù, divino lavoratore, che operò con lo stesso sudore e la stessa fatica di ogni persona.

 

E allora non ci resta che iniziare.
Un ultima cosa, e scusa la spudoratezza: per quanto sappiamo che accompagnerai sempre il cammino delle Acli, ricordati che di questo Circolo, che porta il tuo nome, hai una particolare responsabilità!