Il racconto di Francesco Dellagiacoma che ha partecipato alla 5 giorni “Tra lago e monti”

Francesco Dellagiacoma

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Un’altra bella esperienza, 5 giorni sul ramo di Lecco (quello manzoniano) del lago di Como, organizzato dalla Pastorale Sociale (don Walter Magnoni) con il supporto dell’Azione Cattolica di Lecco (Silvia Negri): dormito negli ostelli, camminato, ma anche spostamenti in treno e in battello (i laghi bisogna vederli dal battello). Visto un paesaggio di monti (le mitiche Grigne) e di laghi (oltre al Lario quelli piccoli di Garlate, Olginate, Oggiono, Annone, Pusiano), storia geologica e umana: la seta, la metallurgia, le lavorazioni, il turismo e l’agriturismo. Una provincia che cerca una nuova identità dopo la crisi industriale, da cui è rimasta una solida base produttiva e che cerca un nuovo equilibrio economico, valorizzando anche turismo (meno sviluppato rispetto alle vicine province di Sondrio e di Como) e agricoltura.

Abbiamo visitato un bel museo sulla seta (dal baco alla seta, filatoio e filanda), percorso un tratto del sentiero del viandante, su aree agricole abbandonate invase dal bosco o trasformate in residenze per qualche fine settimana di vacanza; con scorci bellissimi sul lago. E insieme un certo ritorno dell’agricoltura: con l’olivo, la vite, i formaggi, gli agriturismi.

Siamo passati in vari luoghi manzoniani: Pescarenico, il supposto castello dell’Innominato, il Resegone spesso sullo sfondo, i laghi onnipresenti a impreziosire il paesaggio.

Il parco del Monte Barro, uno dei primi parchi lombardi, nato da un accordo fra 7 comuni per preservare un’area molto interessante per gli aspetti floristici, con vari endemismi dell’area insubrica, ma anche una presenza storica dell’epoca dei Goti dopo la caduta dell’impero romano. La difesa dei prati ricchi di specie (e di orchidee) e il roccolo per la cattura degli uccelli, resti di un’agricoltura povera che si è ritirata (siamo ai margini della ricca e laboriosa Brianza). E il Centro Flora Autoctona, che conserva il germoplasma delle specie e varietà lombarde a rischio di estinzione. Scorci paesaggistici molto belli (sui laghi e la pianura) e una struttura che è stata grand Hotel (citato da FS Fitzgerald nel grande Gatsby), poi sanatorio (ed ecomostro), ridimensionato dal Parco e dato in gestione a Legambiente, che ne ha fatto un eco-ostello, proponendo riciclo e risparmio di materiali.

Una passeggiata sui sentieri digitali (progetto finanziato da Azione cattolica: segnali con QR che richiamano descrizioni e approfondimenti audio), naturalmente con scorci bellissimi sui laghi. Per finire una cascina acquistata dalla fondazione don Guanella e l’incontro con don Agostino, grande e instancabile promotore dell’integrazione dei ragazzi in affidamento all’istituto. Con la speciale collaborazione di vari ciclisti (è un grande appassionato…) sta creando un’azienda biologica di alto livello, impiegando i ragazzi formandoli al lavoro agricolo di qualità (olio, vino, formaggi, salumi, orto, coltivazioni e allevamento).

Bella la modalità: riflessioni sulla Laudato si’, camminate e contemplazione, ricerca di sostenibilità: abbiamo dormito in ostello sia sul lago che sul Monte Barro, cercato di ridurre l’impatto con uso dei mezzi pubblici e dei piedi, mangiato in agriturismi, cercato di ridurre la plastica, preghiere partecipate, discussioni, scambio e relazioni positive.

Eravamo un bel gruppo: la solita presenza della nostra generazione (in termini un po’ estesi, 10 persone diciamo da 35 ai 63 anni -credo di essere il più vecchio), c’era un gruppo di fuori quota (13-23) di Rozzano (Rozz Angeles per loro), nota interessante e inusuale. Sono stati trascinati da don Walter, che è presente in una parrocchia di Rozz Angeles e ha costruito un gruppo di giovani, che da montanaro e corridore appassionato porta in montagna. Ovviamente hanno fatto un po’ gruppo (devono pur difendersi dalla pervasività di una generazione –la nostra- che non molla e che si è appropriata di molte risorse, anche future: gli amortali, secondo un bel libro di  Catherine Mayer), con la loro musica (rap), la loro canzonatura e una certa (necessaria) chiusura autodifensiva. Un mix positivo e interessante, (raro) plus per esperienze di questo tipo.

E’ stato bello: tanto che abbiamo buttato lì una ripetizione 2019 in Trentino. Spero che si realizzi.