Esercizio per passare dalle parole ai fatti, e sveltire il passo della Chiesa

di Giovanni Guzzi

natura

Pionieri. Tali ci sentivamo ad inizio 2016, quando su queste pagine elettroniche abbiamo cominciato a sollecitare anche gli ambienti parrocchiali sulla necessità di evitare la plastica usa e getta nelle attività conviviali: immancabili in ogni contesto ecclesiale, e non solo. Ritornando poi successivamente più volte sul tema.

Nel tempo trascorso l’argomento è diventato, per fortuna, di interesse generale e non più soltanto circoscritto all’attenzione esclusiva degli ambientalisti. Di recente l’Unione Europea ha legiferato in materia, l’Italia ha recepito alcune direttive (per certi aspetti in modo discutibile, ma almeno qualche passo lo si sta muovendo), numerose Amministrazioni Comunali si stanno attivando e sono frequenti sui media servizi che mostrano gli effetti deleteri della plastica abbandonata nell’ambiente.

Ormai non occorre nemmeno più far riferimento alla mostruosa isola di plastica formatasi nell’Oceano Pacifico: senza bisogno di uscire dal Mediterraneo ne abbiamo una tutta nostra anche nel Mare Tirreno.

In questo contesto però, purtroppo, la nostra esperienza (confermata anche da recenti convegni ad alto livello tenutisi in Vaticano) è che, anche per questioni così elementari, nella Chiesa si proceda troppo a rilento nel passare dalle parole – pur autorevoli, come quelle della Laudato si’ – ai fatti.

Troppi, i sacchi pieni di bicchierini a perdere (usati per gli auguri con spumante e panettone o colomba) fuori dalle chiese la mattina di Natale, di Pasqua ed in innumerevoli altre occasioni.
Incongruenti, le parole del don Emilio, che invita a partecipare al Falò di Sant’Antonio ed alla benedizione degli animali “perché dobbiamo custodire il creato…”, offrendo però il vin brulè in bicchieri da buttare.
Altrettanto incoerenti la cena di raccolta fondi dell’associazione nazionale di volontariato per l’Africa, o la “Chiesa sorella” per il rinfresco dopo l’incontro ecumenico. E sì che gli Ortodossi sono considerati dei precursori per sensibilità ambientale. Forse l’essere immersi nella società italiana li ha un po’ sviati.

Qualcuno giudicherà eccessiva tanta insistenza su questo “dettaglio” (che è tale solo in apparenza: perché tante gocce fanno traboccare il vaso) però, finché non siamo toccati in prima persona (anche se solo per un minimo sforzo in più) non si cambia. Eppure non sarebbe difficile farlo. Perciò continuiamo a scriverne.

Ecco perché, in vista delle imminenti attività primaverili ed estive con i ragazzi, torniamo a rinnovare l’invito almeno a proporre di adottare volontariamente ed autonomamente soluzioni alternative (gavetta scout, stoviglie da campeggio e tante altre che la fantasia di ogni lettore saprà certamente suggerire a ciascuno…).

Magari incentivate da uno sconto sulle quote di adesione proporzionato al mancato costo delle stoviglie usa e getta o di un gioco a punti con premio finale… Genitori motivati e sensibili che aderiranno siamo certi ci saranno. E se anche dovessero essere pochi si comincerà a lanciare un messaggio.

Perché non provare? Ogni grande impresa comincia con un piccolo, semplice passo in avanti.

Pubblicato su www.rudyz.net/campaniliverdi