Alcuni caldeggiano l’acquisto dell’acqua in bottiglia, mentre altri, movimenti d’opinione e alcune amministrazioni comunali, raccomandano quella di casa. A chi credere?

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Da una parte l’ex calciatore, spalleggiato dall’avifauna parlante, caldeggia l’acquisto dell’acqua in bottiglia. Dall’altra, movimenti d’opinione ed alcune amministrazioni comunali, raccomandano di attingerla alle “case dell’acqua”. A chi credere? Ci domanda il caro amico don Armando. E come comportarsi?

Una risposta sempre valida non esiste, e conviene diffidare di chi afferma di conoscerla.
Quel che occorre – e si può – fare è informarsi e ragionare, senza farsi condizionare né dalla pubblicità né dall’ideologia.

Un criterio di valutazione facilmente comprensibile anche senza essere esperti è quello di ricercare, sull’etichetta delle minerali o nelle analisi dei gestori degli acquedotti, l’indicazione del contenuto in nitrati.
Si tratta di inquinanti di varia origine (principalmente da concimazioni agricole e fognature perdenti, ma anche dai gas di scarico delle auto) che possono evolvere in sostanze cancerogene.

Per questo motivo il loro limite di potabilità nelle acque destinate al consumo umano è di 50 mg/l (milligrammi/litro). Al di sopra di esso i trattamenti di potabilizzazione si effettuano con filtri ad osmosi inversa molto costosi.
Un’altra indicazione di qualità è data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che indica in 10 mg/l il valore guida da perseguire come obiettivo di qualità da raggiungere per le acque inquinate da questa sostanza. Questo stesso valore è il limite da non superare per l’acqua destinata ai neonati.
In natura, infine, il valore di nitrati è inferiore a 1 mg/l.

Il semplice confronto con queste 3 concentrazioni delle acque che abbiamo a disposizione ci permette di fare le nostre scelte. Non dimenticando che la natura di questo scritto ci obbliga a semplificare questioni complesse, non si va troppo lontani dal vero affermando che la presenza di nitrati può a buon diritto essere considerata un indicatore di qualità dell’acqua che, pur restando sempre potabile, può essere mediocre, buona, ottima. Anche in considerazione del fatto che, quando è contaminata da nitrati, l’acqua facilmente contiene anche altri inquinanti.

Si capisce dunque che affermazioni generiche del tipo “l’acqua del Sindaco è più buona dell’acqua in bottiglia” non hanno senso, esattamente come quelle che affermano il contrario.
Tralasciando in questa sede corrette considerazioni ambientali collaterali – come quella di limitare la diffusione di bottiglie in plastica o di non voler depauperare le sorgenti di montagna – tutto dipende sempre da dove ci si trova e quali acque si stanno esaminando.
Qualche indicazione ai lettori per poterlo fare autonomamente ci pare di averla data.

Giovanni Guzzi, febbraio 2019
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Per approfondimenti: www.rudyz.net/campaniliverdi