Il risultato delle urne non sorprende ma invita a riflettere

Walter Magnoni

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Se guardo a questo momento storico vi scorgo un maggior desiderio di partecipazione. Talora l’origine può essere rintracciata nel malcontento per il modo in cui si è governato.

Devo riconoscere che non sono rimasto particolarmente sorpreso del risultato delle urne. Che il M5S fosse il primo partito era chiaro a tutti e ho avuto la conferma passando da Salerno per un convegno della CEI proprio nei giorni imminenti al voto: tante persone del sud erano fermamente convinte che solo i 5 stelle meritassero fiducia.

Che il centro destra sarebbe andato bene era altrettanto evidente, soprattutto ascoltando le persone del nord. Forse ci si aspettava un testa testa tra Lega e FI. Infine, i segnali di una regressione del PD e della sinistra erano altrettanto facili da cogliere.

Però le urne ci consegnano un’Italia fortemente divisa tra un nord a trazione leghista e un sud pentastellato. Tra le ragioni qualcuno sostiene che vi sono le paure della gente del nord stanca di una certa immigrazione e la fatica economica del sud in attesa del reddito di cittadinanza.

Il dopo elezioni presenta un rebus difficile da districare perché si scontrano la visione leghista che tenderebbe all’autonomia regionale con quella dei 5 stelle che invece ha un sapore più statalista.

Avendo costruito tutti una campagna elettorale su degli slogan e su una reciproca denigrazione delle posizioni degli avversari, adesso non sarà semplice trovare le giuste alleanze e soprattutto immaginare azioni concretamente sostenibili.

La legge elettorale – come tutti già prevedevano – non facilità la governabilità. In tal senso ritengo che la riforma elettorale debba prevedere un premio di maggioranza. Bisogna avere il coraggio di lasciare che governi chi prende più voti e vedere all’atto pratico la capacità di tradurre le parole in fatti.

Restano due fattori decisivi sui cui lavorare sin da subito: la partecipazione attiva e la formazione socio politica.

In primis va mantenuto vivo il gusto della partecipazione attiva dei cittadini ai processi di costruzione della polis. Servono luoghi dove le persone possano informarsi su quello che accade e poter esprimere il proprio contributo. Lazzati parlava di “pensare politicamente” e questo è precisamente ciò che urge. Per farlo vanno sdoganati i luoghi comuni, le fake news e la direzione virtuosa da intraprendere è l’aiuto reale a leggere le questioni. Per questo sarà fondamentale il ruolo di esperti in materia, persone umili e  con capacità espressiva per rendere intellegibili a tutti i nodi da sciogliere al fine di superare i tanti problemi che presenta l’agenda politica. Lavoro, economia, ambiente, giustizia, scuola sono solo alcune delle priorità.

Quale tipo di welfare attuare? Come ripensare il sistema socio sanitario? Come sostenere le fasce deboli senza scadere in logiche assistenzialistiche? Quale futuro per la scuola e l’educazione? Come affrontare le grandi questioni etiche del nascere e del morire? Quali azioni per un’Italia più ecologica e attenta a rendere più bello l’ambiente? Come migliorare le infrastrutture? Quale sinergia con l’Unione Europea? Come far fronte al cambiamento demografico con un Paese che invecchia e genera pochi bimbi?

Il panorama è complesso, ben più articolato di chi pensa che i problemi si risolvano col reddito di cittadinanza oppure rispedendo a “casa loro” centinaia di migliaia di persone.

Il secondo fattore su cui lavorare è una seria formazione socio politica che lavori sui giovani per dare loro strumenti reali per leggere il tempo presente. Perché questo sia efficace è buona cosa mostrare il nesso tra fede e vita e partire da una solida formazione spirituale. Infatti solo una coscienza formata sarà in grado di non lasciarsi abbagliare dalle tante tentazioni che la politica presenta. Capire cos’è il bene comune è tutt’altro che semplice. Però la mia fiducia nasce dal vedere che giovani così già esistono e sono certo che oltre a quelli che stanno lavorando su queste tracce, ve ne sono molti altri. Il pensare insieme, sostenendo i conflitti e imparando a rispettare la pluralità delle visioni è un altro valore aggiunto che passa dalla difficile arte dell’ascolto.

Ma solo chi sa ascoltare può portare una visione della società non astratta e populista.