Nella letteratura il tema del viaggio, del viaggiatore, dei viaggianti, è vastissimo

Silvio Mengotto

Ricordo la figura di Ulisse, I viaggi di Gulliver di J. Swift, Viaggio in Italia di Gothe, L’odore dell’India di P. P. Pasolini, Pinocchio di Collodi, storia di un pezzo di legno che “viaggia” nella vita per diventare un ragazzo.  Un viaggio non si esaurisce nel conoscere un bellissimo paesaggio, ma anche nel scoprire il respiro dei sentimenti nella vita. Viaggio dunque sono (Ediz. Leucotea) è il romanzo d’esordio di Gianluca Pomo. L’autore lo definisce un diario romanzato, in realtà si tratta di un autentico viaggio, durato due anni tra alti e bassi, dove la geografia attraversa, e include, anche il viaggio dei sentimenti che bussano alla porta del cuore.

Ci sono descrizioni di paesaggi che stimolano la fantasia tra i canali di Amsterdam in Olanda, nei sinuosi canyon californiani, nella città di San Francisco, a Bangkok, le meraviglie del Tempio delle Tigri in Thailandia, il respiro della luce nell’alba di un deserto e la scoperta del popolo iraniano a Tehran. Ludovico (cioè l’autore) è pieno di interessi ma il suo cuore cerca “una donna che gli scombussoli la vita, che lo travolga totalmente, che gli consumi il cuore, che riaccenda la luce della sua esistenza. Ma nei due anni di cui racconta, Ludovico non ha nulla di tutto ciò. E allora viaggia”. A volte si viaggia per cercare i sentimenti perduti, smarriti, o per colorare e illuminare la tenda dell’oscurità insidiata nella nostra anima. Il viaggio, come l’amore, assume tratti irrazionali e imprevedibili, non calcolabili.

Nel libro la seduzione della luce su Ludovico è fortissima, in nettissimo contrasto con il buio. Due anni di viaggi dove l’oscurità, e le ombre della sua ricerca, sono costantemente e ripetutamente rischiarate dalle luci della natura e, in particolar modo, dagli amici e amiche di cui Ludovico si circonda e, in più occasioni, sono gli indispensabili accompagnatori nel viaggio. La scoperta delle lucciole sul fiume in Thailandia, dove le tenebre della sera vengono illuminate dalla  loro luce, è l’icona del buio interiore illuminato dalla speranza. «Dal cielo le stelle sembra abbiano deciso di riposarsi più vicino al suolo replicando una sorta di via lattea ad altezza occhi per noi umani. Terra e cielo si omogeneizzano in un’unica piattaforma monodimensionale. Sono lucciole che abitano questa regione in maniera copiosa e che al termine di una pigra giornata si esaltano proprio quando il mondo comincia a chiudere gli occhi».

L’esperienza permette all’autore di scoprire, senza demonizzare la realtà, che il viaggio è altra cosa dalla vacanza esperienza popolarissima. Certamente il viaggio porta con sé un bagaglio insopprimibile organizzativo ma, a differenza della vacanza organizzata nel minimo dettaglio e per questo statica nel sua essenza, ha una dinamicità che si nutre di curiosità, di conoscenza delle culture popolari non solo geografiche, di fortissimi contrasti, l’inatteso e l’imprevisto, lo straordinario che solca quotidianamente l’ordinario, la sfacciata opulenza e la miseria degradante. Proprio in queste strade che lastricano il viaggio a San Francisco Ludovico inaspettatamente incontra i clochard che giocano a dama con i passanti, anche lui non si risparmia per giocare una partita incredibile. Nel deserto californiano sperimenta l’imprevista disavventura di essere in balia, per un’ora, nelle sabbie mobile salvato con abilità e determinazione dai suoi amici di viaggio. A Maehlengo, città thailandese, il passaggio quotidiano nello straordinario, quanto ordinario, mercato sui binari del treno, oppure il mercato galleggiante sul fiume di Bangkok.

Sarà nel viaggio in Iran che, nella totale irrazionalità dell’incontro, Ludovico viene disarcionato, come San Paolo sulla strada di Damasco, da Camilla la tudor che spiazzerà le sue recondite, e pessimistiche, certezze. Camilla accenderà la luce che illuminerà di senso e di futuro l’esistenza di Ludovico e non solo. Lascio in sospeso un finale sorprendente per il lettore. Forse il viaggio più lungo è, quale paradosso, quello geograficamente più corto, parte dalla testa per arrivare al cuore, proprio come descritto nel libro Viaggio dunque sono.

* Gianluca Pomo, Viaggio dunque sono, Edit. Leucotea, Sanremo, 2017, Euro 14.90