Si può scrivere un libro sulla corsa e parlare della vita. Si può raccontare di gare e allenamenti scandagliando l’animo umano. Questo è ciò che riesce a fare Gastone Breccia nel suo ultimo libro

Walter Magnoni

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L’autore, ricercatore di civiltà bizantina presso l’Università degli studi di Pavia ed esperto in strategie militari, lascia per un attimo i suoi ambiti tradizionali di studio per scrivere con stile leggero e profondo della sua più grande passione.

Il risultato è un testo pieno d’entusiasmo che elogia la corsa, in particolare la maratona, attività nella quale Breccia si diletta da trentacinque anni con apprezzabili risultati. Quando la penna si muove su ciò che si ama la scrittura diviene colorata e piena d’immagini.

Nella prima parte si ricorda la lunga e mitica storia dentro la quale la corsa s’inserisce. Così l’avvio trova la sua datazione nell’ottavo secolo a.C. con la data 776 a.C. anno delle Olimpiadi. Ma in poche pagine si arriva alla fine dell’800 d.C. con la prima vera maratona (10 aprile 1896).

C’è un nome che ritorna spesso nel libro: Emil Zátopek. Di lui così si esprime l’autore: “è un monumento della capacità di soffrire e trasformare la sofferenza in qualcosa di sublime, senza perdere senso del limite e ironia”. Non è il solo di cui si narra, infatti in più parti vi sono minuziose descrizioni di grandi imprese.

Gastone Breccia parla spesso anche di sé, dei suoi successi e dei suoi fallimenti. D’altro canto “ogni atleta ha la propria storia di vittorie e fallimenti. È inevitabile: si impara da entrambe le esperienze”.

Questo libro è un elogio della sofferenza. La fatica non solo è parola che compare anche nel titolo, ma è uno dei fili rossi della narrazione. La tesi è chiara: “l’allenamento è sofferenza. Non date retta a chi dice il contrario. Non tutti i giorni la stessa sofferenza, questo è ovvio, ma per abituare il corpo a superare i suoi limiti, per renderlo capace di affrontare uno sforzo intenso, costante e prolungato, la sofferenza è la sola via”. La sofferenza aiuta ad essere migliori, “persino per cercare di essere felici”.

Vi è poi un richiamo all’umiltà, viene fatto ricorrendo all’atteggiamento della “hybris” parola utilizzata dai Greci antichi e che potremmo tradurre con “tracotanza”. Questa fa perdere il giusto senso del limite col quale tutti dobbiamo fare i conti. Imparare ad ascoltarsi e capire cosa si può e cosa non si può fare è una regola fondamentale per evitare fallimenti. “Insegna ad essere umili, ma anche a desiderare e sognare”.

Nel libro a un certo punto ho ritrovato il mio motto “age quod agis”: fai quello che stai facendo. Anche per la corsa, come per la vita è fondamentale rimanere presenti a se stessi. Il rapporto tra maratona e vita torna spesso, però “la maratona non è metafora della vita: piuttosto un suo compendio, compresa la sua inevitabile conclusione. Si attraversano in poche ore fasi che assomigliano alle diverse età: l’entusiasmo della partenza, le illusioni dei primi chilometri, la maturità, lo sconforto della crisi, la saggezza che ci rende capaci di amministrare le forze, reagire, finire”.

In realtà la vita è più complicata “offre scorciatoie e vie d’uscita impreviste, può rivelarsi sorprendente e ingiusta, punire o premiare senza misura gli errori e i meriti di ciascuno, mentre la corsa è lineare e ineluttabile nelle sue premesse come nei suoi risultati. […] La corsa è una metafora della giustizia, che nella vita è assai più approssimativa: costringe a riconoscere e accettare i propri limiti, a viverli con umiltà, ad ampliarli con tenacia”.

Sullo sfondo del testo ci sono gli altri, i compagni di corsa: “perché bisogna essere capaci di correre da soli, ma la compagnia è importante”. Così tra le righe emerge l’amore per la moglie Daniela e per la famiglia e la bellezza di certi legami di amicizia che durano nel tempo e che la corsa ha rinforzato.

Un libro che chi ama la corsa apprezzerà molto, ma che tutti possono leggere con profitto anche per capire cosa c’è nel cuore e nella mente di persone che in ogni stagione dell’anno e con qualsiasi clima si mettono le scarpe ed escono a correre in ogni luogo.