Riflessioni a partire dallo stupro di gruppo subito dalla turista inglese nel nostro Paese. Alcune considerazioni etiche perché non ci si abitui a certi fatti

di Walter Magnoni

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Cosa può accadere nel cuore di una dozzina di uomini per indurli a premeditare e attuare uno stupro di gruppo?

I fatti della turista inglese in vacanza a Sorrento con la figlia e della brutale violenza subita non possono cadere senza qualche considerazione.

Anzitutto la vicenda: una donna viene in Italia con la figlia per una vacanza. Dorme in una lussuosa struttura e desidera vivere dei giorni sereni e di riposo. Ma i dipendenti dell’hotel, forse attratti dalla bellezza della donna, pensano che non c’è nulla di male nel trovare un escamotage per “averla”, così come un bimbo può desiderare un giocattolo. Forse nella mente perversa degli ideatori l’idea era quella di prendersi sia madre che figlia e solo lo star male di quest’ultima l’ha preservata dallo stupro.

Colpisce la premeditazione, il fatto che le persone si siano confrontate per architettare nei particolari il piano malefico. La complicità nel male, frutto di quella che Giovanni Paolo II chiamava “struttura di peccato”, ha trovato terreno fertile nell’incapacità di cogliere il male che si stava per compiere. Ancora una volta, nel suo apparire – quando ancora i fatti non sono compiuti – il male appare come qualcosa di “innocuo”, qualcuno direbbe “banale”. Se manca una reale formazione della coscienza allora tutto resta nella superficialità dell’incapacità di cogliere la gravità di certi atti.

Dopo lo stupro questi uomini hanno pure avuto il coraggio di lasciar traccia della bestialità commessa creando addirittura una chat dal nome eloquente “Cattive abitudini”, dove mettere in comune foto e video di quella notte. Solo chi non ha coscienza del male può continuare a guardare certe immagini senza scorgere il dolore di una donna umiliata e offesa nell’intimo. Una chat che alla fine è diventata la prova inconfutabile della loro responsabilità. Ma chi può dire che il guardare certe immagini poteva alimentare in queste persone altri desideri perversi?

Ora lo sguardo lo pongo sulla donna abusata e sulla figlia. La memoria di fatti gravi, i lividi a ricordare la violenza, l’imbarazzo di raccontare fatti raccapriccianti. Cosa avrà pensato questa donna che, come le studentesse americane abusate dagli uomini dell’arma a Firenze, aveva accettato la proposta del suo tour operator di sottoscrivere una polizza assicurativa per risarcire gli stupri?

Quando andiamo in certi Paesi del mondo sappiamo che conviene sottoporsi a vaccini per evitare certe malattie, quando le donne vengono in Italia fanno assicurazioni anti stupro. Cosa ci dice questo? Come leggere questi fatti?

Il dar rilievo a quanto accaduto è il tentativo di mettere in luce la gravità dei fatti per evitare che certe cose possano ripetersi. Non possiamo far finta di nulla, lasciando che queste cronache ci passino davanti agli occhi senza obbligarci a fermarci e interrogarci sulla grammatica degli affetti che laddove è assente può fare disastri.

Mancanza di etica professionale, assenza del senso del limite, strutture di peccato, banalizzazione del corpo umano: questi sono alcuni dei tanti temi che in questa vicenda s’intrecciano e da cui partire per rilanciare con forza la formazione della coscienza.

La virilità di un uomo è ben altra cosa della codardia di chi rende incapace d’intendere una donna per approfittarsi di lei.